Come vi abbiamo annunciato, a sette anni dalla scomparsa di Doriano Romboni, il Tribunale di Latina ha deciso di non archiviare l’incidente mortale avvenuto al circuito Il Sagittario di Latina e nei giorni scorsi sono stati notificati i rinvii a giudizio per omicidio colposo all’amministratore delegato del circuito Sandra Temporini e a al responsabile degli impianti della FMI Adamo Leonzio, avviando il procedimento anche nei confronti di Gennaro Caccavale, incaricato dalla FMI di effettuare i rilievi sul circuito per l’omologazione.

L'inchiesta de Le Iene

La questione ieri sera è passata alla ribalta nazionale, con un servizio di oltre 10 minuti realizzato da Le Iene e intitolato “Doriano Romboni si poteva salvare?”

Dopo un riepilogo dei fatti, il giornalista Filippo Roma inizia il suo giro di interviste: dal ricordo di Max Biaggi e Loris Capirossi, a quello della moglie Sara: “Lo avevo sentito mezz’ora prima…”. Alla testimonianza di Guido Meda.

Quella giornata lì si è trasformata in una delle cose peggiori che io possa ricordare”, dice Meda nel suo intervento. “Vedendo uno nel prato che non si muoveva, ho buttato la moto e sono corso lì e ho trovato Doriano… La situazione era gravissima, critica, ho provato a chiamarlo ma aveva lo sguardo fisso e lontano, io questa fotografia ce l’ho in mente, non me la leverò mai”.

Agostini: "Non c'era abbastanza protezione"

Le Iene vanno a ritrovare anche le dichiarazioni dell’epoca di Giacomo Agostini “Alcune balle di fieno o qualche gomma avrebbero impedito a Doriano di finire dopo la caduta in un’altra corsia e di essere investito: non sarebbe costato nulla”, aveva detto il 15 volte iridato, che ripete il suo concetto nell’intervista con Filippo Roma. “Non c’era abbastanza protezione per far sì che la moto non andasse nella corsia opposta”.

L’intervista con l’avv. Caterina Caterino, legale della famiglia Romboni, conferma che sulla planimetria del circuito la zona erbosa è indicata con la misura di 15,58, invece in realtà è di 10.50.

“Se il progetto non corrisponde alla realtà l’omologazione decade”, osserva l’ing. Di Camillo, perito della famiglia Romboni. “Una mancanza di una dimensione di 5 metri avrebbe dovuto portare almeno all’inserimento di una barriera di paglia”.

Cosa dicono al circuito

L’inchiesta delle Iene continua con un’intervista all’amministratore delegato del circuito Il Sagittario di Latina, Sandra Temporin, rinviata a giudizio. “Noi eravamo tutto a posto, come hanno chiuso l’impianto poi ci hanno riaperto senza spostare una sedia. Vada a parlare con le persone che si occupano del circuito, io faccio tutt’altro”, aggiunge, invitando Filippo Roma a intervistare il marito, Pino Montani.

La competenza mia era di mettere le protezioni dove eventualmente il tecnico che ha fatto il sopralluogo prevedeva di metterle”, dice quest'ultimo, indicando la responsabilità di Federmoto.

La risposta di Federmoto

A questo punto Filippo Roma completa il giro incontrando i responsabili della Federazione. L’ing. Adamo Leonzio, anche lui rinviato a giudizio, taglia corto: “C’è un procedimento in corso, non posso parlare”, dice.

Il tecnico di Federmoto Gennaro Caccavale, coinvolto nel procedimento in ritardo a causa di un'errata notifica per omonimia, dopo un’iniziale reticenza, invece, decide di rispondere all’intervista.

“Non è un errore di calcolo”, dice inizialmente. Lo spazio neutrale tra i due tratti di pista ad occhio approssimativamente corrispondeva a quello reale.

“Non so come mai in Federazione non si sono accorti che la planimetria non corrispondeva…” aggiunge.

Quando Filippo Roma de Le Iene gli fa che il sopralluogo lo ha fatto lui e forse era lui che avrebbe dovuto accorgersi della discrepanza fra misure reali e quelle scritte nel verbale di omologa, Caccavale risponde ancora che “a vista più o meno il profilo rispecchiava questo qua…"

Il giornalista de Le Iene incalza, gli fa notare che non è possibile che abbia fatto le misure "a occhio".

“Che sia stato un errore non possiamo metterlo in discussione”, riconosce alla fine Caccavale. “Ma non solo da parte mia”, aggiunge. “Per la famiglia Romboni questo è doveroso, da parte mia, da parte della Federazione, da parte del gestore dell’impianto: è una faccenda che deve essere chiarita, anche per l’esperienza del futuro”, conclude Caccavale.

Ora la questione prosegue al Tribunale di Latina, dove la prima udienza si svolgerà il 15 aprile del 2021.

Sette anni senza Doriano Romboni