Nella MotoGP del Sachsenring, Marc Marquez ha ritrovato la situazione che più gli piace, cioè, correre in moto lottando per la vittoria. Conducendo il Gran Premio di Germania, l'otto volte iridato ha - finalmente - capito di potercela fare, infatti ha sfoderato un passo monstre proprio quando il resto del gruppo tentenneva.

Sicchè, alla fine dei 30 giri programmati, lo spagnolo del Repsol Honda Team ha potuto togliersi di dosso tutto quanto accaduto in nove mesi: infortunio, dolore, illusione, tentativo di ritorno, disillusione, dolore, operazione chirurgica, fastidio, frustrazione, dolore, nuovo e vano tentativo, ulteriore intervento in sala operatoria, infezione, dolore, noia, sacrificio, paura, critiche spietate e suggerimenti dei vari blogger.

Questa lunga lista di emozioni ed avvenimenti ha ricordato la storia di Michael Doohan, pluricampione Classe 500, conciato male a seguito di un volo rimediato ad Assen nel 1992. Pure per il fenomenale australiano l'inferno ed il purgatorio anticiparono il Paradiso. Entrambi griffati HRC, MM93 e Mick ebbero tuttavia storie simili ma diverse.

Mick, stesse paure di Marc: il Mugello fu un toccasana per Doohan


Le colline toscane ospitavano il Gran Premio di San Marino, nono appuntamento stagionale del Motomondiale. Il paddock dei prototipi offriva davvero reali prototipi, tutti motorizzati due tempi, che echeggiano nella valle del Mugello. Quella domenica 18 luglio 1993 si rivelò un tappa fondamentale nel cammino di Doohan.

Michael che, appunto, aveva ripreso a camminare da poco. Quanto successo al Van Drenthe circa 12 mesi addietro, lo segnò fisicamente e psicologicamente, limitandolo nelle azioni in sella, riassaporate solo dopo aver flaggato la lista di voci già letta tre paragrafi qui sopra.

Al pari di Marc, Mick non seppe, in primis, se sarebbe tornato a condurre una vita normale dal punto di vista funzionale. Perché se il numero 93 temeva di non poter più usare il braccio evitando fastidi e limiti, il talento Down Under zoppicò per mesi ed anni interi ed ancor oggi claudica vistosamente. 

Manettino magico


Lì al Mugello, il team HRC Rothmans perfezionò un dettaglio tecnico già usato da Doohan nelle uscite precedenti. Sulla NSR numero 2 venne montata una leva, piccola. Chiamiamolo manettino. Questo particolare sostituiva il pedale che - normalmente - azionava il freno posteriore della motocicletta di Michael.

L'australiano non riusciva ad usarlo e la sua postura in sella rimane tuttora una delle più originali ed asimmetriche. Oltretutto, redditizia. perché dal Mugello in avanti la storia del pilota di Brisbane stava preparando i capitoli più belli. Ci era andato vicino, lui, al sucesso, non toccato prima di metà 1993.

Una grande imbarcata, innescata dalla perdita di aderenza della ruota posteriore, l'ottimo controllo per recuperare l'assetto e rimettersi in carreggiata: nel duello condiviso insieme a Kevin Schwantz. Doohan usò il mestiere che già deteneva, sfruttando anche il lavoro del citato manettino, azionato dal pollice della mano sinistra. Dopo più di un anno, vincendo, il portacolori Honda si sbloccò e per la concorrenza cominciarono i dolori.

"Unica" differenza: prima dello stop Marc aveva già vinto titoli


Nonostante il sottotitolo appena letto, giuriamo che il ventottenne di Cervera abbia ancora una gran fame. Lo si è visto bene e ci vuole poco a capirlo. Altrimenti, avremmo da parte sua sentito frasi uguali a quelli pronunciate da Doohan: "Dopo Assen soffrii così tanto che, se già avessi centato almeno un Mondiale, mi sarei fermato".

Per Mick non era così, ecco perché la forzata attesa lo spronò a gettare il cuore oltre l'ostacolo: "Non volevo ritirarmi senza la posta massima portata in Australia. Giammai. Vincere al Mugello mi dette la convinzione di avere le doti per battere tutti. Dal 1994 in avanti, riuscii a trarre dalla pista quanto mi era mancato nelle stagioni precedenti".

Quindi, Doohan mise in fila cinque allori consecutivi della mezzo litro, la vera Regina del motosport a due ruote. Lui, come Marc, passò dall'inferno e soffrì. Poi, si annoiò nel purgatorio, pregando e impegnandosi per tornare. Il Paradiso si aprì definitivamente dal successo di quell'estate 1993. 

Immaginate se... 8+5=13


Immaginate se Marc, una volta sbloccatosi, potesse ripetere quanto fatto da Mick. Cioè, iniziare a vincere tantissimo, collezionando gradini più alti del podio e conseguenti titoli mondiali. Caspita, sarebbe veramente una storia incredibile, perché Marquez ha già in bacheca coppe relative ad otto affermazioni iridate.

Stiamo parlando di un pilota "cattivo", determinato, pronto a tutto pur di figurare in cima alla lista dei cronologici di una singola FP1, figuriamoci quando si parla di gara con relativi punti da assegnare. Del resto, volerci provare sempre e comunque è la caratteristica peculiare dei campioni.

Perciò, sempre immaginando, pensate se alle otto ne aggiungesse cinque. Lo stesso numero di mondiali vinti dall'australiano. La somma totale toccherebbe quota tredici, vero record per un professionista dell'era moderna. Ovviamente, tutto questo rappresenta fantasia, ma... avete visto come Marc ha battuto tutti ieri al Sachsenring?

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