Buon Compleanno Mino! Oggi è il giorno di Giacomo Agostini, campione lombardo a due ruote, che soffia 78 candeline, per uno stato di forma tuttora invidiabile, come invidiabile lo era quando correva da pilota professionista.

Ago - secondo dei due celebri soprannomi - ha vinto tutto quello che era possibile vincere. Quindici (15) titoli mondiali, 123 gare iridate, 162 le volte in cui è salito sul podio. Uomo immagine MV Agusta e Yamaha, due marchi che Giacomo ha portato al successo nel Motomondiale, regalando affermazioni, coppe, prestigio e notorietà.

Quando appese (non definitivamente) il casco al chiodo, Agostini ebbe anche una eccellente carriera nei panni del manager, supportando piloti del calibro di Eddie Lawson. Di campione, in campione, con caretteri e caratteristiche diverse ma compatibili.

Oltre ai motori, cinema, TV e fotografia. Per lui soddisfazioni in questi campi e prime pagine dei giornali. Spesso ospite ad eventi, gare e celebrazioni, lui resta oggi il simbolo di settore, che tutto il mondo ci invidia, perché è un personaggio tutto tondo, senza epoche ben precise al quale collocarlo.

Dalle gare stradali al “circuito”: Giacomino e i primi passi in sella


La Trento - Bondone era una competizione che metteva in luce chi sapeva rischiare e portare la moto al traguardo, ammirando un panorama di montagne mozzafiato.

Fiato mozzato anche nelle curve da affrontare, che non perdonavano errori. Errori da evitare pure nelle tante gincane dell’epoca, in cui non si sapeva cosa fossero sicurezza e professionismo.

Il severissimo papà non voleva far correre il figlio Giacomo ma, grazie ad un equivoco con il notaio di famiglia, il ragazzino ottenne il permesso per disputare competizioni riconosciute ufficialmente, tra le quali, il Campionato Juniores Velocità affrontato con al Moto Morini, marchio che portò anche nel Campionato Italiano della Montagna. Le doti di scalatore erano combinate a quelle del velocista. La prima gara internazionale vinta fu la Coppa d’oro Shell, tenutasi ad Imola. Era il 19 aprile 1964, Giacomo aveva 22 anni.

Con la MV Agusta


Entrato in azienda con il ruolo di collaudatore, Agostini si ritrovò a partecipare al Motomondiale, nel ruolo di seconda guida. Per lui le Classi 350 e 500 e Mike Hailwood come compagno di squadra. Così, a sensazione, diremmo che quello si trattasse di un garage piuttosto "carico".

Dal 1965 al 1967 tre titoli di vice campione con la tre cilindri italiana nella categoria 350, poi dal 1968 al 1973 un filotto di successi con relative consacrazioni a campione del mondo. Sempre con MV gli allori della 500, sette di fila. Mino e la Casa varesina erano un tutt’uno, dal punto di vista sportivo e da quello dell’immagine. Più avanti, tra le parti il rapporto si deteriorò ed entrambi cambiarono. Per Ago, il passaggio ad una rivale giapponese.

Con la Yamaha


Il Motomondiale stava vedendo l’ingresso sempre più prepotente della Casa giapponesi, che investivano denaro e sviluppano motori a due tempi. Nella 350, Agostini ottene un campionato del mondo con la moto di Iwata, ma a lui ed al team interessava la 500, anche se la foto che vedete qui sotto raffigura la 200 Miglia di Daytona, affrontata e vinta con la 750.

In diversi tentativi, quello buono arrivò e si concretizzò nel 1975, stagione conclusa con il titolo di classe. Per il pilota bergamasco (ritenuto tale, ma è nato in provincia di Brescia) il punto alto di carriera coincise anche con il crocevia. Da lì in avanti, Giacomo continuò con buoni risultati, tuttavia non all’altezza di quanto ottenuto in precedenza. Il ritiro arrivò alla fine del 1977 e fu una brutta notizia per l’ambiente, perché lui era la bandiera del sistema che, in altre vesti e ruoli, continuò a sventolare.

Team manager vincente


Con il team Yamaha, Agostini lanciò futuri campioni e ne condivise i successi. L’esempio più importante è rappresentato da Eddie Lawson, capace di vincere tre mondiali della mezzo litro nel 1984, 1986 e 1988.

Più avanti, Giacomo passò a dirigere il box Cagiva e anche lì ebbe fortune: sempre con Lawson, la vittoria storica in Ungheria, che è rimasta nella storia delle competizioni a due ruote.

Agostini oggi


Giacomo si sposta dall’Italia alla Spagna e si presenta nel paddock della MotoGP, attirando attenzioni ed interesse. Il suo parare, relativo a gare e piloti, è il più auterevole della piazza e, quando partecipa a rievocazioni storiche, il pubblico è tutto per lui.

Agostini - Ago o Mino - è un grande appassionato di moto e, quando ne parla, gli si illuminano gli occhi. Lui è riuscito a vincere e con tutte le moto guidate, in epoche in cui la parola "sicurezza" era pura utopia. Lui è passato dai caschi a scodella con occhialoni a quelli integrali, dai muretti ai cordoli, dai guard rail agli spazi di fuga, dalle tende nel paddock alle hospitality.

Da tutta la redazione di Motosprint, buon Compleanno!

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