Nato il 4 giugno. Tranquilli, non è il titolo di un film americano, bensì, la data della nascita di un forte pilota australiano, che oggi compie 55 anni, ben portati, peraltro.

Michael Doohan, canguro di Brisbane, cittadina del Queensland, stato popolare per la meravigliosa ed ambita Gold Coast, che ha dato in natali ad un ragazzino appassionato di moto, capace poi di vincere ben cinque titoli mondiali della mezzo litro a due tempi, la 500.

Buon Compleanno Mick, questa è la nostra dedica per te.

Fenomeno sottovalutato


Doohan si fece conoscere al grande pubblico a due ruote, vincendo tre manche della SBK d’annata 1988. Nelle vesti di wild card, il bruno (dai capelli scuri) australiano, guardò coi suoi occhi blu tutti negli occhi, sfidandoli e sorridendo nel paddock di Sugo. Poco più tardi, Michael centrò una vittoria, con una Yamaha 750. Alcuni detrattori pensarono si trattasse di un caso:Per forza, Doohan aveva una moto ufficiale, che spesso usa in Giappone per fare i test. Tra l’altro. Sugo è di proprietà di Iwata”.

Una analisi sensata, contraddetta qualche mese più tardi. Ad Oran Park - territorio Down Under - Michael sigla una doppietta, iniziando a cucire qualche bocca. Non tutte, però: “Certo, lui ha vinto ancora, ma questa è casa sua, conosce la pista come le proprie tasche e molti piloti del mondiale erano assenti”.

Sarà, ma, nel frattempo, quel ragazzo veloce fu chiamato da Honda, o meglio, dall’HRC.

L’infortunio


Le prime stagioni spese con la 500 due tempi, fecero capire quanto a Doohan piacesse derapare. Bello e utile sulla mezzo litro, a volte eccessivo. A volte, anziché percorrere metri in senso longitudinale, Michael “perdeva tempo di traverso”. Guida spettacolare, non del tutto redditizia. Perlomeno, il team Honda dovette lavorare parecchio nella ricerca del set up, con l’obiettivo di arrivare a fine Gran Premi con gomme decenti: “Quello è forte, ma distrugge lo pneumatico anteriore - sentenziò Kenny Roberts - perciò, non vincerò mai un mondiale”.

Parole severe e poco lungimiranti. Doohan non ne vinse uno solo, addirittura cinque. Prima, però, l’australiano fu costretto alle pene profonde. Il pesante incidente di Assen ebbe conseguenze devastanti, che partirono dalla sala operatoria olandese. In quel 1992, provvidenziale si rivelò il salvataggio compiuto dal Dottor Costa, che portò il pilota nella sua Imola, lo operò, curò e accudì come un figlio.

I risultati si videro, ma col tempo. Nel tentativo di salvare il salvabile, partecipando alle due finali gare della stagione, Doohan non riuscì a conquistare il mondiale, pur patendo le pene dell’inferno e zoppicando evidentemente: “Per fortuna, non vinsi il titolo del 1992 - sorprese tutti in futuro - perché se l’avessi fatto, mi sarei immediatamente ritirato. Invece, la disdetta e la sconfitta mi conferirono grande carica, motivazione e tanta fame”.

La fame di successo, che lui saziò dall’anno dopo in poi.

L'asimmetria ed il ritorno alla vittoria


La condizione fisica migliorava di uscita in uscita ed alcune chicche tecniche aiutarono Doohan a fare quello che meglio gli riusciva: domare i 180 - 190 cavalli della Honda NSR. Non potendo utilizzare il freno posteriore a pedale, no problem, ecco montato un manettino sul semimanubrio sinistro. Con quella leva a pollice, Mick arrestava pure la ruote dietro.

Lo stile in sella divenne asimmetrico. Lo dicono le foto. Da una parte, la piega veniva in un certo modo, dall’altra, in maniera opposta. Una meraviglia per i fotografi, un casino peri i rivali, che non sapevano come superare Doohan in curva.

Anche perché l’australiano in curva vi entrava forte: ne deve aver fatti di progressi la Michelin, se parliamo di gomma anteriore. E pure di posteriore: le derapate in uscita regalarono a Michael il primo posto del Mugello, il ritorno sul gradino più alto del podio. Sì, l’australiano era tornato sé stesso.

La cinquina ed il ritiro


Occorrerebbe una enciclopedia, accontentiamoci di qualche parola. Dal 1994 al 1998 Doohan realizzò una striscia di affermazioni talmente impressionante, da divenire uno dei piloti più vincenti del Motomondiale: nove vittorie nel 1994 e primo titolo. Sette nel 1995 e bis iridato. Otto primi posti l’anno dopo e tris mondiale. Dodici grandini più alti del podio calcati nel 1997 e quaterna in 500. Otto Gran Premi dominati nel 1998 e quinta gloria di carriera. Nel computo delle stagioni, avversari battuti come Schwantz, Kocinski, Cadalora, Capirossi, Beattie, Barros e Biaggi.

L’infortunio patito a Jerez nel 1999 lo costrinse al ritiro, ma l’australiano ebbe moto più volte di tornare in sella a divertirsi, senza lo stress delle competizioni. Nome e cognome di Michael Doohan sono entrati nella leggenda del Motomondiale.

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