Quando si discute di chi per primo abbia costruito una motocicletta, due sono le posizioni contrapposte: quella francese, che fa riferimento al biciclo Michaux a vapore realizzato nel 1868 dall’ingegnere Louis Guillaume Perreaux di Almenêches, in Normandia, e quella americana che attribuisce la priorità alla bicicletta Hanlon con motore a vapore che Sylvester Roper di Roxbury, nel Massachusetts, presentò lo stesso anno. A mio parere non è difficile pronunciarsi su questo confronto: il veicolo di Perreaux non fu mai sperimentato su strada, ma fu collaudato sempre fissato a un mulino, cioè legato a un palo orizzontale che ruotava circolarmente su un perno centrale sostituendo in questo modo il povero cavallo o asino che passava tutta la sua vita a girare in tondo per far muovere le macine. Perreaux successivamente costruì con lo stesso motore un triciclo e con questo schema riuscì a risolvere il problema della stabilità del suo veicolo.

Rober invece ebbe modo di dimostrare pubblicamente più volte l’efficienza della sua bicicletta e del suo motore a vapore bicilindrico continuamente perfezionato. Lui i cavalli, invece di sostituirli in un mulino, li sfidava in velocità nellefiere, e fu anche una delle prime vittime dello sport motociclistico: morì in seguito a una caduta durante una prova dell’ultima versione della sua motocicletta sulla pista di Charles River l’1 giugno 1896. Personalmente, quindi, attribuisco a Roper la paternità della prima moto, ma sono molti gli storici del motorismo che non la tengono in alcuna considerazione, avendo stabilito che “motocicletta” possa essere intesa soltanto quella spinta da un motore a scoppio. In questo caso c’è quasi unanimità di pareri a favore del tedesco Gottlieb Daimler, che nel 1885 creò il suo veicolo sperimentale a due ruote con telaio in legno e motore monocilindrico verticale a benzina chiamandolo “Einspur” (mono-impronta).

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La tesi della Gran Bretagna


Soltanto in Gran Bretagna c’è chi non è d’accordo con questa tesi. E il motivo è semplice: nel 1884, cioè un anno prima dell’Einspur di Daimler, Edward Butler ottenne un brevetto provvisorio per un triciclo con motore a petrolio "Privo di pedali e munito di sedile di guida con staffe poggiapiedi". Butler aveva allora 22 anni, essendo nato nel 1862 a Bickington, un villaggio nella punta sud-ovest dell’Inghilterra, da una famiglia di contadini. Nel 1879 era andato a lavorare presso la Brown & May, una fonderia dove si producevano anche componenti per locomotive e motori a vapore, e due anni dopo si era trasferito alla Hatcham Ironworks di Londra, attiva nello stesso settore. Evidentemente istruito e motivato da queste esperienze, nel 1884 Butler lanciò dunque la sua rivoluzionaria idea. Il fatto che si trattasse di un triciclo non deve confondere le idee: in quel periodo la bicicletta non si era ancora evoluta nella forma attuale. Lo standard era ancora il biciclo a ruota alta con pedaliera sul mozzo della ruota anteriore e senza moltiplica.

Esistevano in alternativa a questo precario veicolo tricicli di varia fattura, uno dei quali, con una sola ruota motrice posteriore e due anteriori sterzanti, fu preso a modello da Butler per il suo veicolo a motore. Tre ruote, dunque, ma non un’automobile, trattandosi di un mezzo molto leggero con il pilota, privo di qualsiasi protezione, seduto su un rivestimento del telaio fra le due ruote direttrici. Alla ricerca di finanziatori per la sua macchina, Butler ne espose i disegni allo Stanley Cycle Show del 1884 e l’anno dopo alla Mostra delle invenzioni, ma pur avendo suscitato interesse, non trovò alcun supporto.

Da oltre un secolo, la Gran Bretagna vantava la sua priorità nell’aver cambiato il Mondo con l’invenzione e il perfezionamento del motore a vapore e a questo rivolgeva tutte le sue attenzioni. Il motore a scoppio era ancora considerato da molti un inutile elemento di disturbo. Ciò non distolse Butler dalla sua idea: si dedicò quindi alla costruzione del prototipo. Il primo, dotato di un motore a due tempi con accensione a magnete, lo realizzò nel 1887 presso la Shuttleworth & Chapman, una fabbrica di motori marini a vapore e di yacht; il secondo, con motore a quattro tempi e accensione a batteria e bobina, fu costruito dalla Merryweather and Sons, una grande industria specializzata nella produzione di motori a vapore per i tramway delle grandi città (tra cui Londra e Parigi).

La motocicletta di Daimler


Nel frattempo, però, la storia dei veicoli con motore a scoppio aveva già registrato la motocicletta di Daimler, funzionante già nel 1885 nonostante si trattasse soltanto di una banco-prova mobile, e il triciclo di Benz, che nello stesso anno aveva dato prova di affidabilità e creato prospettive certe di sviluppo al mondo dell’automobile. Edward Butler, nonostante avesse preceduto entrambi con il suo brevetto del 1884, era stato inesorabilmente battuto. Il suo veicolo aveva comunque caratteristiche molto interessanti a prescindere dall’improponibile schema del triciclo con il pilota seduto in mezzo alle ruote anteriori.

Nella ciclistica rifulgeva lo sterzo di tipo Ackermann, indispensabile per compensare la diversa linea percorsa dalle ruote anteriori lungo la traiettoria in curva e i conseguenti rovinosi attriti e slittamenti, e il motore presentava caratteristiche più avanzate dei prototipi tedeschi. Si trattava infatti di due cilindri orizzontali a quattro tempi di 600 cm³ da 5/8 di cavallo con distribuzione a valvole rotative, trasmissione a bielle ricurve sulla ruota posteriore con riduzione a ingranaggi nel rapporto 6:1.

Il raffreddamento dei cilindri era ad acqua, con serbatoio contenuto nel parafango posteriore (idea ripresa quasi 10 anni dopo dalla Hildebrand & Wolfmuller) e l’alimentazione era a carburatore con vaschetta a galleggiante (in anticipo di alcuni anni sull’invenzione di Maybach) e farfalla sul condotto di aspirazione. Per l’avviamento, tramite una leva si issava il triciclo su due ruotine laterali in modo da staccare la ruota motrice da terra e si metteva in moto il motore tramite un sistema ad aria compressa. Nel 1891 la prestigiosa rivista “Scientific American” pubblicò un ampio servizio sul veicolo di Butler e affermò che con un gallone di petrolio o benzolo (4,5 litri) poteva percorrere 40 miglia (65 km) a una velocità compresa fra tre e dieci miglia orarie (5-16 km/h).

Ma Butler quell’anno aveva già tirato i remi in barca. Fino al 1896, quando fu approvato il primo Motor Car Act, la legge vietava una velocità superiore a quattro miglia all’ora, e qualsiasi veicolo a motore doveva essere preceduto da un uomo a piedi e con una bandiera rossa. Proseguì lo sviluppo del suo motore, ma vendette i diritti al pioniere del motorismo britannico, Harry Lawson. Per festeggiare l’abrogazione della legge, Butler fece il suo ultimo esperimento di guida col triciclo, ma ebbe due incidenti in una settimana, che lo convinsero a desistere e a vendere il suo veicolo al ferrovecchio.

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