Al netto dello spettacolo offerto dai tanti piloti in lotta per la vittoria della gara MotoGP del round di Doha fino ai giri decisivi (erano in undici nel gruppone di testa, su cinque moto diverse), sono due gli aspetti principali che saltano all’occhio alla fine di questo doppio weekend del Qatar. Il primo è che su questo circuito, il team interno Yamaha è tornato a trionfare come nelle annate 2015, 2016 e 2017 (vittorie di Rossi, Lorenzo e dello stesso Viñales). Maverick prima e Fabio poi, si sono rivelati all’altezza dei ruoli scelti per loro da Yamaha Motor Racing, alternandosi sul gradino più alto del podio dopo aver sfruttato al meglio tutte le caratteristiche vincenti della M1. Il fatto che sia successo nel primo anno di assenza di Valentino Rossi nel box ufficiale è spunto di futuri approfondimenti.

Il secondo riguarda la Ducati: a recitare il ruolo di team ufficiale, più che quello interno di Borgo Panigale, a Losail è stato soprattutto il Pramac Racing di Paolo Campinoti, guidato al box da Francesco Guidotti. A loro va il merito di aver gestito al meglio il “redivivo” Johann Zarco (chi se lo sarebbe aspettato leader del Mondiale dopo due prove?) e il fenomenale rookie Jorge Martin, capace di centrare pole e podio alla seconda gara in top class. Da evidenziare anche qui, però, il fatto che dopo la doppietta di Andrea Dovizioso del 2018 e 2019 (nel 2020 in Qatar la MotoGP non ha corso a causa della pandemia), in due gare su un circuito favorevole la Ducati non è riuscita a conquistare il gradino più alto del podio.

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