Pier Paolo Bianchi: “Misano, casa mia, ma non troppo”

Pier Paolo Bianchi: “Misano, casa mia, ma non troppo”© Fraternali

Il romagnolo, tre volte iridato, puntualizza: "Per chi insegue il Mondiale, non esiste la pista preferita, serve andare forte ovunque. A Misano ho vinto tre volte, ma il ricordo più forte è legato al 1985, con il titolo 125 che mi sfuggì all’ultima gara per un guasto..."

Dario Ballardini

4 settembre

Chi vuole vincere un Mondiale lo ha ben chiaro: la pista di casa non esiste. E nella testa del pilota non deve esistere nemmeno la pista più o meno favorevole. L’opinione è autorevole: Pier Paolo Bianchi è tre volte campione del Mondo della 125 e abita a una quindicina di chilometri dal circuito di Misano, ha girato su quella pista fin da quando è stata aperta e vi ha vinto tre volte quando ancora si correva in senso opposto. Ma che per lui lì le cose fossero più facili che altrove, non lo ha pensato mai. “Per me la costruzione del circuito è stata una manna dal cielo perché non dovevo più allontanarmi tanto per andare a girare – spiega – ci vivevo dentro e lo conoscevo come le mie tasche. Però non correvo contro degli sprovveduti, erano piloti bravi come e più di me, e quando lotti per un Mondiale devi andare forte in tutti i posti. I rivali non conoscevano la pista come me, ma dopo poco andavano forte lo stesso; d’altronde quando si andava a correre in Spagna mica partivo perdente perché non ero spagnolo!”.

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Le tre vittorie ottenute a Misano


È altrettanto vero, però, che i tre successi ottenuti da Bianchi sul circuito di casa sono stati tutti particolarmente significativi. Curiosamente uno soltanto in quella che era la sua cilindrata preferita, la 125. Avvenne nel 1980, l’appuntamento italiano del Mondiale si chiamava ancora GP Nazioni e quell’anno, cancellata per neve la prima prova prevista a Salisburgo, aprì il campionato. Il super favorito era Angel Nieto, campione mondiale in carica in sella all’imbattibile Minarelli, ma fu vittima di un inconveniente grottesco: per un difetto, l’imbottitura del casco gli scendeva davanti agli occhi e arrivò soltanto quinto. La gara non ebbe storia, Bianchi in sella alla MBA ufficiale dominò, vincendo con 20 secondi di vantaggio. Fu di buon auspicio, perché quell’anno conquistò il suo terzo titolo mondiale.

Sul circuito di Misano si disputò anche la prima prova in assoluto del neonato Mondiale della classe 80 cm³, che aveva appena sostituito la 50. Correva l’anno 1984 e fu il secondo successo iridato di Bianchi sul circuito a due passi da casa. “La mia cilindrata è sempre stata la 125, fin dal 1974, ma per quel 1984 non avevo una moto e quando l’ingegnere Jörg Möller mi chiamò alla Huvo-Casal andai volentieri. Per me era un’avventura tornare dopo una decina d’anni a correre con una cilindrata così piccola, sicuramente più impegnativa e più difficile della 125. Tanto più che andavo contro gli specialisti di quella categoria: Dörflinger, Abold, Martinez. Guidavano le Krauser e le Derbi che già nella 50 lottavano per vincere, mentre la mia era una moto nuova. Però l’aveva fatta Möller con i meccanici ex Van Veen, la squadra che aveva gestito la Kreidler ufficiale; quindi era una buona base, l’incognita era piuttosto il pilota. Invece vincemmo alla prima gara! Fu una bella sorpresa per tutti. La settimana dopo, in Spagna, vincemmo un’altra volta e cominciamo a illuderci anche per il campionato, ma il titolo andò a Dörflinger che guidava la Zundapp. Io finii al terzo posto, che comunque fu un gran bel risultato”.

La terza vittoria iridata arrivò nel 1986, sempre nella classe 80, alla penultima prova del campionato. Anche questa volta fu fonte di illusioni. “Non avrei più voluto fare la minima cilindrata, ma in 125 correvo con la MBA del Team Elit e montavamo cilindri e marmitte costruiti da Jörg Seel; ce li faceva pagare meno a patto che io corressi con la sua 80 cm³. Quella di Misano fu una grande vittoria, andai fortissimo io e andò fortissimo la moto. Dato che il Mondiale stava per passare alle 125 monocilindriche, Seel ne fece una partendo dalla sua 80: stessa moto ma con le gomme più larghe e 125 di cilindrata, aveva parecchi cavalli in più. Forse ci montammo la testa, avevamo già fatto i nostri programmi: ‘Se la 80 va così, quando c’è la 125 facciamo il Mondiale con Seel’. Avevamo previsto tutto. Invece quando la provai a Rijeka e anche su altre piste i tempi non c’erano, la 125 andava più piano della 80. Forse era nata male. In conclusione, venne abbandonato tutto”.

Il Mondiale perso


Difficile dire quale sia stata la gara più significativa per Bianchi. Ma conviene risparmiare la fatica: nessuna delle tre. L’avvenimento che più mi ricordo di Misano è quello dell’85, quando ho perso quello che sarebbe stato il mio quarto titolo mondiale". 

"Era già vinto, il fatto che diventassi campione era quasi scontato ed era tutto pronto per la festa. Invece a tre giri dalla fine la mia moto si fermò e vinse il titolo Gresini. Ero stato in testa alla classifica per quasi tutto il campionato. Non si era mai fermata, prima! I Mondiali sono di chi li vince ma quella volta lo buttammo via noi. E fummo anche sfortunati perché di solito quando grippi riesci a riaccendere il motore e qualche giro lo puoi fare, la moto va più piano ma finisci la gara. Invece si bloccò e non si mosse più. Quel titolo era il mio ma non dovevo vincerlo. È il ricordo più brutto che ho di Misano, tanto che mi dà ancora più fastidio parlarne adesso di quanto non me ne desse il giorno che persi il Mondiale. Allora la presi… bene: ‘È andata così, chiuso’. Ma a ripensarci adesso…”.

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