In pista dal 1999 e oggi pilota della neonata classe elettrica, Alex De Angelis ci ha regalato tanti bei ricordi in questi oltre vent’anni di corse, ma quali sono i momenti che lui ricorda con maggior piacere?

Ogni prima volta è un ricordo molto bello”, ci ha raccontato. “Dalla mia prima apparizione sul palcoscenico mondiale al primo podio assoluto, in 125 al Sachsenring; dalla prima vittoria iridata, che risale al 2006 a Valencia in 250, al mio unico podio in MotoGP, in America. Di gare molto belle e per me importantissime ce ne sono tante”.

Tra queste ne scegliamo un paio?

Inizio allora dalla mia prima gara nel Mondiale, è stata una wild card in 125 nel 1999 nel Gran Premio di Imola. Avevo 15 anni e la gara andò parecchio male. Caddi e mi ruppi anche un osso del piede. La cosa fantastica è stata quando sono entrato in pista e per la prima volta, in pit lane, mi sono ritrovato a fianco di persone e piloti che fino al giorno prima avevo solo visto in televisione. Si trattava di piloti quali Cecchinello, Ueda, Scalvini, Azuma, Melandri. All’epoca ero un super appassionato e quella è stata un’emozione unica. Per tanto tempo, molte volte, quella sensazione l’ho sognata anche la notte!

Com era andato in generale quel weekend?

Parecchio male, forse proprio anche per l’emozione, la voglia di mettersi in luce e di voler esagerare, e poi ti rendi conto che alla prima gara non puoi strafare contro quei personaggi. Al contrario mio fratello, che corse anche lui quella gara e che era più tranquillo, riuscì ad andare molto forte e chiuse dodicesimo, prendendo quattro punti alla prima gara mondiale. A livello di famiglia andò bene”.

La tua seconda gara speciale qual è stata?

Quando ho conquistato indubbiamente il risultato più importante della mia carriera, a Indianapolis, conclusi secondo in MotoGP davanti a Hayden e per questo è doppiamente un bel ricordo. Quella gara è stata molto difficile. Andavo già fortissimo in prova, perché quella era una pista che mi è sempre piaciuta molto. In gara ero terzo, avevo Valentino (Rossi) davanti che ad un certo punto è caduto. A quel punto sono rimasto da solo in seconda posizione, Lorenzo che dominava la gara era già andato via, ma Hayden stava cercando di venirmi a prendere. Ci siamo svenati tutta la gara, non ho mai smesso di tirare neanche per un metro, cercava di prendermi a tutti i costi. Poi era il suo GP di casa e aveva quella spinta in più. Essendo una pista che mi riusciva anche facile, ero carico e spingevo veramente forte per non farlo arrivare. È stato bello finirgli davanti, anche perché poi io ero con la Honda del team Gresini e lui con la Ducati ufficiale”.



Che sensazione era stata sul podio?

Fantastica! Tra l’altro questa è una delle coppe più belle che ho. A Indianapolis il rettilineo una volta era fatto con i mattoni e quindi la coppa è appoggiata a uno di questi mattoni. È un bellissimo ricordo reale!

E che ricordo hai di Nicky?

Con lui andavo molto d’accordo. È stato l’unico pilota nel 2015 a farmi i complimenti. Io all'epoca ero l’unico pilota a correre con una CRT in MotoGP e nonostante questo, a volte riuscivo a fare qualche giro con lui, a battagliare un po’. Venne a cercarmi per farmi i complimenti. Questa cosa mi ha legato particolarmente a lui, non tutti i piloti vanno a fare i complimenti agli altri”.

Miller sogna la Ducati ufficiale: sarà suo il posto di Petrucci?