Lo scriviamo da tempo, che il modo di interpretare le gare da parte di molti dei piloti della Moto3 è totalmente sbagliato. A Barcellona è andato in scena il peggio di tutto il repertorio: le serpentine sul rettilineo, le entrate troppo dure, le staccate evidentemente troppo profonde per rimanere in pista, i giri più lenti di quattro secondi per non far prendere le scie ma anche le frenate improvvise per controllare le posizioni degli avversari attraverso i maxi-schermi e le tornate decisive fatte invece a ritmi da MotoGP. Per poi ritrovarsi sul podio con le t-shirt dedicate a Jason Dupasquier. Circondati dai volti sorridenti di chi, invece, dall’alto del suo ruolo, dovrebbe redarguire.

Lo diciamo con fermezza: l’incidente che ha coinvolto il giovane pilota svizzero al Mugello è stata una tragica fatalità ma correre con questo tipo di atteggiamento vuol dire esporsi troppo. Avvicinarsi troppo a quel rischio. Va bene tutto, fino a un certo punto. Qualche pilota del paddock ha detto che fino a dove non arriva una regola, è tutto ammesso. E allora, aggiungiamo noi, è il caso che la Direzione Gara intervenga in questo senso. In modo duro e deciso. Bene ha fatto a usare parole forti a fine gara e a minacciare di squalifica dal prossimo round nel caso in cui si dovesse ripresentare il problema. Ma adesso, eventualmente, devono seguire i fatti. E noi di Motosprint saremo lì a ricordarlo, se servirà. 

E poi, è evidente la necessità di una riflessione sulla classe di accesso del Mondiale: tra sportellate e serpentine più o meno lecite, lo spettacolo c’è ma latitano i contenuti tecnici e sportivi. La griglia è piena di piloti con più di sei anni di esperienza (dovrebbe essere propedeutica e formativa, invece c’è chi ci costruisce una carriera)  e degli ultimi sei campioni, tre non hanno fatto il salto di qualità passando di categoria. 

Su Quartararo, invece, si è detto tutto e più di tutto in queste ultime ore. Noi ci limitiamo a sostenere che un pilota non può correre a petto nudo a 300 km/h. Ci sono norme scritte (queste, sì) che lo proibiscono. Ci riempiamo la bocca con la parola sicurezza ma che messaggio mandiamo a chi non ci conosce o a chi utilizza stupidamente ogni pretesto per criticare il nostro sport? 

Leggo sui social di ex-piloti criticati per aver appoggiato la sanzione al francese: “Quarant’anni fa non parlavi così, correvi senza saponette né paraschiena mentre adesso non difendi chi guida da eroe”. E meno male, direi. Evidentemente la sicurezza ha fatto passi da gigante anche nel modo di concepire questo sport. L’eroismo lasciamolo ai medici e ad altre categorie di professionisti, per cortesia.

Aggiungiamo, infine, che indipendentemente dalla natura volontaria o meno del gesto, Fabio andava fermato prima, durante la gara. L’errore l’ha commesso la Race Direction e la penalità retroattiva di tre secondi è stato come chiudere la stalla con i buoi ormai scappati…

MotoGP, Quartararo penalizzato di (altri) 3 secondi: “Congratulazioni a chi va a lamentarsi”