A campionati motociclistici 2020 “congelati” e dai motori freddi, siamo tutti in attesa dell’estate, in cui è auspicabile una calda e caldeggiata ripartenza.

L’indotto motociclistico è fermo, insieme al relativo volume di affari. In casi - eccezionali - come il seguente, come operare? Cosa succede ai contratti in essere e, soprattutto, a quelli futuri? Come si stanno comportando Case, team, piloti e sponsor?

Per dare risposta alle domande, abbiamo contattato l’Avvocato Federica Costa, incontrata più volte nel paddock. Federica ha conseguito una Laura magistrale alla facoltà Giurisprudenza di Parma, è impegnata nella contrattualistica imprenditoriale e sportiva nazionale ed internazionale, e conosce ambiente e situazioni. La sua consulenza si è rivelata molto interessante.

Contratti in essere ed eventuali conferme basate sui risultati


È il caso di tanti piloti: il contratto futuro - stagione 2021 o più - sarà confermato in base ai risultati della pista. Il discorso potrebbe valere per Danilo Petrucci del team Ducati MotoGP, e Alex Lowes, portacolori Kawasaki SBK.

Il ternano si è guadagnato il posto 2020 grazie alla vittoria ottenuta al Mugello l’anno precedente. L’inglese ha un contratto con opzione “uno più uno”, in questo momento a suo favore, perché attuale leader di classifica in SBK.

Entrambi i piloti corrono (anche) per meritarsi la riconferma, ma sulla base di quali risultati? Nella (malaugurata e non desiderata) ipotesi che Motomondiale e derivate di serie non dovessero ripartire, che faranno le parti interessate, cioè, team e corridori?

Quello citato è un aspetto importante - il legale spiega le dinamiche eventuali - e ha doppia valenza: nel rapporto pilota - squadra e nel rapporto pilota - sponsor. Parlando della moto: Petrucci rischia di rimanere senza sella, perché se, ipoteticamente, l’opzione di rinnovo contrattuale fosse basata sui risultati 2020, per un eventuale stesso posto futuro e senza corse, sarebbe la parte più forte a gestire la situazione. Di solito, la Casa madre è la parte più forte delle due, però, in questo caso molto particolare ed unico nel suo genere, non esiste un più forte o un più debole. È vero che dovrebbe decidere il team Ducati ma è altrettanto vero che se l’accordo dice in primis che, per esempio, il pilota sarebbe finito nei primi cinque della classifica, avrebbe meritato di conseguenza e nuovamente la moto ufficiale. Insomma, la situazione si potrebbe definire azzerata”.

L’avvocato continua, facendo notare un aspetto interessante:Il pilota non ha avuto la possibilità per guadagnarsi la riconferma. In pratica, non sussiste la condizione stessa, discussa prima delle firme. Quindi, Petrucci non avrebbe ‘colpe o demeriti’ a proprio sfavore. Per quanto riguarda Lowes, un po’ meglio: Alex, sebbene la SBK abbia disputato un unico round, ha messo in pista dati concreti. I risultati. In questo momento, Alex dovrebbe sentirsi piuttosto tranquillo di riconferma, considerando che il leader del mondiale sia proprio lui”.

Se, invece, i team Ducati e Kawasaki ritrattassero, cosa potrebbe accadere?

 "In quella situazione è ‘palla al centro’ - Federica usa un calzante esempio calcistico per dipingere la fattispecie - ma, ovviamente, dovremmo vedere le varie clausole sottoscritte. In caso di situazione neutra, il tutto dovrebbe risolversi bonariamente. Non correndo, o con un solo round, è come se l’accordo 2020 non esistesse” e poi aggiunge "Sempre ipoteticamente: se si correranno cinque gare del Motomondiale e altrettante per le derivate di serie, l’accordo si va a rimodellare, sulla base delle poche gare disputate. Secondo me varrà il buon senso, perché a tutti converrà farlo valere. Questo anche per la parte forte contrattuale. La situazione che stiamo vivendo è totalmente paradossale, la pandemia ha costretto tutti gli addetti ai lavori ad una riparametrazione del proprio operato”.

Come ci si dovrebbe muovere?

Se posso dare un consiglio, io andrei di buon senso, usando la ragionevolezza. Ciò valga per uno sponsor, per un meccanico, per i fornitori, per i team. Perché quando venivano stipulati i contratti, il ‘mondo’ era diverso. Una situazione così non si poteva immaginare né programmare. Questa è una delle cause di forza maggiore che potrebbe permettere la risoluzione contrattuale. Bisognerà correre ai ripari e serverà la massima correttezza da ogni professionista di settore”.

Contratti in scadenza. Che dobbiamo fare l'anno prossimo?!


L'esempio buono è rappresentato da Johnny Rea, che ha nel proprio accordo la scadenza a fine anno. Il pilota nordirlandese ed il team Provec sono in ottimi e vincenti rapporti ma... il futuro è incerto: rinnovare o meno? Accettare le lusinghe altrui o declinarle?

“Il problema si pone in un caso specifico: qualora il team Kawasaki abbia già sottoscritto un accordo con un nuovo pilota, che nel 2021 occuperebbe il posto nel box. Avendo due piloti, nel caso in cui Lowes si meritasse la conferma, c’è il problema di abbondanza. Per scegliere i due corridori ufficiali, in KRT entrano in gioco gli interessi economici: Kawasaki potrebbe proporre al pilota di rimandare la scadenza al 2021, ma bisogna vedere che Rea non abbia già preso accordi diversi, per altre marche. Va citata ancora la causa di forza maggiore, che potrebbe annullare quanto detto”.

Per quanto concerne il vil denaro?

L’avvocato sorride: “Gli Interessi economici? Ricordiamoci che i team sono società e l’interesse è reperire denaro. Bisogna vedere se converrebbe tenere entrambi gli attuali compagni di box Lowes e Rea. Oppure, lasciandone andare via uno dei due, magari pagando penali. Perché la differenza la fa chi attira più soldi. Se Johnny, cinque volte iridato, attira più denaro di Lowes, la scelta da fare basata sul ragionamento monetario è semplice: Rea resta, Alex lascia”.

La causa di forza maggiore


Cosa intendiamo per “causa di forza maggiore”? L'avvocato usa questo termine spesso, a ben vedute ragioni: "È un fatto o un evento non programmabile né immaginabile, non imputabile a nessuna parte, che va oltre il controllo oggettivo. Una epidemia, una guerra, un evento ‘assurdo’. A volte, la causa di forza maggiore nemmeno si menziona nei contratti. Credo che da oggi questa forza maggiore verrà considerata perché, come detto, il mondo è cambiato”.

Il cambiamento in atto consentirebbe di “congelare” i contratti?

Un conto è trovarsi e rimodulare un contratto. Un altro è prendere il contratto 2020 e cambiare la data. Nel 2021, il pilota in oggetto non avrà il potere economico di richiesta, perché alcuni sponsor, magari, senza un ritorno di immagine, ridurranno il budget. Arrivato il Coronavirus, abbiamo contato meno produzione, buchi. L’azienda dice: io ci sono ancora, ma non posso darti più 10, posso darti meno. Magari 7. Il pilota avrebbe meno potere di negoziazione e sarebbe costretto ad accettare”.

Sussiste il rischio di chiusura delle attività?

“Se tutta la struttura vuole rimanere in piedi, va usato il buonsenso. Non sottovalutiamo questa parola, foriera di valore. Il buonsenso può salvare i sistemi. La guerra contrattuale è la guerra dei poveri. Da avvocato ho capito che ci sia la necessita di rimodulare i contratti negli interessi delle parti. Sopravviverà chi userà il buon senso. Il mondo deve capire che, in questo momento, una guerra mieterebbe tutti, non solo i più deboli”. Impossibile darle torto.

Campionato ridotto e assegnazioni titoli


A livello regolamentare, il Motomondiale assegna un titolo se consumati 13 Gran Premi. La SBK dieci appuntamenti completi, chiamati “round”. Qualora ne venissero disputati in numero inferiore si assegnerebbero i titoli mondiali?

"Ovviamente, il regolamento prevede un numero minimo di tappe da completare, per mantenere la virtù di assegnazione dei titoli. Se la MotoGP richiede 13 gare e queste non venissero disputate, dovremmo vedere quante gare saranno fatte. Magari 10, in quel caso subentrerebbe lo stato di “forza maggiore” e il campionato potrebbe decretare il proprio vincitore. Ma, in caso di tre round, non ci sarebbe nemmeno la base per invocare la causa di forza maggiore, perché troppo lontano dal numero minimo. Non si può assegnare un titolo sulla base di tre gare, sono poche. Soprattutto il Motomondiale, con una gara ad evento. Magari la SBK trova il modo, con più di una partenza a weekend”. Altrimenti, la vedo davvero dura e si rischia seriamente di non leggere i nomi dei campioni 2020".

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Sponsor e diritti di immagine


Abbiamo lasciato il suggerito imput in fondo, perché l'Avvocato lo ha approfondito bene e merita una parentesi specifica: "In caso di campionato non disputato, il pilota deve comunque fare un lavoro di immagine, tramite i propri profili social. È sufficiente un video, una foto, qualche bella parola. Il tutto, contestualizzato. Lo sponsor deve rimanere soddisfatto e, quindi, rimarrà legato nel prossimo futuro. Lo sponsor da i soldi per vedere il marchio pubblicizzato; si chiama comunicazione. Sarebbe utile ad ogni pilota sponsorizzato far valere l’immagine retribuita. Ma, anche in questo caso, torniamo al discorso di prima: se, per esempio, Danilo Petrucci quest’anno riceve 10, in caso di buoni risultati in gara potrebbe ricevere 30 l'anno prossimo, cioè, un aumento. Però, Petrux non sta correndo. Sicché, è probabile una eventuale decurtamento del premio pattuito. Sepper in modo non esageratamente consistente, la sponsorizzazione registrerà dei tagli e i piloti si dovranno adeguare".

Federica Costa fa notare un altro importante aspetto: "Se i campionati dovessero realmente partire in tarda estate, coprendo tutta la stagione sino all'autunno inoltrato, ci sarebbe un altro problema, legato alle fiere di settore. Per esempio, l'EICMA, il salone di Milano. Sappiamo quanto sia importante e quanto lavoro di immagine e comunicazione lì si faccia. Oltre al denaro mosso. Al momento, l'EICMA già registra defezioni importanti. In quel caso, piloti e sponsor che farebbero. Gare o fiera? Ovviamente, dipenderà dal ritorno economico. Inoltre, se i mondiali finissero tardi, avrebbero poi team e squadre il tempo per preparare il 2021? Ripeto, andrà usato il buonsenso ed uno spirito di organizzazione rinnovato".

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