Quella non era una gara come le altre. Sulla griglia di partenza Jon Ekerold dondolava la moto tra le gambe per scaricare il nervosismo. Sandy cercava di tranquillizzarlo: lui guardò la moglie negli occhi e per tutta risposta sibilò: "O vinco o non torno!". Iniziava così quel GP Germania Ovest classe 350 ad alta tensione, ultima prova del Mondiale 1980. Il sudafricano e la sua Yamaha-Bimota contro Toni Mang e la sua Kawasaki ribattezzata con il nome dello sponsor, Krauser. Affiancati a parità di punti e di vittorie: chi arriva davanti è campione. Sfida all’ultimo sangue sul terribile tracciato del Nordschleife, il Nürburgring vecchio: quasi 21 chilometri di curve da ricordare. Ce n’erano 73, molte di esse erano pericolose. Fu l’ultima volta del Motomondiale su quel teatro affascinante: successivamente, si sarebbe corso soltanto sul circuito corto.

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Ekerold senza paura


Mang giocava in casa e le conosceva bene, quelle curve, ma Ekerold non aveva paura nemmeno del demonio. Ed era molto arrabbiato. Alla gara precedente, il GP Cecoslovacchia, si era presentato con parecchi punti di vantaggio e sperava di chiudere i giochi in anticipo, ma i suoi meccanici Gregg Irvine e Keith Petersen si erano visti rifiutare l’ingresso nel Paese perché sudafricani, e lui stesso aveva potuto passare la frontiera soltanto grazie al passaporto norvegese, ottenuto per via del padre. Orfana di meccanici, la sua moto a metà gara aveva cominciato a perdere potenza e Jon era sceso dalla prima alla decima posizione; Mang aveva vinto e adesso si trovavano alla pari. Con la differenza che la Kawasaki-Krauser ufficiale del tedesco aveva più motore della Yamaha-Bimota privata.

Non esistono più piloti come Ekerold, ex pugile arrivato al Motomondiale alla non tenera età di 28 anni, ma sostenuto da una forza di volontà mostruosa. Per le Case ufficiali era troppo vecchio e per giunta proveniva da un Paese reso impopolare dall’apartheid; ma lui, correndo da privato, in quell’agosto del 1980 era a un soffio dal tetto del Mondo. Quando era andato in Bimota a comprare la sua ciclistica, Giuseppe Morri, il socio che si occupava della parte commerciale, gli aveva proposto di acquistare anche il kit allestito da Massimo Tamburini per preparare il motore: cilindri, pistoni e tubi di scarico. Jon non lo aveva voluto ma nel primo Gran Premio della stagione, a Misano, era arrivato soltanto sesto. Il lunedì mattina era di nuovo nell’ufficio di Morri, aveva messo i piedi sul tavolo ed era stato mandato fuori. Poi la discussione era ripresa. “Dammi un motore!”. “No, non l’hai voluto e non te lo do più!”. Figurarsi…

I pezzi erano stati realizzati in fretta e furia per il secondo Gran Premio della stagione, in Francia; erano stati portati a Le Castellet in tempo per montarli nella notte tra venerdì e sabato, ed era arrivata la vittoria. Era stato lo stesso Ekerold a rifiutarli all’inizio, ma in sala stampa aveva preso Morri per il collo e ridendo gli aveva detto: "Devi augurarti che non mi manchino i punti di Misano". Al Nürburgring mancavano proprio quelli. E non c’era da sperare che Mang si sentisse appagato per aver già vinto con abbondante anticipo il titolo 250. Certo, c’erano anche gli altri: una prima fila da paura con Johnny Cecotto in pole position davanti a Jean-Francois Baldé, e poi Ekerold, Greg Hansford e Mang. Ma i duellanti non avrebbero tollerato interferenze nella resa dei conti, tant’è vero che al primo giro li avevano già staccati di una quindicina di secondi. Ekerold e Mang li lasciarono a litigare per il terzo posto mentre davanti loro se le davano di santa ragione. Ci fu un momento in cui il sudafricano era riuscito a racimolare un vantaggio di tre secondi.

Un epilogo da brividi


Incredibilmente Mang faticava a tenere il passo nell’inferno verde chiamato Nordschleife. Jon aveva il fiato corto al pensiero di avercela fatta, ma il batticuore si trasformò in un brivido lungo la schiena: la leva del freno anteriore diventava sempre più morbida, e arrivava vicina alla manopola. Un regalo insperato per il tedesco, che si rifece sotto, tornò al comando, cominciò ad allungare.In quei momenti mi sono sentito cadere il mondo addosso – ha raccontato poi Ekerold – ho cominciato a pinzare freneticamente sulla leva più per rabbia che per ragionamento, nella confusione devo avere anche dato qualche calcio al freno posteriore. Ma dopo qualche curva il freno anteriore ha ricominciato a funzionare bene”.

Probabilmente una banalissima bolla d’aria nel circuito idraulico, che a forza di pompare se n’era andata. Ekerold era indiavolato. “Mang non era lontano e sono riuscito a riprenderlo. L’ho affiancato, l’ho guardato negli occhi, e in quel momento ha capito non sarebbe mai diventato campione del Mondo”. Anche perché si era accorto che il suo avversario non faceva attenzione alle curve, ma soltanto al momento in cui lui afferrava la leva del freno; soltanto dopo Jon iniziava la sua staccata. Quando nei giorni precedenti andava ripetendo che dall’ultima curva sarebbe uscito primo, o non sarebbe uscito proprio, non scherzava. Mang lo lasciò andare. Ekerold tagliò il traguardo con un vantaggio di 1”25, vincitore della gara e del titolo, e fece appena in tempo a togliersi il casco. “Dopo l’arrivo ho vomitato i rospi!”. La bile, la rabbia che aveva covato dentro per quel GP, erano state la sua forza.

Morri ricevette la notizia dalla radio. “Non ero andato al Nürburgring perché ero convinto che in Germania, contro Mang e la Kawasaki, non avrebbe potuto farcela. Ero in macchina quando l’ho saputo, e mi sono messo a suonare il clacson per festeggiare. Avranno pensato che ero matto. Ekerold era un caratteraccio ma gli sono molto grato, per la Bimota fu una svolta. Ricordo quando ci venne a trovare dopo il titolo: in mezzo al ristorante si mise in ginocchio davanti a Tamburini pregandolo di fargli un telaio per la 500. Una scena incredibile per uno poco espansivo come lui”. Uno che due anni dopo, finalmente diventato pilota ufficiale, conquistò il primo punto in 500 GP per la Cagiva.

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