Primo giorno del mese di luglio e primo compleanno illustre da celebrare, con Carl Fogarty ed i suoi 55 anni di età. Nativo di Blackburn, l’ex pilota inglese si è fatto conoscere nel mondo motociclistico per le sue imprese in sella, divenendo il Re della SBK dal 1994 al 1999, per un computo di quattro titoli iridati.

Ribelle, scontroso, maleducato, cattivo. Forte e amato, rispettato. The King arrivava dalle gare stradali, una “scuola” che insegna a rischiare e lottare. Vincere il Tourist Trophy sull’Isola di Man e poi conseguire successi tra i cordoli, annovera Foggy quale corridore tra i più completi dell’epoca.

 
 
 
 
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Happy birthday to me..

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La strada ed il TTF1


Con pochi soldi da spendere nelle competizioni ufficiali, Carl si arrangiava come poteva. Facile fu per lui sfidare amici e rivali nelle Road Races, le gare stradali, nelle quali l’inglese mostrò subito una follia fuori dal comune. Meno facile esordire in pista, perché i budget richiesti erano più alti.

Sicché, coi premi raccolti tra case, marciapiedi, tombini e muri, Fogarty - con l’aiuto di qualche sponsor - iniziò nel Campionato Britannico ed ecco la prima “leggenda”: fonti autorevoli narrano di un ragazzo che dichiarò un’età diversa da quella anagrafica, ovvero, per partecipare occorreva avere 18 anni e lui, invece, ne aveva ancora 17. Dettagli.

Tra competizioni in patria e duelli con James Whitham, battaglie all’Isola di Man con Steve Hislop, arrivò la Formula TT F1, in pratica, una sorta di campionato antesignano della Superbike che vide la luce nel 1988. Carl vinse tre volte e trionfò pure nell’Endurance , iniziando flirtare con Ducati, marca con cui poi sposò, prendendo parte all’edizione 1992 della serie... derivata dalla serie.

I successi a raffica con la Rossa ed il titolo di Baronetto


Una vittoria nel 1992, ben 11 l’anno successivo, ma confronto con Scott Russell su Kawasaki perso. L’inglese dovette arrendersi all’ americano, o meglio, l’americano ebbe la meglio sull’inglese, che non si arrendeva mai e poi mai.

Nel luglio del 1993, Ducati fece un bel regalo a Fogarty: una nuova moto con cui affrontare le stagioni a venire. Si trattava della 916, commentata così da Carl dopo prove di collaudo effettuate al Mugello:Bah, è strana, non mi convince. Sembra una 500 a due tempi, è tutta caricata in avanti, estrema, rigida. Inoltre, l’erogazione della potenza arriva aggressivamente”.

Ma che ne sapeva lui di 500 a due tempi? Il giusto: la mezzo litro era già stata provata e portata in gara da Carl - Yamaha e Honda - e, nel mese di agosto, fu sfiorata da lui il podio a Donington Park. La Cagiva C593 numero 68 era in terza posizione sino a pochi metri dal traguardo, ma poi finì la benzina, mandando in fumo i sogni dell’inglese.

Poco male. Nel biennio 1994 - 1995 una 916 davvero a punto (le modifiche apportate piacquero al pilota, e si vedeva) ed il manico messo in pista portarono due successi consecutivi in SBK, con dominio quasi assoluto. Dopo il secondo mondiale ottenuto dal pilota connazionale, la Regina inserì Fogarty nella prestigiosa e ristretta cerchia dei Membri Imperiali. In pratica, Carl Fogarty fu nominato Baronetto e più di un collega sorrise: “Ma come, proprio lui che in sala stampa rutta, scorreggia e dorme?! Incredibile, ragazzi” commentò uno dei più acerrimi rivali, di cui manteniamo l'anonimato.

SBK: 25 anni fa la doppietta di Fogarty in Germania

La parentesi non memorabile in Honda fece venir voglia a Foggy di tornare al suo amore, la Ducati. “No fear, Foggy is here”. Niente paura, c’è qui Fogarty. Questo era il manifesto che imperava in quegli anni di motociclismo e The King contava sudditi fedeli ed appassionati. Quando si correva in Europa - ma non solo - da Bournemouth partivano barconi belli carichi di tifosi dalla bandiera inglese o britannica. Sembravano hoolingas, invece, erano tranquilli e pacifici. Carl vinceva e loro colonizzavano. La tipica storia dell’Isola di Albione, ripetuta nel 1998 e 1999. Tra i battuti, Frankie Chili con tanto di scazzottata ad Assen, Colin Edwards, Troy Corser, Aaron Slight Noriyuki Haga. E tanti altri.

Duelli Sprint: Assen 1998, Fogarty vs Chili

L’incidente ed il ritiro, poi le vesti di manager


Mannaggia San Gennaro, come direbbero a Blackburn. Più o meno. Carl cadde in Gara due a Phillip Island, dopo aver colpito - seppur di striscio - Robert Ulm. L’impatto con le gomme fradice di pioggia australiana fu molto duro e lui non si rialzò con le proprie gambe.

L’infortunio sancì la fine della carriera di pilota del Re che, fortunatamente, tornò a camminare, rimanendo comunque in forma. Mai più in gara, tuttavia e, il richiamo delle competizioni lo spinse ad accettare un ruolo manageriale. La Foggy Petronas, moto tre cilindri color verde acqua - o azzurro puffo, se preferite - foriera di un discreto potenziale, mai sul gradino più alto del podio. Bei soldini messi in tasca, ma Foggy avrebbe voluto ripetere i successi ottenuti in sella.

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Eroe televisivo


Durante il casting del reality TV “I’am a Celebrity, Get Me Out of Here” - tradotto: Sono un Celebrità, portatemi via da qui - la produzione scelse Fogarty, credendo che fame, sete, sporco e animali pericolosi lo avrebbero messo in difficoltà.

Grande errore di valutazione. Tra disagio, scomodità, serpenti, caldo, freddo ed improvvisazione, Carl ritrovò sé stesso. Lui aveva visto in faccia la morte al Tourist Trophy, lui aveva litigato con gente del calibro di Russell e Chili, lui era in grado di dormire in mezzo alla giugla, simile al paddock di inizio anni Novanta.

Forte di tali capacità, The King vinse il reality, diventando un personaggio televisivo: “Finalmente torno in vetta dopo 15 anni” commentò in diretta, dimostrando che la lotta faceva ancora parte del suo DNA.

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