L'editoriale del Direttore: e adesso?

L'editoriale del Direttore: e adesso?

Marc Marquez è tornato a vincere. Un eventuale bis in Olanda sarebbe un segnale fortissimo agli avversari

La fine di una storia assurda e normalissima allo stesso tempo. Una storia che ci fa capire quanto i piloti siano capaci di gesta al limite dell’umanamente possibile in pista e, allo stesso tempo, quanto possano scoprirsi fragili come noi davanti a un’infezione o a un errore di valutazione, in questo caso a livello medico.

La voce spezzata dall’emozione, gli abbracci al team, al suo staff e alla famiglia. Ma anche il volto coperto dalle mani pronte a nascondere un momento, quello delle lacrime, solitamente piuttosto intimo per un tipo glaciale come lui, ci hanno fatto scoprire un Marc Marquez più vicino a noi. Più raggiungibile. Un uomo in cui possiamo immedesimarci, più normale rispetto alla “macchina da guerra” sportivamente implacabile che abbiamo visto fino a diciannove mesi fa. Se proprio dobbiamo trovare una nota positiva a questo lungo periodo d’inferno passato da Marc, eccola qui. Da adesso in poi guarderemo e sosterremo il campione della Honda con un occhio diverso: sapendo che, come tutti noi, può essere fermato dagli eventi, dagli errori. Da un osso. Ma sapendo anche che dalle sconfitte si rinasce, possibilmente più forti, proprio perché consapevoli delle fragilità.

La voglia di tornare al top e di tornare a essere il numero uno, è la benzina che gli ha permesso di lavorare sodo in questi mesi. Di sudare più di tutti i suoi rivali, con un obiettivo ben preciso. Domenica scorsa l’ha centrato, scalando un Everest pieno di dubbi, di “no”, di cartelle cliniche e di date rimandate. E adesso, con la consapevolezza di essere “umano” come arma in più, per i suoi avversari potrebbe tornare a essere complicato stargli di nuovo davanti. Lo vedremo già dalla prossima gara di Assen.

Per ora, bentornato campione!

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