Quanto accadde nel primo weekend di giugno 2010, al Mugello, ebbe un doppio effetto. L’infortunio alla gamba di Valentino Rossi durante le prove del GP Italia costituì lo spartiacque nella carriera del Dottore, nove titoli prima della frattura generata da una caduta a causa delle gomme fredde, e nessuno successivamente. Quel ko spalancò le porte per il primo titolo di uno spagnolo nell’era MotoGP: e ad aggiudicarsi il duello tra due piloti che da ragazzini si detestavano e da uomini hanno imparato a rispettarsi, fu Jorge Lorenzo, con Dani Pedrosa secondo (pur vincendo al Mugello) e ben distanziato. 

Ma chissà in quanti ricordano che quel GP Italia fu teatro di ulteriore evento storico: la gara della 125, categoria quell’anno monopolizzata dagli spagnoli, fu vinta da un diciassettenne capace di prevalere per la prima volta alla 33° gara nel Mondiale. Tale Marc Marquez. In quel weekend, forse, venne sancito il passaggio del testimone: la magia che abbandonò Valentino finì a Marc, il predominio del motociclismo italiano - 11 titoli più due del sammarinese Manuel Poggiali sui 30 disponibili nel decennio precedente - lasciò il posto a quello spagnolo che, capitanato da Lorenzo e Marquez, si è aggiudicato 20 titoli su 30 dal 2010 in poi con 10 piloti differenti.

Quell’ideale passaggio di consegne avvenne nell’anno magico per lo sport spagnolo. La Roja nel calcio vinse i Mondiali del Sud Africa, il basket festeggiò il secondo trionfo della gloria nazionale Pau Gasol nella NBA con i Los Angeles Lakers e il titolo continentale del Barcellona, nel tennis Rafa Nadal visse l’anno migliore con il ritorno al numero 1 ATP e tre titoli del Grande Slam (Parigi, Wimbledon e US Open), Alberto Contador vinse un Tour che però successivamente gli venne cancellato. Mancò soltanto Fernando Alonso, che al primo anno in Ferrari rimase a bocca asciutta, superato da Sebastian Vettel all’ultima prova di Abu Dhabi, per la sciagurata strategia nel box rosso. La crisi, che avrebbe messo in ginocchio soprattutto l’immobiliare, non aveva ancora colpito nello sport, dove la Spagna ospitava non soltanto quattro gare della MotoGP, ma anche due Gran Premi di F1, con Barcellona e lo Street Circuit di Valencia.

La tripletta di titoli mondiali nel motociclismo non fu la prima per la Spagna, ma a differenza del 1988 e 1989 - quando gli Herreros, Martinez, Criville e Pons vinsero tra 80, 125 e 250 - nel 2010 arrivò il bersaglio grosso anche nella classe regina. E l’età media dei tre campioni - Lorenzo, Toni Elias e Marquez facevano 22,3 anni - lasciava intendere che il film era appena cominciato. Merito della passione generata negli anni da Angel Nieto, poi da Sito Pons, Aspar Martinez e Alex Criville, e delle formule promozionali che hanno creato una scuola di assoluta eccellenza (ricalcando ciò che negli altri sport è stato fatto con vivai, accademie, centri di formazione). Non a caso, nella MotoGP 2020 il 50% dei piloti è spagnolo o, come Fabio Quartararo e Miguel Oliveira, ha compiuto tutta la trafila motociclistica nel Paese iberico. Quanto accadde nel 2010, quindi, fu semplicemente l’inizio della raccolta dei frutti.

Ritorno al Futuro, 2010: Marc Marquez, il principe dell'impossibile