Meno gettonato del compagno di Marca, il più esperto Maverick Viñales, e del compagno di team, il lanciassimo Fabio Quartararo. Franco Morbidelli sembrava dover recitare sempre di più il ruolo di outsider, del terzo pilota Yamaha senza troppe speranze di vivere un finale di stagione 2020 da grande protagonista. Soprattutto dopo le ultime uscite non certo all’altezza del trionfo di Misano.

E invece è bastata la vittoria del GP Teruel (e che vittoria!), per rovesciare i pronostici e far spuntare all’italo-brasiliano un sorriso serafico ma pieno di consapevolezza. Come a dire: "Se aspettavate la conferma di Misano, eccola servita. Vi ho dimostrato che sono cresciuto e che so tenere testa ai nuovi fenomeni".

Il modo in cui, ad Aragón, ha comandato la gara dall’inizio alla fine, sapendo di avere alle spalle due ossi duri come Alex Rins e Joan Mir e rispondendo a suon di giri veloci a ogni tentativo di colmare il gap del numero 42, vincitore una settimana prima sulla stessa pista, fa pensare al livello di maturità raggiunto da Frankie.

Il quale, a questo punto, può puntare seriamente a chiudere la stagione almeno al secondo posto della classifica generale. Fabio e Maverick sono a un soffio, secondo e terzo, e lo stesso Mir con la Suzuki, a 25 punti di distanza, non è lontano.

Servirebbe continuare con questa determinazione anche a Valencia, dove nelle due stagioni precedenti in top class non ha brillato (ma era un Morbido meno “pronto”), e nella Portimao che è un’incognita per tutti. O quasi: Franco ci ha corso tre volte con la Superstock 600, vincendo nel 2013, anno in cui si laureò campione europeo.

E poi, nel 2021, per continuare a puntare in alto servirebbe la Yamaha factory. Perché ormai è un top rider e sarebbe l’unico a non averla. A Iwata devono fare uno sforzo in più. Per avere un’altra giovane freccia al loro arco.

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