I giapponesi ricordano con grande piacere quella domenica 9 aprile di venti anni fa e noi lo facciamo con loro. Anno 2000, Suzuka, terzo Gran Premio stagionale. Nelle tre classi - 125, 250 e 500 - altrettanti nippo trionfarono, di fronte al pubblico amico in festa.

La cosa bella, che si va a sommare con il dominio già citato, fu un dominio sfiorato nei tre podi di fine gare. Nell’ottavo di litro, l’ordine di arrivo racconta Masao Azuma terzo, Noboru Ueda secondo e Yoichi Ui vincitore. Nella dueemezzo, Shynia Nakano sul gradino più basso, Toru Ukawa su quello centrale, Daijiro Kato sul più alto. Mezzo litro con l’americano Kenny Roberts “incastrato” tra Tady Okada e Norifumi Abe. In pratica, nel caldo weekend primaverile il Sol Levante andò vicino al monopolio.

125, che “Derbi” tra Ui e le Honda di Ueda e Azuma!


 Diciotto giri sull’ottovolante più bello nel mondiale, sul quale le piccole 125 affrontavano a gas pieno molti tratti guidati della pista. Yoichi Ui, al secondo anno con la Derby, si trova in lotta con i connazionali Ueda su Honda gestita da Lucio Cecchinello e Masao Azuma, portacolori (nel vero senso della parola) del team Benetton Playlife anch’esso motorizzato Honda.

La battaglia ha visto i tre nippo sfidarsi sino a due terzi di gara, poi Ui cambiò passo e seminò i rivali. Il numero 41 portò al marchi Derbi la prima di cinque affermazioni d’annata, cogliendo a fine campionato un secondo posto.

Ueda ed Azuma, sfoggiarono nel parco chiuso sorrisi a tutti denti, meno gioie per Roberto Locatelli, che non finì la corsa. Il bergamasco del team Vasco Rossi, tuttavia, si riscattò ben presto, vincendo il titolo. Ma, quella Suzuka 125, si stava dipingendo tutta bianca con un sole rosso al centro. Quello giapponese.

250, Daijiro Kato si fece conoscere da tutto il mondo


Daijiro non era una semplice wild card kamikaze. Anzi. Kato era stato ingaggiato nientemeno che da Fausto Gresini, un ex pilota e attuale manager piuttosto... bravissimo nel saper riconoscere i talenti.

Ci prese in pieno: la vittoria del suo pilota su una bellissima NSR bicilindrica non fu che la prima di una serie che portò Kato al terzo posto nel 2000 e al numero 1 l’anno dopo.

A Suzuka le “minacce” Ukawa e Nakano erano piuttosto serie: Toru rappresentava HRC, Shynia era la punta Yamaha che giocava in casa, anche se in quel 2000 il titolo andò al francese Olivier Jacque, molto forte e ben supportato da Hervè Poncharal.

A differenza della 125, la 250 si risolse quasi al fotofinish. Daijiro completò un sabato da pole aggiungendo il primo posto domenicale, con soli 129 millesimi su Toru. I tifosi sulle tribune continuavano a festeggiare.

 500, Abe su Roberts e impazzirono i bookmakers


Prima dello start, Norifumi era dato dalle agenzie a 30. Ciò significava che - per esempio - scommettendo 10.000 lire su Abe, in caso di primo posto del nippo in gara, si sarebbero vinte 300.000 lire. Bei tempi.

Un ardito appassionato e lettore di San Donato Milanese ebbe la giusta intuizione: “Voglio puntare dei soldi su Abe”.

- Ma è dato a 30, ti conviene?

“Sì, certo. Qualcosa mi dice che lui potrebbe trionfare in 500”.

Scattato ottavo, il capelluto rockstar gestito dal team di Luis d’Antin dovette far derapare parecchio la ruota posteriore, perché là davanti il gruppo fuggiva.

A suon di grandi staccate con i freni Nissin e Tokico fischianti come arbitri impazziti, la lotta per la coppa più ambita era tra Kenny Junior con la Suzuki, il compagno Aoki, Okada su NSR, gli spagnoli Checa e Criville, cavalcanti Yamaha e Honda ufficiali.

Ma Abe stava risalendo la china, passaggio dopo passaggio. Relegati a più miti consigli Barros, McCoy e Rossi, uscito di scena Biaggi, a Norick interessava una cosa sola: la vittoria.

Per ripetere quanto fatto quattro anni prima - successo con la Yamaha Roberts a Suzuka il 21 aprile 1996 - Abe agganciò Roberts, sino ad averne la meglio nell’ultimo giro, per soli 279 millesimi: “Hai visto, ho vinto 300.000 lire. E adesso, oltretutto, mi paghi pure da bere” festeggiò qualcuno in provincia di Milano.

I più felici erano i tifosi in tribuna. Quel giorno fu sfiorata la tripletta in tutte le classi. Il Motomondiale contava tanti piloti giapponesi, tutti forti e competitivi. Oggi lo scenario è cambiato, ma Nagashima sembra essere il degno erede di quei nomi che fecero la storia di Suzuka 2000.

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