«Non mi aspettavo di farmi male tre giorni prima di presentare la moto. Cerchiamo di affrontarla nella maniera più positiva possibile…». È con un filo di imbarazzo che, nella presentazione della Honda-Repsol a Madrid, Jorge Lorenzo mostra la mano sinistra fasciata, due giorni dopo l'operazione allo scafoide sinistro. «Lo scafoide è un osso che guarisce molto faticosamente, prima richiedeva anche 6 o 7 mesi. Adesso le tecnologie sono molto avanzate e questo ci consente di recuperare presto. Ma a Sepang non ha senso girare. L’obiettivo è essere in forma per il Qatar». 

Scusate il ritardo: dopo Yamaha e Ducati, Jorge completa il proprio tour nei grandi team della classe regina. «Sono felice di correre con questi colori, sono molto belli e hanno scritto tanta storia. Ho avuto la fortuna di essere anche in altre grandi squadre ma già da questa presentazione si capisce che Repsol Honda è una squadra di qualità, e lo è anche nello staff. Arrivare in una squadra così è il sogno di qualunque pilota. Io ci sono arrivato un po’ tardi, oltre i trent’anni, ma spero di poter sfruttare l’esperienza che ho per ottenere il meglio la moto».

Dream Team: Jorge e Marc fanno 12 titoli assieme, ma di fronte alla definizione di Dream Team, Lorenzo frena: «Saranno i risultati durante la stagione a confermare se siamo veramente un Dream Team». Sulla nuova moto, il maiorchino dice: «Quando sarò al 100% il processo di adattamento potrà essere abbastanza rapido. È una moto agile che entra bene in curva. Certo la moto perfetta non esiste, ma mi sono trovato molto bene e la squadra mi ha accolto con affetto. Entro in una squadra storica e sono molto orgoglioso di salire su questa moto. Pressione? Sì, è la stessa che hai a 16 anni quando arrivi al Mondiale e devi fare bene altrimenti ti mandano a casa. Anche quando hai ottenuto risultati la pressione c’è per continuare a rimanere sullo stesso livello, ma adesso l’esperienza aiuta a sopportarla meglio». Jorge sostituirà Dani Pedrosa, il suo storico rivale, con il quale i rapporti tesi spinsero il Re Juan Carlos a prendere le mani dei due piloti affinché se le stringessero sul podio di Jerez. Da allora, i rapporti si sono pacificati. «Credo che tutti i tifosi della MotoGP compresi noi piloti non siamo contenti che Dani sia andato via dal Mondiale. È strano doverlo sostituire ma era un’opportunità alla quale non potevo dire no. Se fosse rimasto avrei dovuto cercare un altro posto ma lui ha deciso di ritirarsi. Sentiremo tutti la sua mancanza ma dopo tanti anni è comprensibile. Siamo fortunati a fare il lavoro che ci piace ma che comporta anche sacrifici e dolori...».