Il sorriso bellissimo e solare di Nicky Hayden ha illuminato il paddock dell’AMA nei primi anni di carriera vissuti da Kentucky Kid, poi ha regalato la luce al Motomondiale e alla SBK.

Nicky si è spento proprio tre anni fa. A Cesena, nell’Ospedale Maurizio Bufalini. La morte dell’americano ha messo in lutto tutto l’ambiente del motosport a due e quattro ruote, perché Nicholas Patrick Hayden era conosciuto - soprattutto amato - da tutti avversari sfidati in pista e conosciuti nell’ambiente.

Il fatale giro in bicicletta


Durante la stagione agonistica 2017, Nicky viveva sulla Riviera Romagnola, in un hotel dotato di ogni comfort. La scelta era ricaduta dopo tanti anni spesi in giro per il mondo: a Riccione e dintorni si respira aria di corse, la posizione è strategica, il posto e bello e, per giunta, il circuito di Misano dista giusto qualche pedalata veloce.

La bicicletta era lo strumento d’allenamento preferito da Hayden, usato praticamente ogni giorno. D’accordo, meglio girare in moto ma, quando non si poteva, montare in sella ad una due ruote e fare fatica, rappresentava per lui il mantenimento della forma ideale.

Purtroppo, il destino era dietro l’angolo. In un incrocio tra una strada secondaria ad una principale, il 17 maggio 2017 avvenne l’impatto micidiale, fatale. L’allora trentacinquenne ragazzo di Owensboro venne travolto da un’automobile e mai più si risvegliò.

Due ospedali ed il saluto dei famigliari


Dapprima trasportato all’ospedale vicino di Rimini, si capì immediatamente di quanto drammatico fosse lo status del pilota. Al di là delle pesanti fratture, a preoccupare era la situazione cerebrale. Un edema stava mettendo a repentaglio la vita dell’americano e, urgentemente, la decisione di portarlo all’ospedale Bufalini di Cesena, La prognosi fu riservata.

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Ricevuta la bruttissima notizia, mamma Hayden ed il fratello Tommy presero due aerei e raggiunsero l’Italia. Quando arrivarono in loco, capirono che ci sarebbe stato poco da fare, se non pregare. Invano.

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La religiosa famiglia da corsa


Earl vendeva auto usate e, sentendo chi ha avuto a che fare con papà Hayden, sapeva cavarne ragni dai buchi. Insomma, diciamo che piazzava bene i suoi modelli.

I buoni introiti ed un ranch costruito nelle campagne del Kentucky invogliò Earl e la moglie Rose ad una piccola “conigliata”, dalla quale si dettero i nomi a due femminucce e tre maschietti. Mica male, cinque figli, ve li citiamo in ordine sparso: Jenny, Cathleen, Tommy, Roger Lee e Nicky.

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Da buon nucleo religioso e profondamente credente, colazione, pranzo e cena avvenivano dopo aver recitato la preghiera di rito, un buon auspicio di ringraziamento nei confronti di colui che serviva il pane quotidiano.

E poi, via di traverso. Di fronte alla fattoria Hayden, fu realizzato un campo da dirt track, vera palestra per i piloti USA. Li si allenava tutta la combriccola, sempre sorridente ed unita. Nicky più di tutti.

Fecero un buonissima carriera Tommy nei confini nazionali e Roger Lee, visto anche in SBK, Kentucky Kid, invece, ottenne molto di più.

Il titolo MotoGP del 2006


Piangeva come un matto, ma di gioia. Nicky ce l’aveva fatta, dannazione. Earl non riusciva a contenere la felicità del figlio che, a Valencia 2006, conquistò il titolo mondiale della MotoGP, il traguardo più ambito sin dal momento che lasciò gli States.

La bandiera a stelle e strisce, la Honda RC 211 V numero 69, l’amore dei suoi cari, il trofeo. Meglio di così: “Che diavolo potrei volere, ho raggiunto il mio obiettivo di carriera” ed aveva ragione Hayden. L’anno dopo sfoggiò il meritato numero 1. A lui, leggi di marketing e “stronzate del genere” non interessavano.

L’ultima sua SBK


Passò alle derivate, Nicky. Gli anni spesi nel Motomondiale gli aveva dato ciò che lui cercava. Vittorie, popolarità, credito, ammirazioni. Abbiamo dimenticato il denaro? Non ecco il suo punto di vista: “Aiuta, ma non sono qui in Europa per soldi”.

Nemmeno per soldi fu il salto da un prototipo alla derivata di serie, una Honda Fireblade, che lui portò in vittoria sotto la pioggia malese di quattro anni fa.

L’ultimo podio calcato risale a Laguna Seca 2016, davanti al pubblico amico. Più in là il 2017 ed il giro in bicicletta che non vorremmo raccontare.

Leggenda


Onesto, bello, carismatico. Fottutamente schietto, come dicono dalle sue parti. Kentucky Kid piaceva anche se non piaceva. Che vuol dire ciò? Semplice: nonostante l’ambiente non fosse favorevole ad instaurare rapporti di vera amicizia, gli avversari di Hayden volevano bene a Nicky, perché lui, un torto, una scorrettezza o peggio non l’avrebbe mai commessa. Mai.

Nicky, ragazzo gentile e pilota veloce

Quando il ragazzo di Owensboro sorrideva, si fermavano tutti ad ammirarlo. Negli USA è leggenda, pure da noi. Anzi, in tutto il mondo. Nicky Hayden, ci manca il tuo essere corridore e persona speciale.

A Misano un monumento per Nicky Hayden