Biaggi-Rossi: i due volti della “Generazione X” del motociclismo

Biaggi-Rossi: i due volti della “Generazione X” del motociclismo

Si deve a loro, in larga parte, il merito di aver fatto avvicinare alla moto migliaia di ragazzi nella metà degli anni ’90, seppur da diverse prospettive

Max e Vale, Biaggi e Rossi. Il Corsaro e Rossifumi. Due nomi che a metà degli anni ’90 spopolavano in gara, in TV e… sulle strade di tutti i giorni (e quante versioni "Replica" si vedevano in giro?). Un periodo magico quello per il motociclismo italiano, caratterizzato da una generazione di campioni che ha fatto man bassa di vittorie e podi del Motomondiale. Sia che si parli delle piccole 125 che delle guizzanti 250, al periodo classe regina ad honorem nelle corse.

Gli anni di Capirossi


In precedenza fu il campione di Borgo Rivola. Quel titolo in 125 a soli 17 anni (record di precocità ancora imbattuto), in un’epoca in cui le 125 andavano per la maggiore su strada, per tanti ragazzi le imprese del “baby prodigio” furono come la classica ciliegina sulla torta per rinnovare una passione ancorata ai successi di Lucchinelli ed Uncini, o alle gesta dei funamboli statunitensi ed autraliani.

Ma l’impatto che ebbero Max e Valentino accrebbe a dismisura le pulsazioni per le due ruote dei focosi giovani, adolescenti e non, degli anni ’90. Una “Generazione X” - usando la definizione di Douglas Coupland che identifica così i nati tra la fine degli anni ’60 ed inizio anni ’80 - che in buona misura elesse la moto a mezzo di svago, di gioia, anche semplicemente…“Social” .

Gemelli diversi


Galeotto - mettiamola così - un post dello stesso Biaggi girato a mezzo social qualche giorno fa. Il successo degli eroi delle corse, impersonificato in due tra i piloti più forti del motociclismo di ogni epoca è forte ancora oggi. Nella fattispecie il numero elevato di reactions, ad una foto del Corsaro in sella alla sua nera Aprilia 250, remava sostanzialmente tutto dalla stessa parte: da quel binomio Aprilia è nata, per alcuni, o si è accesa ancor di più, per altri, la voglia di moto. 

Mentre Biaggi ha portato migliaia di ragazzi ad innamorarsi di un manubrio o semimanubrio, per Valentino il discorso punta soprattutto al personaggio. Se Max ha avvicinato alla moto ed alla passione per essa, Valentino in larga misura ha mosso interesse più verso se stesso in quanto personaggio forse più trasversale, allargando la platea del motociclismo verso nicchie di tifo ancora acerbe di due ruote.

E' lecito affermare che Max e Vale hanno fatto innamorare tanti del motociclismo, in qualunque forma lo si intenda? Perchè oggi, al di là di tifo e simpatie, siamo un po’ tutti figli di Vale e Max… E forse è quello che manca per riaccendere l’entusiasmo verso un mondo che fatica sempre più a fare breccia nel cuore dei giovani, oggi sempre più lontani dalla moto.

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