In una videochiamata - ripresa dal VisorDown - in cui erano intervistati Rea e Redding, Scott ha toccato, tra gli altri argomenti, quello relativo agli anni di carriera spesi in MotoGP.

Cinque le stagioni complete in Top Class da parte del pilota britannico, così spalmate: 2014 e 2015 su Honda satellite Gresini Marc VDS, 2016 e 2017 in Ducati Pramac, la 2018 - finalmente - con una moto ufficiale: l’Aprilia RS-GP.

La parentesi factory avrebbe dovuto concedergli il salto di qualità, invece, Redding definì la motoun pezzo di merda” tramite i profili social, scatenando, in un attimo, il putiferio.

Johnny, mentre la SBK era in pausa, si è trovato a osservare da vicino le mosse dell’attuale avversario di pista:Ti ho visto da vicino e mi sono sentito dispiaciuto, perché quando ti senti solo in seno ad una squadra, ti sembra di vivere un incubo”, ha dichiarato egli stesso al collega durante la diretta. 

Scott ha ascoltato con attenzione i commenti del cinque volte iridato, rispondendo che i momenti difficili hanno cambiato la sua percezione sul modo di godersi gli attimi che arrivano. Entrando nel merito dell’ultima stagione del Motomondiale, l’inglese ha ricordato brutte sensazioni:Non ho mai sperimentato niente di più brutto in tutta la mia vita, la mia testa era sparita e avevo bisogno di uscire dal sistema”.

L’annata - vincente - in British Superbike si è rivelata un toccasana per il numero 45: “Ero arrivato ad odiare le gare, la moto e tutto quanto - svela - ma quando sono entrato nel BSB, ho ritrovato la gioia di correre in moto”.

Fabrizio: “In Ducati punto su Redding”

Dopodiché, Scott Redding è approdato al team Ducati Aruba SBK:Mi piace, è bello stare in questa squadra. Il team è eccellente, la Panigale V4 R competitiva. Il pacchetto mi consente di correre coi migliori piloti del mondiale SBK”. Il ducatista, infine, ha chiosato filosoficamente: “Bello, bellissimo avere tutto questo. Forse, per apprezzarlo, bisogna attraversare prima momenti molto difficili”.

Scott Redding sui piloti MotoGP: “Sono delle fighette”