Marc Marquez sta vivendo il pieno del proprio calvario, chissà quando questa brutta faccenda avrà fine. Dall’infortunio di Jerez all’ultimo intervento chirurgico è accaduto di tutto e la carriera dell’otto volte iridato sembra - e speriamo che sia il contrario di quanto appare - ancora a rischio, nel senso che non sappiamo se, quando e come il pilota catalano tornerà a gareggiare in MotoGP.

A chi appartiene la responsabilità di questa lunga assenza? Ovviamente, l’errore (doppio) avvenuto nel primo Gran Premio 2020 è da attribuirsi ad una manovra del numero 93, voglioso di raggiungere la lepre Fabio Quartararo, in fuga e vincitore finale della corsa. Il ruzzolone, la ferita e i punti persi hanno “spinto” Marc e l’entourage che lo segue a forzare un affettato ritorno. Da lì in avanti, il problema è diventato disastroso, per una tenzone dagli infiniti pareri".

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La versione dell'Avvocato Federica Costa


L’opinione di oggi ci è stata fornita dall’Avvocato Federica Costa, rivelatosi molto disponibile ed utile in più di una occasione:Come sappiamo - arringa subito - Marquez non era in grado di sopportare il forte dolore accusato, sicché ha dovuto arrendersi ad un umano e comprensibile recupero. Ulteriori e molteplici operazioni conseguenti sono state fatte nel tentativo di montare precocemente in sella. Tentativi, questi, dagli esiti tutt’altro che provvidenziali; nell’ordine, il campione si è dovuto sottoporre a successivi e molteplici interventi, buttando all’aria la stagione 2020, perdendo la possibilità di difendere il titolo mondiale. Inoltre, è attualmente in dubbio il totale recupero fisico, pare infatti egli essere in forse anche per la prossima stagione 2021 o, quantomeno, ad oggi non è nota la data in cui sarà possibile per Marc prendere parte alle competizioni”.

Come andrebbero distribuite le colpe?

“Il pilota, al di là del dolore, ha provato a ripartire. Atteggiamente comprensibile. Però, è chiaro che ‘qualcuno’ al di sopra di lui gliene abbia dato la disponibilità, dichiarandolo ‘fit’, dunque idoneo a riprendere il campionato. Il mio primo pensiero è indirizzato a chi è intervenuto durante la prima operazione e a chi si è esposto poi in via affermativa verso un immediato rientro in pista del pilota. Si è trattato di un rientro eccessivamente affrettato ed il disastro che ne è derivato è stato frutto, a mio parere, di ripetute scelte sbagliate. .. e pare che il mio pensiero sia condiviso e condivisibile”.

Possiamo fare dei nomi?

A lungo sono ruotati tre nomi attorno a tali negligenze: il dottor Mir, medico intervenuto; Angel Charte, responsabile del servizio medico della Dorna e Alberto Puig Team manager. Io non sono un medico, ma la diagnosi post- operatoria connessa al benestare per rientrare in pista appena 4 giorni dopo l’operazione, sono state, a mio parere, segnali di grave leggerezza. Marc, per il terzo intervento, ha abbandonato il team guidato dal dottor Xavier Mir e l’ospedale universitario Dexeus di Barcellona che lo operarono precedentemente; Alzamora avrebbe inoltre riferito che i lunghi tempo di recupero deriverebbero proprio da percorsi non ben effettuati sin dall’inizio".

Responsabilità ed eventuali sviluppi


Sentendo l'Avvocato sembra che, a questo punto, i responsabili siano coloro che hanno forzanto Marc al ritorno: "Penso che le principali responsabilità vadano date esclusivamente all’equipe medica ed a chi ha espresso parere favorevole considerando il pilota idoneo a scendere in pista. Ad oggi, sulla base di quanto è a me noto, non mi sento di addossare colpe specifiche in capo a Puig. Purtroppo ho visto il tutto più una mossa di interesse che non di professionalità ed a farne le spese è stato il pilota in primis, oltre alla squadra ed agli sponsor che, quest’anno, oltre alla pandemia, sono stati penalizzati anche dalla scarsa visibilità dovuta dall’assenza del pluri-campione e perno del team Repsol HRC”.

 Quali azioni potrebbero svilupparsi?

Team e pilota potrebbero avanzare pretese risarcitorie proprio verso questi specialisti per il sol fatto che abbiano attuato scelte inopportune, avendo loro causato il blocco dell’intera stagione e compromettendo la prossima. Teniamo presente che, in via generale, si ha responsabilità medica quando sussiste un nesso causale tra la lesione alla salute psicofisica del paziente e la condotta dell'operatore sanitario, che si svolga autonomamente o in equipe, che intervenga su una determinata patologia o sulla sua possibile insorgenza, il fine ultimo dell'attività in esame coincide con gli obiettivi del processo di guarigione dalla malattia".

Cosa dice il codice regolamentare italiano?

"La condotta, malamente tenuta, può essere commissiva od omissiva. Secondo la normativa italiana, quando dalla propria condotta colposa deriva una lesione personale della persona assistita, il medico è chiamato a rispondere del suo comportamento professionale per negligenza (ossia superficialità, trascuratezza, disattenzione),imprudenza (ovvero quella condotta avventata o temeraria del medico che, pur consapevole dei rischi per il paziente, decide comunque di mettere in pratica), imperizia (ovvero una scarsa preparazione professionale per incapacità proprie del medico, insufficienti conoscenze tecniche o inesperienza specifica). E attenzione: l'errore del medico può essere compiuto nella fase diagnostica, in quella prognostica e nella fase terapeutica. Altra cosa è invece la colpa specifica che consiste nella violazione di norme che il medico non poteva ignorare e onestamente voglio sperare non sia questa la fattispecie. Quanto accaduto, in termini di responsabilità medica potrebbe, da un lato essere ricondotto ad ipotesi di imprudenza, mentre dall’altro, anche ad ipotesi di negligenza".

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Aveva ragione il Dottor Costa


Spieghiamo l'origine dell'omonimia: tra l'avvocato Federica ed il Dottor Claudio, vi è in comune il cognome, Costa, appunto. Ma i due professionisti non sono legati da parentele. L'opinione è quindi scevra da favori di sorta o convenienze: "Grazie per la precisazione (ride). In questi mesi ho anche seguito attentamente anche le dichiarazioni del Dott. Costa, il quale, tra l’altro, temeva la pseudoartrosi,  ovvero il ritardo nella guarigione dell’osso, che ha reso poi necessaria la terza operazione all’omero destro. Proprio secondo il pensiero del Dott. Costa, sembrerebbero essere intervenuti più errori che hanno poi portato alla terza operazione: il primo sarebbe stato quello di mettere una placca anziché un chiodo intramidollare, e ciò sarebbe riconducibile al primo intervento. Poi, l’ulteriore errore sarebbe stato quello di non intervenire velocemente con la tecnica dei fissatori esterni, una volta compreso che appunto l’osso non guariva. Il fatto poi che il pilota sia tornato a sforzare il tutto nell’immediato, ha portato ovviamente ad immediate criticità”.

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