Leggendo queste parole, siete pregati di tenere a mente una premessa doverosa. L’articolo in oggetto critica, basandosi su fatti reali e numeri indiscutibili, la più grande Casa motociclistica del pianeta: Honda. Il gigante di Tokio è - tramite il reparto dedicato HRC - la forza in campo più potente di tutto il Motomondiale e, di conseguenza, ricordandone i fasti e valutandone l’attualità, il giudizio pendente tiene in considerazione quanto detto: parliamo dell’azienda che ha fatto, fa e farebbe di tutto pur di vincere in MotoGP.

Evidentemente, le “mosse” 2020 non hanno sortito effetti confortanti, lo dicono le classifiche, lo evidenziano i visi non soddisfati degli ingegneri giapponesi. Per non parlare dei vertici che, Coronavirus o meno, sarebbero stati disposti a più di un viaggio da Oriente al Vecchio Continente.

L’Europa è la sede storica del circus iridato. Da qui parte tutto e si divulga in giro per il globo. Conquistare il mondo, questa la missione dell’Ala dorata, capace di voli pindarici quando stila un progetto tecnico, in confusione nella fase del mercato piloti.

Assente Marc Marquez, le RC213 V messe in pista dai team iscritti non hanno spaventato gli avversari. A parte due podi calcati da Alex, fratello dell’otto volte campione, poco e nulla. Takaaki Nakagami sembrava (a dire il vero, noi non lo abbiamo mai pensato) poter essere il nuovo Samurai portabandiera, invece, è un buon gregario ed onesto lavoratore.

Cal Crutchlow, prossimo al ritiro già ad inizio stagione, è stato sfortunato e si è fatto male più volte. Stefan Bradl, più che ambire ai piani della classifica, pensa a collaudare le parti sviluppo. Chi resta? Se abbiamo dimenticato qualcuno, scrivetelo nei commenti.

No, pare che sia stato citato ogni nome. Tolta la prima punta, il team Repsol ha brancolato nel buio. Le squadre satellite, hanno fatto quanto potevano: i satellite, in attesa di ricevere nella propria orbita l’oggetto del miracolo.

Zero miracoli e zero vittorie. Per Honda non accadeva in Top Class da... aspettate un attimo, stiamo consultando Wikipedia. Sì, non succedeva dal 1981, perché nel 1982 Freddie Spencer tenne alto l’onore di una marchio a cui regalò poi tre titoli, distribuiti tra 500 e 250 Grand Prix. È giusto ricordare, sempre nell’ottantadue, i successi di Katazuki Katayama, uno che “gregario” si rifiutava di esserlo.

Zero per zero fa... zero


Quando sono elencati risultati nulli, il plurale di zero è... zero. Fate attenzione, non si può scrivere “Honda ha raccolto parecchi zeri quest’anno”. No. La dicitura corretta è: “Gli zero contati da Honda nel 2020 sono parecchi”, se parliamo di vittorie in MotoGP e ordini di arrivo finali.

Lo zero non può essere sommato o moltiplicato e, quando si cita, rimane zero. Non esiste “uno zero, due zeri”. Esiste “due zero”. Come, del resto, la parola “uno”, singolare rimane come plurale: uno. Idem due, e via scorrendo. Dopo questa elucubrazione suggerita da un piccolo senso di coscienza, ecco qui la statistica: l’ultima volta in cui la Casa di Tokio - o un team rappresentante - marcò il segno “zero” (#zero#) nella categoria Regina fu il 1981, complice anche un disimpegno a ritroso proposto nelle competizioni. Quando entrò HRC, invece, le cose cambiarono e qui nasce il problema.

Honda Marc - dipendente? Lo fu pure con Valentino


Ricordate? Quando Rossi passò da Honda a Yamaha, nella squadra ufficiale dell’Ala avvenne un vero e proprio marasma, in termini di competitività, immagine, sviluppo e... trofei da collocare sulla bacheca.

HRC era talmente “Rossi dipendente” che, perso il numero 46, i conti faticarono a tornare. A parte successi di tappa sparsi qua e là, il gigante fu costretto ad attendere il 2006, anno del trionfo di Nicky Hayden. Poi, ancora oblio, sino a Casey Stoner, 2011.

Rifiutato l’ingaggio 2013, l’australiano lasciò Honda e arrivò più tardi un altro fenomeno.

Parliamo di Marc Marquez il “Valentino due” del team Repsol. Lo abbiamo visto: solo il catalano numero 93 è riuscito a portare campionati del mondo vinti in cascina e, quest’anno, senza di lui Honda non vanta nemmeno un successo.

Sapendo che Marc potrebbe pure non tornare (ci auguriamo l’esatto contrario) le speranze della squadra più dispendiosa e potente del paddock vertono sulle spalle di Pol Espargarò, un alloro Moto2 e tante partecipazioni in MotoGP, ma senza alcuna vittoria con la KTM. Il più giovane dei fratelli di Granollers risolverà il problema legati agli - plurale in arrivo, attenzione - zero?!

Il team Moriwaki ha doppia opzione con Honda: Superbike e Supersport 2021