Come abbiamo visto, Maverick Vinales ha vinto il Gran Premio MotoGP del Qatar. A suon di sorpassi e con una fuga finale, il catalano numero 12 ha centrato il primo successo stagionale. Per il ventiseienne di Barcellona, operazione da pieno deja vu.

Infatti, il "Tom Cruise" del Motomondiale aveva già compiuto tali imprese. Sua l'affermazione in Moto3 nel 2012. Ancora, nel 2017 il gradino più alto del podio ottenuto in top class con la M1 ufficiale. Ieri, una sorta di fotocopia, anche se la situazione sembra parecchio mutata.

Considerando l'esperienza eccezionale vissuta nella entry class, con tanto di titolo conquistato nel 2013, la breve parentesi aperta in Moto2 - con quattro primi posti e la medaglia di bronzo finale - Maverick sembra essere tornato il fresco ed esplosivo corridore visto ai tempi dei campionati condivisi con Ecstar Suzuki. Abbiamo visto bene?

Fategli fare un po' come gli pare. Anzi, fatelo essere ciò che è


Con Davide Brivio & Soci, Vinales ha esordito nella classe Regina nel migliore dei modi, cioè, senza pressioni da sopportare né stress accessori. Di responsabilità il catalano ne aveva, ma erano filtrate bene proprio dal manager italiano, che aveva capito come prendere il sensibile ragazzo di Barcellona.

Inutile imporsi con lui. Poco fruttuoso essere rudi nel garage. Come lo stesso pilota ha ammesso qualche anno fa "Ogni tanto ho bisogno di sentirmi coccolato". Ecco qui. Proprio il metodo Suzuki. Stiamo parliamo di corridore, cioè, la "razza" più complicata e particolare del genere umano. Suocere a parte.

Entrato in Yamaha "Vinny" fece subito benissimo. Doppietta nei primi due Gran Premi 2017, ulteriore vittoria poco dopo, a Le Mans. Tra la Francia ed il debutto di Losail, un ritiro ed un sesto posto, ma la sensazione era che la Casa di iwata avesse una prima punta di valore.

In Yamaha, Vinny si sentiva messo da parte


Solo che, la prima punta, non era lui. E se ne è accorto. Non tanto per i risultati, quanto per altre dinamiche, molto importanti. Dall'altra parte del box blu c'era ancora Valentino Rossi, colui che riportò a Yamaha il numero 1 - mai sfoggiato a favor del 46 - nella massima categoria del motosport a due. Colui che riuscì a ripetersi più volte. 

Le prestazioni lunatiche corrispondevano, per anni, a dichiarazioni contrastanti. La M1 prima andava bene, poi male, dopo così, ancor più tardi non si capiva. Tutto questo, da un turno cronometrato all'altro. I problemi "sempre gli stessi", no "adesso tutto funziona a meraviglia".

In questa indecisione, un rapporto non proprio da regali di Natale con Valentino. Anzi, ci sta davvero che i due non abbiamo mai scambiato parole, fuori dal paddock. Figuratevi quando c'era da indirizzare lo sviluppo della M1. Non è strano, conoscendo le citate dinamiche, immaginare che uno dicesse bianco e l'altro nero.

Adesso Mav è il missile preferito di Yamaha


Bella mossa quella di Vinales. Contratto rinnovato per due anni, bei soldini assicurati nel Conto Corrente, la certezza che la quattro cilindri di Iwata avrà, in primis, i favori delle sue indicazioni. Mica male. In più, una atmosfera rinnovata nel garage, nel quale adesso c'è Fabio Quartararo, sicuramente non "pesante" come il nove volte iridato.

Non giudichiamo se questa atmosfera sia migliore o peggiore, buona o cattiva. Non è nostro compito nè lo possiamo sapere, anche perché parliamo di sensazioni soggettive. Affidiamoci ai fatti. Per tutti i test prestagionali, in ogni fase del weekend ufficiale, Maverick è apparso tranquillo. Anzi, sereno.

Meglio ancora, più sereno. L'arrembante Fabio Quartararo non ha, per ora, la capacità di tenergli testa. Il super propulsore Ducati è stato battuto dal numero 12 (e dalla sua M1, senza sembrare generosi, è così) e, cosa ancora più evidente, il catalano aveva l'espressione distesa. Sarà un caso? Quando Rossi ne condivideva le pareti, non è mai accaduto.

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