Il Motociclismo è pieno di storie particolari ed una di esse riguarda i piloti che sono diventati campioni del mondo senza peraltro riuscire a vincere una gara nell’anno che li ha visti cogliere l’alloro iridato.

Qualora alla fine della gara di Portimao Joan Mir dovesse centrare il Mondiale, si andrebbe ad unire ad un ristrettissimo club, che vanta i soli tre piloti che hanno compiuto questa impresa: ovvero gli spagnoli Manuel Herreros ed Emilio Alzamora e l’australiano Andrew Pitt.

La cerchia si potrebbe allargare anche ai sidecaristi George O’Dell, Bruno Holzer e Werner Schwärzel campioni rispettivamente nel 1977, 1979 e 1982 ma questa è un’altra storia. Concentriamoci invece sul Motomondiale e sul Mondiale Superbike perché la cosa si fa interessante.

MotoGP: ecco perchè è Joan Mir il favorito per il titolo

Manuel Herreros, classe 80 del 1989


 

Nato a Villarrobledo nel 1963, "Chapi" (soprannome di Manuel Herreros) esordisce nel 1984 in 125 con la MBA. Nel 1985 passa alla classe 80 in sella alla Derbi con compagno Jorge Martinez. Nel 1986 arriva la prima vittoria in carriera al GP di Germania, replicata poi nel 1987 al GP di San Marino. In entrambe le stagioni finisce al secondo posto, nel 1988 è quarto con 69 punti sui 7 GP disputati.

L’ultima stagione della classe 80 è l’89. Sui 6 GP disputati non ne vince nemmeno uno ma termina 4 volte sul secondo gradino del podio conquistando il titolo con 92 punti.

L’assurdità di quella stagione è che nemmeno il secondo, lo svizzero Dorflinger, tagliò per primo il traguardo. A vincere più gare quell’anno fu Peter Oettl (il papà di Philipp) con tre successi.

Emilio Alzamora, classe 125 del 1999


 

L’attuale manager dei fratelli Marquez è forse il caso più conosciuto di campione del mondo senza salire mai sul gradino più alto del podio nella sua stagione titolata.

Nella sua carriera tra 125 e 250, lo spagnolo racimola appena 4 successi in 10 anni di carriera nel Motomondiale.

La stagione che interessa a noi è quella del 1999, terminata con Alzamora campione per un solo punto su Marco Melandri, autore del maggior numero di successi (5) al pari del giapponese Masao Azuma.

Allo spagnolo bastano 5 secondi posti ed altrettanti terzi posti sulle 16 gare disputate per aver la meglio sul ravennate al quale sono fatali i tre zeri subito ad inizio stagione ed un ritiro a Valencia.

Andrew Pitt, Supersport 600 del 2001


 

L’unico e finora caso di campione del mondo senza vincere una gara per quanto riguarda le derivate di serie risale al primo dei due titoli dell’australiano Andrew Pitt in Supersport.

Nel 2001 l’australiano, ora crew chief di Locatelli in Superbike, era pilota del team Fuchs Kawasaki in sella alla Ninja ZX-6R in Supersport. L’avversario principale era ancora quel Paolo Casoli, campione 97, che l’anno precedente aveva sfiorato il titolo contro il tedesco Teuchert.

L’esito del Mondiale 2001 è come quello dell’anno prima, ovvero Pitt campione e Casoli secondo per due soli punti.

La particolarità è che Pitt fa della regolarità la sua arma vincente, andando a punti in tutte le gare senza peraltro salire sul gradino più alto del podio. A Casoli, che centra tre successi, è fatale l’ultima gara ad Imola: ritiro subito al primo giro. Foret vince la gara davanti a Muggeridge e Whitham mentre a Pitt basta il quarto posto finale per prendersi il primo dei suoi due mondiali.

MotoGP, Mir a Morbidelli: “Non fare più queste gare”