Joan Mir è regolare. Magari non il più lesto della MotoGP, ma dannatamente regolare. Lo ha dimostrato nel 2020, portando a casa un titolo grazie proprio alla suddetta dote. Il solo successo colto nella prima delle due gare disputate a Valencia ha rappresentato l'acuto di una stagione vissuta comunque sempre nei piani alti di classifica.

Sembra che anche quest'anno il numero 36 voglia - e possa - ripetere il favorevole trend. Almeno per ora, il Campione del Mondo ha stretto i denti in qualifica, vero punto debole del team Ecstar Suzuki, per poi rimontare la domenica. Sebbene non abbia amcora vinto un Gran Premio nel 2021, il maiorchino è salito sul podio di Portimao ed è quarto nella graduatoria piloti, grazie anche a quarto, settimo e quinto posto tra Qatar, Qatar e Jerez.

Come saprete, il leader è Pecco Bagnaia, dall'alto dei suoi 66 punti. Restano numerosi appuntamenti da qua alla fine e i critici già si chiedono: "Mir comincerà ad attaccare veramente? Sempre se lo farà. Chissà se lo farà". Non sappiamo prevedere se Joan cambierà passo, però lui stesso lo auspica e spera in un salto di qualità della sua GSX-RR.

Meno male che Mir ha vinto una gara 2020. Altrimenti, che commenti!


In effetti, lo Sprint Decisivo del Joan 2020 è arrivato a Valencia. Salendo sul gradino più alto dei tre, Joan ha (in parte) zittito i detrattori, mettendo il proprio nome nella lista dei vincitori MotoGP. Se non ci fosse riuscito ed in caso di titolo comuque conquistato, sarebbe esploso un cinema di commenti.

Roba del tipo "Mondiale fasullo senza Marquez, infatti hanno vinto in tanti e nessuno ha dominato". Un classico. Oppure: "Avete visto quel numero 36? Bravo eh, per carità. Ma non è una fuoriclasse". Evergreen pure questo. Tuttavia, attenzione al prossimo: "Certo, Mir è giunto prima in classfica ma, ragà, diciamo la verità: gli avversari hanno fatto a gara per perdere il titolo". Fantastico.

Ciò che conta è accumulare più punti di tutti. Mica solo nel motociclismo. Il resto, sono chiacchiere da bar. A proposito di bar, le gomme Michelin, messe sotto accusa per tutta la passata stagione anche in termini di relativo gonfiaggio, vengono adesso digerite meglio dai piloti e dalle moto, tra cui proprio le Suzuki. Il passo gara è fondamentale nel computo del weekend, ma anche il giro secco: Mir, quando scatterai dalla pole dopo aver scelto la mescola giusta?

Certo è che se Suzuki aspetta Rins...


Ne abbiamo dedicato un pezzo, specificando quanto Alex sia forte e talentuoso. Pure sprecone, però. Vediamo, magari da Le Mans alla fine Alex Rins troverà equilibrio e costanza. La stessa del compagno di garage, Joan Mir, non il più veloce del team celeste, tuttavia sempre in piedi e con la bandiera a scacchi sventolante sopra il casco.

Rins è ad oggi nono, con 23 punti. Caspita, ben 43 lunghezze da Bagnaia. Mica poche. A dire il vero, nemmeno il gap di Mir da Pecco sarebbe da considerare esiguo. Però, ripetiamo, come il titolato sia sempre lì, nel gruppo, a lottare come un cane tra tanti cani, per aggiudicarsi anche il più piccolo boccone di una ciotola troppo stretta.

Poi, se arriverà il piatto ricco, costituito dall'osso più succulento, Joan Mir lo azzannerà senza senso del peccato né indugio. Sì, ma arriverà tutto questo? Se nel 2020 la caccia alla posta massima era feroce, adesso è addirittura spietata. In Suzuki se ne sono accorti e, al momento, meno male che almeno il numero 36 riesca a rimanere costantemente tra i migliori.

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