Mettiamola così: la media dei sei piloti Ducati pronti ad affrontare il 2021 in sella alla Desmosedici è inferiore a 25 anni. E l’unica vittoria in top class della somma dei sei che formano la nuova “pattuglia rossa” è riconducibile al solo Jack Miller, trionfatore ad Assen 2016 peraltro in un GP reso una lotteria dalla pioggia. E lo fece sulla Honda. Nessuno dei sei piloti 2021 ha mai vinto sulla Ducati.

Andrea Dovizioso e Danilo Petrucci, piloti ufficiali appiedati da Borgo Panigale alla fine del 2020, di anni ne hanno rispettivamente 34 e 30. Con 17 vittorie all’attivo nella top class, 16 di queste con la Rossa. E anche con loro, la Ducati ha vinto l’ultimo titolo costruttori. Bastano questi pochi dati per capire che razza di rischio si siano presi la Ducati, Dall’Igna, Ciabatti e Tardozzi per il loro futuro nella MotoGP.

Nel giorno dell’arrivo in edicola di questo numero, la Ducati svela i nuovi colori del team ufficiale formato da Pecco Bagnaia e Jack Miller mentre una squadra satellite (Avintia, con Enea Bastianini e, in versione Sky-VR46, Luca Marini), l’ha fatto alla fine della scorsa settimana.

Abbiamo deciso così di andare ad analizzare, uno per uno, tutti gli uomini di Gigi Dall’Igna. Quei piloti che avranno il compito di trasferire sulla pista, vincendo, i progetti tecnici dell’ingegnere italiano. Di assecondare le sue idee “integraliste” sullo sviluppo della Desmosedici e soprattutto di non far rimpiangere nei prossimi anni le emozioni vissute al Mugello con Petrucci e i tre titoli di vice campione del mondo di Dovizioso. L’impresa è ardua,, inutile negarlo. Soprattutto perché tre di loro sono debuttanti assoluti in una categoria fatta di squali affamati e di vecchie volpi. Ma il rischio è uno degli aspetti belli di questo sport. Quindi, in bocca al lupo Ducati!

MotoGP, Dall'Igna: “La Ducati non è la miglior moto, ma ci si può vincere”