Esattamente trent’anni fa, nel weekend del 24-25 marzo, prendeva il via la stagione del Motomondiale 1990. Il primo Gran Premio fu sul circuito giapponese di Suzuka. Una gara a sorpresa, perché non risparmiò i colpi di scena.

Il dominio di Rainey


Il vincitore fu - inaspettatamente - Wayne Rainey su Yamaha: l’americano andò subito in fuga fin dal primo giro e nessuno riuscì a riprenderlo, dopo essere partito con una pole position che sancì anche il nuovo record della pista. Alle sue spalle, però, si consumò una lotta spettacolare, fra il suo compagno di squadra Eddie Lawson, Kevin Schwantz su Suzuki, Mick Doohan e Wayne Gardner su Honda.

Il colpo di scena arrivò al quinto giro, quando Doohan cadde, trascinando con sé Eddie Lawson. All’ultima tornata anche Kevin Schwantz finì a terra nel duello per la seconda posizione con Wayne Gardner, ma riuscì a ripartire e a conquistare uno stoico terzo posto alle spalle dell'australiano.

Per Rainey fu una vittoria inaspettata e promettente: l’anno prima aveva dimostrato di essere pronto per il titolo, dopo il terzo posto nel mondiale  1988 e il secondo nel 1989.

Per Gardner il secondo posto fu la fine di un calvario, perché l’australiano arrivava da un incidente patito l’anno prima e riuscì a scoprire che la lunga sosta invernale aveva dato subito i suoi frutti.

L'infortunio di Lawson


Per fortuna Eddie Lawson e Mick Doohan erano amici: lo erano diventati fin da quando erano in squadra insieme, sotto l’egida di Honda. Ma Lawson uscì malconcio da quella caduta che lo vide ruzzolare mentre affrontava una curva da 200 km/h. Sbalzato in aria dal contatto della ruota posteriore della sua Yamaha con quella anteriore della Honda di Doohan, Lawson si fratturò un malleolo nell’atterraggio. Per Lawson inizialmente quella caduta fu inspiegabile, perché non era accorto del contatto con Doohan: erano ben 3 anni che il californiano della Yamaha non finiva in terra: l’ultima volta che Eddie ‘steady’ Lawson era caduto era stato sotto il diluvio di Le Mans, nel 1987. Soltanto dopo gli fu detto che il ‘colpevole’ era Doohan.

I ritiri


Furono in tanti a non arrivare al traguardo: ben 10. Al traguardo arrivarono soltanto in 13. In quarta posizione si piazzò l’indimenticato Kevin Magee su Suzuki, che però accumulò un ritardo abissale: ben 40’’6 da Rainey. Alle sue spalle, un Sito Pons che tornava in 500 per la seconda volta, dopo aver vinto il titolo mondiale in 250 nella stagione precedente. Il nostro Pierfrancesco Chili colse una bella settima posizione, in sella alla sua Honda, in volata con il giapponese Taira su Yamaha. Un risultato pregevole, anche perché Chili allora non disponeva delle Michelin ‘evoluzione’.

Tra i ritiri illustri, oltre a quello di Lawson e Doohan per caduta anche quelli delle tre Cagiva: Randy Mamola, a 4 giri dalla fine, per una ‘falla’ nel serbatoio della Cagiva 500, e prima ancora Alex Barros, a 10 giri dalla fine, per una perdita d’acqua e Ron Haslam, il papà di Leon, a 14 giri per aver bruciato la frizione. Si ritirò anche Christian Sarron, per un problema ai freni della sua Yamaha.

Un messaggio da Ezpeleta: “Torneremo presto alle corse”