E’ vero, i media hanno contribuito non poco al battage mediatico che ha circondato Max Biaggi nella sua wild card a Misano in SBK. Ma in un’era dove i social network stabiliscono i trend sarebbe stato impossibile sminuire un’ondata di entusiasmo spontaneo riguardante il campione romano (44 anni) e il suo momentaneo ritorno alle corse. Lo stesso dicasi, anche se in tono leggermente più sommesso, per il come back di Troy Bayliss (46 primavere). Ma ancor più per qualsiasi affermazione venga pronunciata da Casey Stoner. L’ultima dell’australiano è dello scorso week end al Goodwood Festival of Speed (nell'immagine assieme al leggendario John Surtees): circondato da un entusiasmo che non riscuotono molti campioni in attività il due volte iridato ha detto la sua sul confronto Rossi - Marquez di Assen e ha ribadito che la MotoGP è una mer... Ossia l'ennesima rielaborazione in versione sintetica e scatologica di quanto professato da anni. Ma il punto non è questo: la domanda da porsi è perché il pubblico, gli appassionati e i media riservino tanta attenzione alle figure dei grandi ex. Non c’è nulla di male, chiariamo subito: ma la sensazione è che sotto questo tener duro di vecchie glorie (anche se il vecchio non si addice anagraficamente a Stoner) ci sia una drammatica inconsistenza mediatica di molti piloti. Non siamo al circo e nessuno è tenuto a dare spettacolo, ma è ovvio che lo sfottò di Cal Crutchlow ai fratelli Espargaro nelle qualifiche di Assen ha fatto ridere molti e fa parte di quel contorno che da sempre dà maggior gusto al mondo delle corse. Biaggi senza top model sarebbe stato sempre lo stesso campione, ma forse un po’ meno affascinante per noi comuni mortali. Rossi senza le sue guasconate avrebbe egualmente 9 titoli mondiali in carniere, ma le sue vittorie non sarebbero state così memorabili. Colin Edwards è quel che è anche grazie al suo rude appeal da bovaro texano, tabacco da masticare e fucili inclusi. Il panem et circensem delle due ruote (come delle quattro) non è fatto solo di tecnologia, velocità, sorpassi e atleti. E’ fatto di uomini in grado di far sognare altri uomini e questa volontà di non lasciar andare via figure ormai sul viale del tramonto la dice lunga su quanto la nuova generazione (di cui non fa parte certo il 36enne Valentino) si sia standardizzata in un piattume comunicativo che nulla o poco lascia trasparire dell’uomo dietro la visiera. Ora attendiamo che Haga molli il grembiule da chef e si infili nuovamente i guanti... Francesco Colla