Certe antipatie nascono a pelle, in maniera naturale. Se poi si tratta di una questione tra piloti, che già in pista sono avversari, allora si possono raggiungere livelli incandescenti, e il dualismo Rossi-Biaggi ne è stato la vera testimonianza.

Già, anche perché Vale e Max iniziarono a confrontarsi in pista nel 2000, in 500, ma se le “promettevano” da almeno tre anni: inevitabile di fronte a due caratteri da numero uno, desiderosi di marchiare il territorio. Il tutto a suon di stoccate dialettiche, sia faccia a faccia che attraverso i media ("Io il Biaggi della 125? Casomai lui è il Rossi della 250..." disse una volta Vale), con l’irriverenza del pesarese, più giovane di otto anni, nei confronti delle frequentazioni vip del romano. In Italia, poi, dove siamo tutti guelfi e ghibellini, lo sport è sempre stato animato dai dualismi, sin dai tempi di Coppi e Bartali. E una volta uno contro l’altro in pista, la battaglia fu degna delle enormi aspettative che avevano accompagnato l’attesa.  

Nel 2000, Rossi debuttò sulla tanto amata e indimenticabile 500, e quando salì sulla Honda, aveva già due titoli iridati all’attivo: in 125 nel 1997 e in 250 nel 1999. Ma in quel primo anno in top class, il duello vero e proprio per il titolo non ci fu. Biaggi non fu particolarmente competitivo e la sua stagione, la terza in 500, fu piuttosto avara di risultati. Quattro volte iridato in 250 dal 1994 al 1997 dove si era dimostrato imbattibile, Biaggi nel 2001, a 29 anni, si gettò nella corsa all’ultimo Mondiale dell’era 500, sempre con la Yamaha. 

Rossi, non ancora il Dottore, aveva lo stesso obiettivo, legittimato dai due successi da rookie, a Donington e in Brasile, con altri otto podi, risultati buoni per il secondo posto finale. In palio nel 2001, dunque, non c’era soltanto l’assegnazione del trofeo iridato, ma anche lo scettro del pilota italiano più forte e, di conseguenza, una bella fetta di reputazione. Nella sfida diretta tanto attesa, chi sarebbe uscito vincitore? 

A fare da contorno a questo dualismo c’era anche il confronto tra Yamaha e Honda, da sempre rivali nel mondo delle competizioni. E proprio in casa dei costruttori, a Suzuka, si celebrò il primo GP, che subito lasciò intendere quanto Rossi e Biaggi fossero ai ferri corti. Max allargò il gomito per impedire il tentativo di sorpasso di Rossi, spingendolo nell’erba sul rettilineo, ben oltre i 200 orari.  Al secondo tentativo, Rossi completò il sorpasso, e una volta entrato in curva davanti al rivale, gli mostrò il… dito medio. Dopo la gara vinta, Rossi commentò: "È stato quasi un tentato omicidio".  

Un altro episodio incandescente avvenne a Barcellona, sesto GP dell’anno, al termine di un’altra gara ricca di sorpassi spettacolari, una festa all’italiana con un podio tricolore (Rossi-Biaggi-Capirossi, come l’ordine di classifica a fine campionato) ma con la tensione alle stelle tra Valentino e Max nel parco chiuso, e una scaramuccia scoppiata poco prima della cerimonia del podio. All’episodio seguì la convocazione di Rossi e Biaggi in Direzione Gara, dato che l’antagonismo aveva decisamente superato il limite. All’epoca i piloti non erano così politicamente corretti come oggi, tanto che Rossi al microfono disse, senza tanti giri di parole: "Siamo tre italiani in testa al Mondiale, ma in mezzo a noi c’è un imbecille". 

All’approdo del Mondiale a Brno, Rossi era al comando della graduatoria iridata con Biaggi dietro per soltanto 10 lunghezze, con sei gare da disputare, ma Max era in piena corsa grazie ai successi di Assen e del Sachsenring inframmezzati dal secondo posto di Donington alle spalle di Valentino. Inoltre, la pista ceca è sempre stata la preferita di Max, che intravedeva la possibilità di ridurre ulteriormente il gap. 

Ma proprio a Brno una scivolata di Biaggi, al comando con Rossi a tallonarlo, cambiò l’inerzia del Mondiale: Valentino vinse in Repubblica Ceca e all’Estoril e poi limitò i danni a Valencia, visto che al suo 11° posto Biaggi rispose soltanto con il 10°. La resa dei conti arrivò al GP Pacifico, a Motegi, con Biaggi di nuovo a terra, mentre era in lotta con Rossi per il primato.

Il primo match-point per il titolo del pilota Honda fu nel meraviglioso scenario di Phillip Island, in Australia, da sempre palcoscenico di grandi gare: a Rossi sarebbe bastato soltanto un ottavo posto per portare a casa il primo titolo iridato nella classe regina. 

Tuttavia Biaggi iniziò bene il fine settimana conquistando la pole position davanti a Rossi, segno che non aveva alcuna intenzione di arrendersi. In avvio, ai duellanti si aggiunsero anche Alex Barros e Tohru Ukawa, ma negli ultimi sette giri i due italiani si presero le luci della ribalta, per un duello di quelli storici, con un continuo scambio di posizioni. I due restarono separati da pochi millesimi fino al penultimo giro, quando Biaggi mise tra sé e l’avversario poco meno di quattro decimi, pregustando il bis del successo di 12 mesi prima, in volata su Capirossi e proprio su Valentino.

Quel vantaggio, però, Rossi lo seppe ricucire proprio all’ultimo giro, arrivando all’ultima staccata possibile, quella in discesa verso il tornantino a destra, con ancora tutto in gioco. Rossi vicino alla Yamaha numero 3, pronto per il sorpasso memorabile, tanto da sembrare disegnato: il piano di Valentino andò a buon fine, e il successo si concretizzò per poco più di un centesimo di secondo sul traguardo. In un colpo solo, il ventiduenne si prese la gara e il titolo in un duello con il rivale più accanito. 

Ripensando a quel 2001, arricchito anche dal trionfo alla 8 Ore di Suzuka in coppia con Colin Edwards, Rossi ha ricordato: "Quella del 2001 è stata una delle migliori stagioni della mia carriera. Siamo arrivati a Phillip Island, che è una delle piste più belle come ambientazione, anzi probabilmente la più bella perché è l’unica dove si vede il mare. Potevo chiudere ottavo per vincere il titolo, avevo un buon vantaggio però c’era la lotta con Biaggi… La rivalità con lui è sempre stata acerrima, ma su quella pista l’anno prima mi aveva battuto all’ultimo giro. Quindi avevo deciso che dovevo ricambiargli il 'favore'. Mi ricordo gli ultimi giri, bellissimi: lui aveva allungato, ma io sono riuscito a ricucire e l’ho superato proprio all’ultima staccata possibile per il sorpasso. È stato uno dei sorpassi più belli della mia carriera. Si veniva da questa curva lunga a sinistra, che scollina e quindi è cieca, l’abbiamo fatta uno attaccato all’altro e in staccata sono riuscito a superarlo. Poi lui mi ha preso la scia e siamo passati sul traguardo uno di fianco all’altro. Ho vinto per un pelo, ma era quello che serviva".  

Quel 14 ottobre del 2001 consacrò il pesarese, con un sorpasso perfetto sulla Yamaha del rivale, e con un titolo conquistato con due gare d’anticipo, due GP che Valentino avrebbe vinto ugualmente, in Malesia e Brasile. 

Dovendo stilare una lista delle vittorie più belle di Valentino in tutta la sua carriera, quel trionfo a Phillip Island occuperebbe una delle prime posizioni. Inoltre con quella vittoria Rossi fece suo un record, diventando il primo italiano a vincere il Mondiale in tre diverse categorie (le “vecchie” 125, 250 e 500), un’impresa che in precedenza era stata compiuta soltanto dai britannici Phil Read (125, 250 e 500) e Mike “The Bike” Hailwood (250, 350 e 500) negli anni Sessanta e Settanta. Ma un anno più tardi, Rossi avrebbe fatto il poker, conquistando subito la neonata MotoGP. E con l’odierno Mondiale a tre classi, il record di Vale può durare all’infinito.

Rossi sugli avversari: “Con Biaggi la rivalità più intensa”