L’obiettivo di Alpine-Renault e della Formula1 è di far entrare nel Circus facce nuove, pulite e vincenti. Con l’ingaggio di Davide Brivio, ovvero della più bella e autentica espressione della MotoGP degli ultimi anni, l’hanno centrato in pieno. Sarà una sfida importante, probabilmente la più grande della carriera di Brivio, e la scelta fa onore a un manager che ha avuto sempre il coraggio di cambiare: dalla Superbike per diventare vincente in MotoGP con Yamaha prima e Suzuki poi, dalla MotoGP alla Formula1 per provare a compiere lo stesso percorso. Noi, appassionati di due ruote, glielo auguriamo con tutto il cuore, per il professionista e l’uomo che ha sempre dimostrato di essere in tutti questi anni vissuti “accanto” a noi.

Da Valentino Rossi alla Suzuki


 
Del resto, dopo aver vissuto le stagioni del successo di Valentino Rossi e portato al titolo mondiale la Suzuki (Cenerentola, rispetto a Honda e Yamaha, soprattutto a livello di budget) in poche stagioni, cosa avrebbe potuto fare di più nel nostro paddock? In attesa di capire se la scelta sia stata dettata anche da una mancata maggiore considerazione dei vertici di Hamamatsu nei suoi confronti dopo la vittoria del campionato 2020, dobbiamo registrare un fatto: il suo addio è un campanello d’allarme per la MotoGP, che ha sempre più bisogno di personaggi in cui gli appassionati possano identificarsi. Con l’addio di Jorge Lorenzo e Andrea Dovizioso, quello futuro di Valentino Rossi, un Marc Marquez ai box ancora per qualche tempo e Brivio in F1, tale questione nel Motomondiale che verrà merita quantomeno una riflessione. 
Nelle stesse ore dell’annuncio di Brivio, abbiamo vissuto con preoccupazione l’evolversi della degenza di Gresini. A lui va il nostro “in bocca al lupo”.