Da Kenny Roberts a Kevin Schwantz: ecco come è nata la saponetta

Da Kenny Roberts a Kevin Schwantz: ecco come è nata la saponetta

Nel 1981 debutta l'istrice, il primo vero modello di saponetta, scaturito dal nuovo stile di guida creato dal “marziano” Kenny Roberts, a fine anni '70

DemoneRosso

5 maggio 2020

Il knee slider, comunemente chiamato saponetta, è un componente essenziale della tuta in pelle. Per l’amatore che scende in pista per la prima volta, uno slider graffiato è la cartina al tornasole di un’ottima giornata. Per l’esperto è uno dei tanti elementi, dati forse per scontato, che contribuiscono alla performance. Sì, per scontato. Nulla è più scontato dell’immagine di un pilota in piega che striscia il ginocchio contro l’asfalto o il cordolo. Ma cinquant'anni fa, angoli come quelli odierni erano impensabili, e un ginocchio che sfiorava il suolo era una foto da copertina sul settimanale più amato.

Nel 1978 un marziano arriva nel Motomondiale. Si chiama Kenny Roberts e ha passaporto californiano, porta con sé uno stile di guida tutto nuovo, destinato a rivoluzionare in breve tempo la progettazione delle tute da Gran Premio. Piega la moto più di ogni altro e sente l’esigenza di un terzo punto di contatto con la pista: è la prima volta che qualcuno mette sistematicamente il ginocchio a terra in curva. Fa subito tendenza, tutti capiscono che la strada è tracciata e iniziano ad imitare King Kenny e la sua moto gialla e nera.

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Una nuova esigenza


La pelle non basta più, non scivola e non può resistere all'abrasione causata dall'asfalto. Bisogna pensare a qualcosa di alternativo e la scelta ricade sulle visiere usate. Vengono sagomate a piacere e applicate alla tuta con il nastro adesivo, in modo da poter appoggiare e strisciare il ginocchio senza preoccupazione, concentrandosi sulla velocità di percorrenza. È un’idea dei piloti stessi, che nel bel mezzo dei fine settimana di gara decidono di sperimentare una soluzione artigianale, chiaro sintomo di una nascente necessità.

Ben presto i produttori di tute intervengono al servizio dei piloti, per metterli nelle condizioni di esprimersi al meglio e di saggiare il nuovo stile di guida. Si crea così il primo rudimentale knee slider, protagonista di evoluzione e perfezionamento durante il decennio successivo, fino a raggiungere la sua forma attuale. Arriva nel 1981, introdotto da Dainese: è detto istrice, o porcospino, per la sua caratteristica forma. È composto da una serie di cilindri in plastica che escono dalla base al piegarsi del ginocchio del pilota. Si dimostra tuttavia poco pratico, in quanto non è facilmente sostituibile quando si consuma. Sono rimasti pochissimi esemplari di tute ad integrare lo slider “istrice”, tra queste spicca quella del cinque volte iridato Toni Mang, conservata oggi nel Dainese Archivio a Vicenza.

Per conoscere tutta la storia, andate sul sito Demonerosso The Dainese Journal

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