Ci sono tante cose di cui parlare con Valentino Rossi alla vigilia del secondo appuntamento consecutivo in Qatar, sia riguardo a ciò che è stato che riguardo a ciò che sarà. Partendo dal passato non si può non analizzare l’andamento negativo del primo GP dell’anno, che ha visto Rossi chiudere in 12° piazza. Meglio comunque del compagno Franco Morbidelli, addirittura 18°.

“Devo cercare di essere più veloce rispetto al primo fine settimana in Qatar - conferma Rossi - dato che soprattutto in gara non sono riuscito ad essere rapido quanto sperato. Abbiamo alcuni dati da analizzare, per cercare in primis di allungare la durata della gomma posteriore. Io e Franco ci siamo parlati ma non siamo riusciti a farci coraggio (ride ndr), entrambi ci aspettavamo di più dalla gara”.

Una gara in cui Rossi ha dovuto anche fare i conti con un Brad Binder senza dubbio aggressivo, con il quale il numero 46 ha sfiorato il contatto.

“Tanti piloti corrono con tanto rispetto verso gli avversari, altri come Binder non si interessano molto dei rivali: con questo tipo di piloti devi stare attento a chiudere la traiettoria, perché loro lasciano i freni e ti costringono ad allargarti per evitare la collisione. Non parlerei di rispetto, forse rispetto è una parola troppo grande in questo momento: in passato ci sono stati dei contatti, ma si cercava di evitarli, mentre ora alcuni pensano solo alla loro gara, senza pensare agli altri”.

Un pensiero che fa riflettere, in primis su come si sono evolute nel tempo le battaglie e le loro conseguenze. Oggi infatti i piccoli screzi in pista raramente vengono risolti faccia a faccia, cosa molto frequente negli anni ’90, ed a confermarlo è lo stesso Rossi.

“Adesso ci sono tante telecamere e tanta pressione in più, quindi non si possono più risolvere i dissidi come negli anni ’90, o si rischia di innescare una polemica di un mese che ti sfinisce. Bisogna essere o fare finta di essere più politicamente corretti: credo che i tempi andati non torneranno più Negli anni in cui io ero un giovane pilota occorreva mostrare grande rispetto verso i più esperti, mentre ora non è più così. Nella stagione in cui ho colto il mio primo podio ho corso contro piloti che ritenevo i miei eroi, come Sakata o Ueda, quindi il mio rispetto era reale”.

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"Serve tempo per capire quanto la M1 2021 sia meglio della 2020"


Passando al capitolo futuro, un aiuto per Rossi potrebbe provenire dai dati dei due piloti ufficiali Vinales e Quartararo, che hanno tenuto alta la bandiera della casa di Iwata con una vittoria ed un quinto posto.

“Maverick ha un assetto diverso dal mio, ed alcuni diverse componenti per quanto riguarda l’elettronica, quindi è difficile fare delle comparazioni. Fabio ha avuto dei problemi simili ai miei, ma è comunque riuscito a concludere la gara quinto, mentre io ho iniziato ad avere dei grandi problemi già dopo sei o sette giri.  Durante il weekend cercherò di seguire una strada diversa da quella seguita nel primo GP, sperando che porti dei risultati”.

Il lavoro dunque non mancherà durante il weekend per Rossi, che conferma come la M1 2021 abbia compiuto dei passi avanti rispetto alla sua versione precedente.

“Yamaha ci ha portato un telaio nuovo per la stagione, che certamente ci aiuterà nelle piste più tortuose, ed anche un’aerodinamica migliorata per essere più veloce sul dritto, anche se la differenza con le Ducati resta importante. La M1 2021 è meglio della 2020, ma ci vorrà tempo per capire quanto”.