Quando si detiene il DNA racing, è impossibile fare a meno delle corse a motore. Denis Sacchetti è il giovane team manager Go Eleven e, in ogni weekend SBK, vive una “scaletta” più o meno fissa: entrata nel paddock il giovedì, acclimatamento con l’ambiente, giro di pista a piedi e confronti con gli addetti ai lavori.

Il suo venerdì è ancora più intenso: innanzitutto, recarsi con lo scooter a bordo tracciato è d’obbligo. Nei punti più strategici, Denis può annusare odori, ascoltare suoni, interpretando traiettorie, stili di guida e tempi sul giro. Poi, “abbastanza soddisfatto” torna nel garage e continua lì il suo lavoro.

Perché “abbastanza” e non pienamente? Semplice: Sacchetti ama ancora parecchio saltare in sella e dare gas, questo è per lui il vero motociclismo. Infatti, non ha potuto resistere alla tentazione. Il Mugello ed una Panigale V4 R - indovinate quale e chi l’ha portata al limite nel 2020 - per lui, con tante sensazione mai sopite:Wow, ragazzi, che bello è girare tra i cordoli - l’ex, anzi, il pilota di Cesena non stava nella tuta in pelle dalla gioia - la moto è... bellissima! In tutta la mia carriera, non avevo mai provato prima una cosa del genere. Quando sono sceso di sella, mi rideva pure il... fondoschiena”.

Sì, la Panigale V4 R usata da Michael Ruben Rinaldi è piaciuta a Denis. Pure parecchio, a quanto pare:Parecchio a dir poco - continua - ho trovato questa Ducati davvero facile, intuitiva, perché va esattamente dove gli occhi guardano. Mi hanno impressionato il cambio, rapido e preciso anche in scalata; la linearità dell’accelerazione coi cavalli che non esprimono cattiveria ed l’asfalto che avanza veloce sotto le ruote. Con la V4 R fai strada senza avere strappi o strattoni quando si entra in coppia. Pensa che ho registrato picchi di 330,6 chilometri orari prima della San Donato, affrontando lo scollinamento come se fossi a 30 orari. Che areodinamica!”

Sembra un aereo!


Sacchetti è sensibile, avendo lui guidato moto di ogni tipo e messoci sopra e dentro le mani. Sulla ex Rinaldi, Denis ha notato tante caratteristiche peculiari:Un suo punto forte è l'avantreno - spiega - permette di frenare forte ed in ingresso curva si gode di un buon appoggio. La moto consente di entrare frenato e lei gira. Altra cosa, la trazione: si hanno a disposizione parecchi cavalli, con un ottimo grip offerto”.

 La prima cosa da fare, però, non è dare gas, bensì: “Appena si sale in sella, capisci subito che è una moto da corsa, vera! Dalle SBK di 12/13 anni fa è stato fatto uno sviluppo tecnologico assolutamente invisibile ad occhio, ma avvertibile durante l’azione. Mi ricordo le prime volte in cui sali su una Superbike: era più difficile da guidare rispetto ad una Stock, se non spingevi forte la moto non funzionava, mentre questa... appena ci sali, hai la sensazione di averla sempre guidata. Mi è difficile fare paragoni con le sue concorrenti del Mondiale però posso assicurare che questa Ducati è un aereo!”

Jordi Torres difenderà il titolo MotoE ancora con il team Pons