Phillip Island 1990: quel muro a tre che valse il titolo a "baby" Capirossi

Phillip Island 1990: quel muro a tre che valse il titolo a "baby" Capirossi

All’ultima gara della 125 del 1990 il trio Gresini-Casanova-Romboni fece scudo contro l’olandese Hans Spaan e il tedesco Stefan Prein. Loris divenne Campione a 17 anni

C’era una Italia motociclistica che sognava quell’anno. Era il 1990 ed uno sconosciuto ragazzino di 16 anni, romagnolo nato a Castel San Pietro, aveva gli occhi puntati su di sé. Con quell’aria un po’ da discolo, il giovanissimo Loris Capirossi incarnava il sogno di tanti ragazzini che in quel periodo davano sfogo alla passione per le moto in sella alle 125 sportive. Su quelle piccole moto da corsa, con targa e specchi, immaginarsi sullo schieramento di una gara iridata era cosa quasi scontata. Ed il giovane Capirossi era colui che impersonificava quel sogno. Ed - anzi - riusciva a fare di più. Lui quel sogno lo stava realizzando. E sul serio.

Debutto strepitoso


Debuttò in sella alla Honda RS 125 del team Pileri, con compagno di squadra il veterano, e due volte Campione del mondo, Fausto Gresini. Loris era un ragazzo di belle speranze, come la scuola italiana era solita sfornare già in quel periodo. Pilota veloce e reduce da un quarto posto nell’Europeo Velocità del 1989. Stagione condita da 3 vittorie. Ma l’anno 1990 andò oltre ogni aspettativa.

Il debutto nel mondiale, nella tappa di Suzuka, che è ancora 16enne. Un sesto posto. Non male. Ma il bello arrivò dopo. La stagione avanzava e per Loris arrivavano podi (il primo alla terza gara, a Misano) e vittorie (saranno alla fine tre, con il GP a Donington a rompere il ghiaccio).

Insomma, quel ragazzo nel frattempo diventato 17enne, si presentò all’ultima gara del Mondiale 125, il 16 settembre a Phillip Island, in piena lotta per il titolo ma chiuso nella morsa di esperti e forti rivali come Stefan Prein, leader con 169 punti, il nostro con 162 punti e l'olandese Hans Spaan a quota 160. Non sarebbe bastata una “semplice” vittoria per coronare il sogno iridato.

Armata tricolore


Ecco che allora Fausto Gresini si calò nelle vesti dello scudiero, spalleggiato da Bruno Casanova e Doriano Romboni. E fu una gara pazzesca.

Loris in fuga e il trio ‘tricolore’ pronto a ricacciare indietro le ambizioni dell’olandese Hans Spaan (Stefan Prein era fuori dai giochi per un contatto con Alex Gramigni nelle battute iniziali). Sulle prime Gresini rallentò Spaan favorendo così il recupero di Capirossi, partito non benissimo al semaforo. Una volta balzato Loris in testa ecco "il muro a tre" (per usare un termine pallavolistico) mal digerito dall'olandese e che di fatto lo relegò ad un quarto posto finale. Uno stato d’animo sancito da un pugno assestato sul casco di un Gresini in carena in piena bagarre. La gara terminò in volata con Capirossi che trionfò su Bruno Casanova e Doriano Romboni. Gresini quinto dietro Spaan.

Un round ricco di colpi di scena e dall’esito incerto, reso ancora più elettrizzante dalla posta in palio. Una gara che consegnò un meritato titolo al talentuoso Capirossi, per quanto fatto vedere alla sua stagione di esordio e per la freddezza (non scontata a quell’età) in quei concitati frangenti, ma che accese anche qualche - inevitabile - polemica. 

Una gara impressa negli annali e che sancì la nascita del nuovo fenomeno del motociclismo italiano. Il titolo conquistato da Loris a soli 17 anni (e 165 giorni) è primato ancora imbattutto: è lui il più giovane iridato nella storia del motociclismo.

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