L’armonia nel box, il rispetto reciproco tra i due piloti, l’equilibrio della GSX-RR e la forza del “santone” BrivioIl Team Suzuki ECSTAR è l’esempio perfetto del concetto di resilienza associato alla MotoGP versione 2020. Va sempre oltre i problemi di gomme, di motore, di sospensioni, di calendario e di regolamenti in un anno difficile. Forse il più difficile di tutta la storia del Motomondiale. Uomini e mezzi guidati da Davide Brivio sembrano vivere in un’altra dimensione sportiva, idilliaca, in un anno in cui la Honda ha perso il suo riferimento, la Ducati ha evidenziato i suoi limiti (gestionali e tecnici) e la Yamaha sta facendo di tutto per perdere le sue chance di titolo.

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La forza di un uomo


Brivio, dal canto suo, è una sorta di santone: infonde forza, sicurezza, serenità e consapevolezza a tutto il box azzurro, all’interno del quale si respira un’armonia incredibile. Piloti, tecnici e moto riescono a lavorare serenamente e, a differenza dei rivali, ad affrontare e a risolvere qualunque tipo di problema. 

La Casa di Hamamatsu, l’unica capace di mettere in pista in questa stagione una moto equilibrata, capace di andare fortissimo su piste agli antipodi tra loro – Red Bull Ring e Valencia – sta giocando uno scherzetto niente male ai due “giganti” della MotoGP. E alla stessa Ducati, da sempre terzo incomodo, e alla sorpresa della prima ora, la KTM.  

L’ultima a cadere nella “trappola azzurra” è stata proprio la Yamaha: arrivata al Ricardo Tormo con tre piloti in lotta per il titolo, esce con le ossa rotte e il morale a terra a causa di valvole non ammesse, penalizzazioni, partenze dalla pit lane, cadute banali, problemi elettrici e gomme sbagliate. E correndo anche rischio di vedersi soffiare da sotto il naso, sempre dalla stessa Suzuki, anche la consolazione del secondo posto in campionato. Peggio di così…

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