Correva l’anno 2011, Michael Ruben Rinaldi vinceva la Coppa Italia 2T in sella all’Aprilia del Team Italia Gabrielli e Andrea Locatelli trionfava nel Trofeo Moriwaki 250. Nove stagioni dopo, quei due ragazzini nati e cresciuti sulle piste italiane ci stanno facendo sognare. Ai loro nomi, insieme a quello di Federico Caricasulo, sono affidate le nostre speranze di tornare a vedere una bandiera tricolore sul tetto del… mondiale Superbike.  

Perché l’ultimo nostro titolo, conquistato da Max Biaggi proprio un anno dopo le prime vittorie giovanili di Rinaldi e Gabrielli, sembra ormai troppo lontano. E, inutile negarlo, dopo anni di assenza dalle zone alte della classifica abbiamo bisogno di appassionarci nuovamente ai volti di casa nostra. La strada sembra quella giusta: Locatelli è uomo dei record in Supersport e il prossimo anno salirà nella top class, con tutti gli occhi puntati addosso, per provare a dominare anche lì. Rinaldi tra i grandi c’è già. E vederlo battagliare senza timori reverenziali (anzi, con la giusta dose di aggressività, determinazione e consapevolezza) contro un cinque volte campione del Mondo (Rea) e un ex MotoGP (Redding), ha fatto un certo effetto.

L’aspetto più bello di queste “fioriture azzurre” è la voglia di non accontentarsi che traspare dalle loro dichiarazioni. Oltre che dalle loro gesta in pista. È un segnale positivo: significa che anche la mentalità, aspetto in cui spesso abbiamo peccato noi italiani in passato nelle derivate di serie, è quella giusta. 

SBK Teruel, Rea: “Rinaldi merita una moto ufficiale”

Sempre a proposito di Italia, abbiamo archiviato uno spettacolare weekend di gare del CIV a Imola. Ve lo abbiamo raccontato anche “live” sul sito motosprint.it: Lorenzo Savadori e l’Aprilia hanno dominato la doppia sfida nella Superbike nazionale.

Questo si traduce in un possibile preludio al ritorno, nel Mondiale 2021, di altri due probabili protagonisti azzurri. Sava e la RSV4, appunto. Il sogno è arricchire ancora di più, e con grandi prospettive, la nostra presenza nella SBK.

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