Barry Steven Frank Sheene, conosciuto da tutti come Bazza, è uno di quelli che ha vissuto a tutto gas. Un po’ come Steve McQueen e il suo connazionale e amico James Hunt. Non è nel cuore degli appassionati per i numeri. Di Barry è rimasto lo spettacolo e sono rimaste le cadute, il sorriso di chi la sa lunga e l’atteggiamento un po’ spaccone da showman.

Nel mondiale già a vent’anni, ci mette un po’ a trovare la sua dimensione. Nel ’71 è velocissimo sulla Suzuki 125, ma è con la 500 che diventa grande. Inizia a monopolizzare la scena ancor prima del 1976, anno del suo primo titolo. Barry è protagonista prima per le cadute, tante e spesso spaventose. Ciò che sorprende tutti è la capacità con cui si rialza sempre, e dopo ogni incidente la filastrocca è la stessa: “Se ho intenzione di tornare in pista? Perché non dovrei?”.

Danny Kent, sulle orme di Barry Sheene

Sheene conta più viti in corpo della maggior parte dei suoi avversari, ma ai voli come quello di Daytona del 1975 è dura far l’abitudine. È per questo che sul finire degli anni 70 inizia a percepire la necessità di maggior protezione, in particolare sulla schiena. Le moto di questi anni, in fondo, già sfiorano i 300 chilometri l’ora, e di colleghi in sedia a rotelle se ne vedono troppi.

È con Sheene che Dainese pensa ad una soluzione per uscire da questa situazione pericolosa. Unendo scienza e design, Lino dà vita al primo esemplare di paraschiena, apertamente ispirato al carapace dell’aragosta.

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