Misano 1984: Fausto Ricci, buona la prima

Misano 1984: Fausto Ricci, buona la prima© Fraternali

Il romagnolo conobbe Misano da spettatore e vi trionfò al proprio debutto nel Mondiale 250, nel 1984: "La pista che girava in senso antiorario era favolosa, anche se l’asfalto era scivoloso e sul bagnato non stavi dritto..."

Dici Fausto Ricci e pensi al GP Nazioni del 1984 classe 250, quando vinse con nove secondi di vantaggio su Martin Wimmer e 14 secondi su un certo Wayne Rainey. Un risultato fenomenale perché quella gara rappresentava l’esordio nel Mondiale del pilota di Alfonsine (Ravenna). Eppure questo non è l’unico dolce ricordo di Ricci riguardo a Misano. “Il mio battesimo in pista, a febbraio del 1980, prima che compissi 19 anni, fu proprio a Misano: per gareggiare ci voleva la firma dei genitori e i miei non volevano così dovetti attendere la maggiore età. La moto, una Laverda 500, con motore bicilindrico due tempi, me la diede un signore di Alfonsine, Bruno Galanti, che presi per sfinimento”.

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Misano, feeling a prima vista


Come andò?

“Pensavo di aver sbagliato a guardare i tempi perché risultavo più veloce del pilota che utilizzava l’altra moto del mio compaesano, invece era tutto vero. Così partecipai al Trofeo Laverda e siccome eravamo 120 iscritti c’erano anche le batterie. All’esordio a Misano in gara, ad agosto, feci terzo in batteria ma poi vinsi la finale”.

Mica male come inizio.

“Un mese dopo corremmo ancora a Misano e vinsi nuovamente. Poi ci fu una terza gara a Misano ma feci terzo. Sempre a Misano, nel 1981 vinsi una gara del Trofeo Laverda e nel 1982 una gara del Trofeo Colucci, con una Yamaha 500. Invece nel 1983 fui secondo su questa pista sia nell’Italiano 250 che nell’Europeo 250. Per me era come giocare in gara”.

In che senso?

“Misano la conoscevo bene da spettatore, perché talvolta in motorino talvolta in autostop andavo a vedere le prove e le gare dell’Italiano, che all’epoca era stupendo, con i migliori al Mondo. Giravo tutte le curve e guardavo dove i piloti mettevano le ruote, non c’erano i video per studiarsi il tracciato”.

E poi arrivò il 15 aprile 1984. Cosa ricordi di quel giorno?

“Era il secondo GP della stagione, il primo in assoluto per me, perché in Sud Africa non andammo dato che non avevamo i soldi e la moto non era pronta. Se fossimo andati ci saremmo giocati tutta la dote stagionale poiché avevamo un budget limitato”.

Misano fu il tuo esordio nel Mondiale.

“Nessuno si aspettava niente anche se ero sempre fra i più veloci su quella pista, dato che era pure il tracciato su cui mi allenavo. In qualifica feci il terzo tempo, a un centesimo da Herveh che aveva una moto velocissima ma svantaggiata nella parte guidata e a 12 dal francese Mattioli”.

Nonostante un team ridotto all’osso.

“Eravamo soltanto io e il mio meccanico Benito Savoia, faceva tutto lui. Avevamo due paia di cerchi, uno per l’asciutto e uno per il bagnato. Gli scaldagomme non esistevano. Ci muovevamo con un Daily che trainava una roulotte. In trasferta andavamo in tre, con mio padre che faceva da mangiare. Però erano momenti troppo belli”.

E la Yamaha non era nemmeno tua.

“L’anno prima avevo chiuso al terzo posto l’Europeo della 250 con il Team Italia. E pertanto alla vigilia di Misano ricevetti in uso una Yamaha 250 nuova, la ritirammo la settimana prima a Fiumicino e feci il rodaggio a Misano. Le montai i cerchi che avevo sulla Yamaha dell’82 e allungai i rapporti, serviva una prima lunga”.

Dormisti la notte prima della gara?

“Come le altre volte, anche se il Mondiale lo senti, specialmente nel giro di ricognizione quando vedevo tutta quella gente, un’emozione unica”.

Raccontaci lo svolgimento della gara.

“Passai in testa dopo due giri, poi arrivarono Carlos Lavado che era il campione del Mondo in carica e Massimo Matteoni. Andammo in fuga, avevamo un buon vantaggio, ma quando mancavano tre giri alla fine tutti e due caddero nel sorpasso dei doppiati. Avevo 6-7 secondi di vantaggio, ma continuai con lo stesso passo, per non commettere errori”.

Cosa provasti sul podio?

“Quando accade non te ne rendi neanche conto. Alla prima gara del Mondiale poi, è una cosa caduta dal Cielo. Ricordo che mi girai e c’era il babbo del povero Renzo Pasolini che mi diceva 'Guarda che hai vinto' perché mi vedeva serio, ma a me non piace gioire, non sono uno da esultanze, conta star bene con me stesso”.

Chi c’era quel giorno a vederti?

“Il mio babbo, mia mamma, mio fratello, e tutti i miei amici di Alfonsine, dove vivo tutt’ora, era pieno di miei concittadini. Anche perché nelle settimane precedenti avevo vinto la prima gara dell’Italiano a Vallelunga ed ero giunto secondo alla 100 Miglia di Imola”.

Nel 1985, passato alla Honda, a Misano ti classificasti sesto.

“Una delusione, perché avevo il secondo tempo in qualifica dietro Lavado ma in molti giri quando affrontavo la Brutapela mi entrava la folle, anziché la prima. Era già accaduto nel warm up, quando provai gli stivali nuovi con il rinforzo all’alluce che mi portò l’Alpinestars. Mi fecero credere che fossero quelli e invece in gara, pur usando gli stivali vecchi, il problema si ripresentava. Sbagliai a non impormi”.

Brutapela, una curva da sogno


Meglio la Misano attuale oppure quella dell’epoca?

“Non c’è confronto, anche se l’asfalto era scivoloso e sul bagnato non stavi dritto. Adesso giri in senso orario, ai tempi al contrario: prima venivi su tutto in accelerazione, alla vecchia Brutapela, facevi sinistra e destra e anche Barry Sheene veniva a vedere come la percorrevo. Non mi dispiace nemmeno quella di adesso, fino alla Quercia”.

La curva più bella di quella conformazione?

“La Brutapela, tutta in tondo, entravi in seconda, poi con la moto piegata la facevi in prima”.

E a fine 1986, sempre a Misano, non cogliesti la tua ‘sliding door’.

“L’ingegner Martini mi fece provare la Bimota perché voleva che facessi il mondiale Formula 1. Girai subito forte ma mi piacevano più le due tempi e rifiutai. Feci una cagata, sarei potuto andare nel mondiale Superbike e da quell’istante anche il mio feeling con Misano svanì: nel 1988 caddi mentre ero in testa in una gara dell’Europeo 250 e nel 1989 mi ruppi una clavicola in prova nel Mondiale 250”.

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