Debutti storici in quell’11 aprile del 2010. In occasione del primo Gran Premio stagionale, il Motomondiale offre due grosse novità: accantonata la 250 “two strokes”, ecco al via la Moto2, classe di mezzo voluta per rimpinguare la griglia di partenza, negli ultimi tempi davvero risicata.

Un motore a quattro tempi uguale per tutti i piloti, derivante dall’Honda CBR 600. Telaistica libera, comparto sospensioni a scelta, gestione elettronica pressoché inesistente. La nuova Moto2 non arrivava per stravolgere il mondo tecnologico delle competizioni, bensì aveva l’obiettivo di garantire a (quasi) ogni partecipante la medesima possibilità di vittoria. Ne approfittò la Suter, grazie al tuttora compianto Shoya Tomizawa. Per il giapponese fu l'unica vittoria di una carriera ed una vita interrotte troppo presto. 

Nella MotoGP, il debutto di Marco Simoncelli avveniva con le luci artificiali della ribalta. Nella notte di Losail, il SIC non brillò come avrebbe poi fatto più in avanti, ma il campione della dueemmezzo entrò comunque in zona punti. Nel frattempo, Valentino Rossi centrava la prima affermazione dell’anno, a precedere un infortunio patito al Mugello tre eventi più in là.

Ultima classe ad abbandonare la filosofia duetempistica era la 125. la ottavo di litro proponeva futuri campionissimi, tra cui Marc Marquez, terzo al traguardo. Sul gradino più alto del podio, Nico Terol, futuro campione di categoria, in uno schieramento di partenza ricco di talenti e corridori capaci di importanti risultati mondiali.

Nagashima dedica la vittoria a Tomizawa: “Era come un fratello”

 Moto2, l’unica e l’ultima vittoria di Tomizawa


Grande curiosità in Qatar, perché la Middle Class era passata dal sibilante “gneen gneen” della 250 due tempi al roboante “rooar roaar” a quattro tempi, per voce Honda uguale per tutti. Sì, qualche moto strideva un po’ di più, la differenza era determinata leggermente dai diversi terminali di scarico.

Ben 41 piloti scattavano dalla folta griglia di partenza, che vedeva in pole Toni Elias, spagnolo prossimo al titolo finale. Una fagiolata di gruppo costringeva al ritiro diversi protagonisti, ed il plotone andava sfoltendosi. Tra le brutte cadute, Alex De Angelis è stato portato via con la barella, ed altri contatti hanno sfiorato danni seri.

Scattato dalla nona casella, Tomizawa continuava a risalire posizioni, con un passo superiore a quello dei rivali. Superati Jules Cluzel e Alex Debon, Shoya riusciva a seminarli, con un cambio di ritmo inarrestabile. La vittoria del giapponese fu festeggiata anche da molti avversari, davvero simpatizzanti per il numero 48. La sua Suter motorizzata CBR 600 tagliò il traguardo in una affermazione storica, la prima della Moto2 e l’unica - purtroppo - per il pilota nipponico, il cui destino ce lo portò via a Misano mesi più avanti. Lui non è qui tra noi, ma il suo ricordo resta indelebile. 

MotoGP, una delle due vittorie 2010 di Rossi. Arriva il SIC

Se non un minimo storico, quasi.  Nel 2010 Valentino Rossi ha ottenuto due vittorie, una proprio a Losail. Nella notte del Qatar, scintille e polvere alzate da Casey Stoner aprivano la strada al campione del mondo Yamaha, che si portava con sé Jorge Lorenzo - compagno di garage - e Andrea Dovizioso, all’epoca in Honda Repsol.

Bel trio, ma Rossi ne aveva di più, non troppo, però sufficiente a tagliare il traguardo in testa. Per lui la prima affermazione stagionale e poi, al Mugello, l’infortunio che andò a condizionare tutto il campionato. Per Lorenzo, invece, il secondo posto era comunque buono, anche se i successi colti da Jerez in avanti andavano pure meglio: il maiorchino fece suo il titolo della MotoGP a fine anno.

Chi metteva le ruote in pista per la prima volta in gara nella Regina era Marco Simoncelli, ex iridato 250 e debuttante nella Top Class. Il SIC fu molto inquadrato dalle telecamere, nonostante egli non lottasse per posizioni di vertice. Per lui un esordio a punti con la Honda Gresini e i passi tra i "grandi" che poco dobo avrebbe anche battuto.

125, Terol, Vazquez ed il fenomeno nascente Marquez


Chi si immaginava una carriera così per Marc Marquez. Come lui ha detto: “Nemmeno io”. A Losail vinceva Nico Terol, elegante spagnolo, futuro campione di categoria un anno dopo, mentre il piccolo Marc e la sua Derby salivano sul terzo gradino del podio, dopo un’altra Derby, guidata da Efren Vazquez.

La folta combriccola comprendeva nomi interessanti. Pol Espargarò, iridato Moto2 più in là. Sandro Cortese, che oggi conta due titoli, Moto3 e Supersport. Randy, campione in carica della 600 mondiale. Rabat, vincente anch’egli in Moto2. Zarco, due volte sul trono della Middle Class.

Questi sono solo alcuni esempi. La 125 due tempi era una grande scuola di guida e Marc Marquez spesso lo conferma: “Se vinco in MotoGP è grazie alla 125”. Noi gli crediamo.

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