Mattia Pasini: “Vincere a Misano nel 2007 fu un'emozione clamorosa”

Mattia Pasini: “Vincere a Misano nel 2007 fu un'emozione clamorosa”© Milagro

Il pilota che vive a due passi dal circuito si aggiudicò il primo GP dopo il ritorno del Mondiale, nel 2007 in 125: "Ero già felice di poter gareggiare a Misano, la vittoria fu un’ulteriore emozione clamorosa. Correre qui è speciale, è un bel modo per onorare il mio amico Sic"

22 ottobre

Non poteva che essere lui, il 2 settembre 2007, a vincere la prima gara del Motomondiale nella nuova Misano, la pista che – girando questa volta in senso orario – era rientrata nei GP dopo 14 anni. Perché definire quello romagnolo come il circuito di casa di Mattia Pasini sarebbe un eufemismo da record, e non soltanto per ciò che riguarda direttamente il pilota riccionese. Pasini, che vive a quattro chilometri dall’ingresso di via Daijiro Kato, è figlio di Luca, che da pilota si meritò l’appellativo di “Re di Misano” nelle categorie nazionali. In più Mattia è stato uno degli amici più stretti di Marco Simoncelli (e il simbolo del SIC se l’è tatuato sul polso sinistro), a cui è dedicato il circuito.

L’intitolazione a Marco Simoncelli è stata un’iniziativa bellissima - dice Mattia, 12 successi e 30 podi nel Mondiale - e per me ha sempre rappresentato una spinta ulteriore per andare forte, per onorare il nome di Marco. Un valore aggiunto per un luogo fondamentale per la mia vita”. Per Pasini, la pista al centro di quella “terra de mutor” che ha dato i natali a innumerevoli piloti delle ultime generazioni, non ha segreti. E oltre a ricordare il suo trionfo del 2007, gli abbiamo chiesto come si guida sul tracciato romagnolo. “Dico subito che l’asfalto nuovo mi è piaciuto, c’è molto grip: un lavoro di altissima qualità. La pista è un biliardo e ed è più veloce per tutti”, spiega.

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I segreti del tracciato


Mattia, come si va forte a Misano?

“La prima parte, fino alla Curva 6, è molto tecnica: la staccata dopo il rettilineo dei box è da interpretare, si può ‘sacrificare’ Curva 1 per fare meglio la curva immediatamente successiva a sinistra, che è tortuosa, e poi arriva la bellissima accelerazione di Curva 3, a destra, dove si fanno dei traversi mostruosi. Le tre Curve del Rio sono strette e tecniche, in particolare la 6, a sinistra, che ti lancia bene sul dritto”.

Verso la Quercia.

“È una curva stop-and-go, a sinistra, e ti conduce al Tramonto, una curva diventata particolare, perché consente mille traiettorie. In uscita, arriva un tratto che è da pelo sullo stomaco anche nella nuova versione: il curvone veloce con la Moto2 si fa in pieno se si sfruttano i cordoli esterni, è uno dei punti da brivido del Mondiale, perché entri in sesta marcia a 260 orari”.

Si arriva alle Curve del Carro, e all’ultimo segmento della pista.

Si entra fortissimo, si sfrutta il “’banking’ e si fanno dei traversi importanti. Il tornante è un po’ sacrificato per noi con le moto, è molto stretto. Poi arrivano le ultime due curve a sinistra, che hanno il loro fascino: nella Misano 1 si entra senza freni, facendo scorrere, e poi l’ultima ti immette sul traguardo”.

In quale tratto ti sei sempre sentito forte?

“Tramonto, Curvone e Carro”.

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A quando risale la tua prima volta nel paddock di Misano?

“Avevo meno di un anno. Il primo ricordo è invece legato al 1989, o forse il 1990. Mio babbo guidava una Honda RC30, e alla fine di una giornata con la pioggia facemmo una foto assieme nel paddock: lui con la sua moto, io con la mia motina, una replica della sua”.

Luca era il “Re di Misano”?

“Vinceva spesso, soprattutto con le derivate di serie, ha conquistato titoli nella 750 Sport Production e nella Supermono. Si parla, ovviamente, di quando il circuito girava in senso antiorario: con tutto il rispetto, era il mio preferito. Chiunque abbia girato in entrambe le versioni di Misano, lo confermerà: una volta il curvone veloce era in accelerazione in piega a sinistra, il Tramonto e la Quercia erano una goduria. Detto questo, è fantastica anche la versione odierna, non fraintendetemi”.

Si gira in senso orario dal 2007, tu invece quando hai debuttato in pista a Misano?

“Il 13 agosto 2000, il giorno del mio 15° compleanno, nell’Aprilia Challenge. Venivo dal mio incidente (una lesione permanente al braccio destro, ndr) e avevo ricominciato dalle Minimoto, e non tutti credevano che potessi guidare le moto grandi. E invece…”.

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Il primo a vincere in senso orario


E invece sei stato il primo a vincere nella nuova Misano, proprio nel 2007.

“Un’emozione clamorosa, perché vivo a due passi dal circuito, ed ero entrato qui per la prima volta più di vent’anni prima…”.

Un successo per distacco, precedendo Gabor Talmacsi e Tomoyoshi Koyama: la festa fu con la famiglia e gli amici, ma non soltanto.

“Sì, fu un trionfo anche per l’Aprilia, perché con quella vittoria – la numero 100 per loro nel Mondiale 125 – arrivò con largo anticipo anche il Mondiale costruttori. Proprio a vent’anni dal primo GP iridato vinto dall’Aprilia, con Loris Reggiani, ovviamente a Misano”.

Cosa ricordi di quel 2007?

“In realtà ricordo soprattutto l’euforia quando mi dissero che il Mondiale sarebbe tornato a Misano. Un’euforia comune a tutti i piloti nati in quest’area, perché sulle ruote alte siamo cresciuti tutti a Misano. Ebbi subito l’opportunità di fare un giro in pista con una Yamaha R6 stradale, c’erano anche Valentino Rossi e Loris Capirossi. Quel 2007 fu un anno particolare, ero molto forte e vinsi quattro gare, ma non riuscii a conquistare il titolo (che andò al compagno di Marca Talmacsi, ndr) anche per via della cattiva sorte”.

Negli anni successivi, però, non è andata altrettanto bene a Misano.

“Nel 2008, in 250, ero al comando e stavo cercando la fuga, ma Hector Barbera mi stese al Curvone… L’anno dopo proprio lui mi batté per quattro centesimi, nel 2010 da wild card scivolai quando ero quinto. Nel 2017 partivo in pole ma la domenica venne il diluvio, le condizioni erano impossibili. Nel 2018 sono stato quarto, l’anno scorso poteva essere un bel weekend, ma il venerdì sono caduto e mi sono rotto una vertebra”.

La gara più bella è quella che hai vinto, ovviamente, ma da spettatore, quale GP ricordi di più?

“Le vittorie di Valentino a Misano sono sempre un evento di enorme portata. Ma ricordo bene anche il 1993, purtroppo con l’incidente di Wayne Rainey”.

Qual è il pilota più forte tra le curve di Misano?

“Modestamente farei il mio nome… Sono uno dei migliori, dai, e comunque quando giriamo con le R1, è impressionante anche Luca Marini”.

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