Otto aprile 1990, ottovolante di Laguna Seca. Giochi di numeri e parole per descrivere la doppietta americana siglata dagli idoli dei tifosi locali, che hanno applaudito e festeggiato le gesta di Rainey in 500 e Kocinski nella dueemmezzo.

Wayne e John, due caratteri diversi, medesimo team, quello del connazionale Kenny Roberts, che aveva fatto appiccicare sulle Yamaha quattro e due cilindri alcuni bei adesivi con le scritte Marlboro.

Il munifico sponsor tabaccaio alimentava le attività manageriali del Marziano, in un collegamento diretto con Iwata. Siglare una doppia vittoria in casa, nella pista in cui egli era cresciuto, di fronte ai responsabili Phillip Morris decretò la squadra USA con base in Europa come la più competitiva del Motomondiale. E, al termine della stagione, la soddisfazione divenne enorme: titolo vinto e... titolo vinto. Proprio grazie a Rainey e Kocinski, così diversi, così simili.

Classe 250: “Little” John Kocinski iniziava a diventare “Big” John


Scleravano tutti e non poco, perché Kocinski era davvero originale. Poteva essere (in parte) accettata la sua scenetta coi pupazzi sulla griglia di partenza, non era tollerato l’aspirapolvere acceso nel bel mezzo della notte: “Ehm, mi sono ricordato di quello sporco lasciato in quell’angolo del motorhome, pensavo di rimuoverlo”...

Ma Kenny aveva ragione. John era forte e prometteva bene. Il giovane pilota dell’Arkansas - Little Rock - poteva diventare uno dei più grandi. I successi datati 1989 in Giappone e a Laguna Seca rappresentavano l’antipasto 1990, anno in cui il numero 19 vinse il titolo della 250 Grand Prix, classe perfetta per il suo stile di guida.

Lo striscione di affermazioni cominciò proprio nei pressi di Monterey, ad un passo dalla casa di Rainey. Scattato dalla terza casella, Kocinski lottò con Roth, Zeelemberg e Cadalora, poi li salutò.

Lo sbandieratore ne sancì il primo posto con un vantaggio di circa 10 secondi su Luca, talento italiano che raccolse fortune nella quarto di litro. Ma in quella domenica primaverile californiana, la Yamaha rivale, guidata dall’americano, si dimostrò irresistibile, in traiettorie percorse a memoria.

Kocinski rimediò all’opaca prestazione inaugurale di Suzuka e, da lì in avanti, spianò il terreno che lo portò all’iride: 7 gradini più alti del podio e targa di campione finale nelle sue mani.

 Classe 500, Rainey completava la festa USA


Di primo acchito, Wayne fu molto contestato da Roberts: “Rainey non è pronto. Questo è il Motomondiale, non l’AMA. Qui ci corrono i migliori piloti del mondo e credo sia meglio rispedirlo in California”.

Mannaggia a Kenny, lo disse, lo fece. L’opaca stagione 1984 in 250 non convinse affatto il team manager che in Europa lo volle ed in America lo rimandò.

Anni più tardi, Rainey fu riconvocato dallo stesso Roberts, stavolta per guidare la mezzo litro: “Penso che lui sia maturato e la potenza delle 500 si addica meglio al suo stile” ribadì KR, che gli affidò una Yamaha YZR di livello.

L’uomo di Monterey ripagò la fiducia: un successo nel 1988, tre l’anno dopo, ed ecco il 1990, iniziato con il primo posto di Suzuka.

A Laguna la folla desiderava un eroe a stelle e strisce sul gradino più alto. D’accordo, ma quale tra i diversi "american boys" al via?

Lawson no, perché Eddie si era “autoeliminato” schiantandosi in prova, a causa di una moto rimasta senza freni e impattata contro le barriere.

Kevin Schwantz, ma il texano non arrivò al traguardo. Rimanevano Randy Mamola e Rainey. Il californiano della Cagiva giunse settimo, mentre il californiano Yamaha duellò con Chili e Doohan su Honda, relegandoli al terzo e secondo posto.

I tifosi furono molto soddisfatti, Roberts ancor di più. Per King Kenny Laguna Seca fu come un casello autostradale aperto che gli concesse la linea giusta per una doppietta 1990, sia a Laguna Seca che a conti finali fatti: Kocinski e Rainey si laurearono campioni del mondo nelle rispettive cilindrate.

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