Duelli da leggenda: Max Biaggi e l'indimenticato Ralf Waldmann

Duelli da leggenda: Max Biaggi e l'indimenticato Ralf Waldmann© Milagro

Biaggi si aggiudicò due Mondiali consecutivi all’ultimo GP: stesso rivale, l’indimenticato Waldmann, medesimo Paese, l’Australia, ma piste differenti. E nel mezzo, il passaggio dall’Aprilia alla Honda

Arrivare alla fine di un campionato e giocarsi il titolo all’ultimo GP, come se l’intera stagione si fosse trasformata in una gara secca. Servono nervi saldi per affrontare sfide del genere, dove in un attimo si può diventare campioni del Mondo o primi dei perdenti. Questa situazione si prospettò a Max Biaggi sia nel 1996 che nel 1997. Due sfide secche per il titolo, nelle quali il romano tornò Corsaro, per due vittorie storiche. In entrambe le occasioni Biaggi duellò con l’indimenticato Ralf Waldmann, scomparso nel 2018: la prima volta con moto diverse – Aprilia per Biaggi, Honda per il tedesco – poi entrambi sulla Honda, con Max desideroso di dimostrare che l’anno prima il Mondiale era arrivato in casa Aprilia perché era stato lui a fare la differenza. Il teatro del duello fu sempre l’Australia, nel primo caso a Eastern Creek, nel secondo a Phillip Island. Biaggi e Waldmann vinsero un GP a testa – con il rivale secondo – ma in entrambe le occasioni il titolo fu di Max.

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Il brivido del 1996


Quella del terzo titolo nella 250 fu una stagione complicata per Biaggi. E dire che era iniziata nel migliore dei modi, inanellando vittorie e accumulando un vantaggio di ben 69 punti sugli avversari. Ma poi arrivarono tre cadute nello spazio di cinque gare, a Zeltweg (nella carambola con Olivier Jacque), Imola e Rio de Janeiro, unite alla rottura con l’Aprilia. Improvvisamente il terzo Mondiale consecutivo non sembrava più così a portata di mano. Invece a Eastern Creek, dove si arrivò con Biaggi a +1 su un Waldmann reduce da undici podi consecutivi, il Corsaro vinse d’autorità il Gran Premio e l’iride, entrando nella leggenda: prima di lui, infatti, soltanto Walter Villa era riuscito a vincere tre mondiali nella 250 (nel 1974, 1975 e 1976). Alla fine della stagione 1996, Biaggi si ritrovò secondo soltanto a Phil Read, vincitore di quattro Mondiali della categoria intermedia.

Alfa e Omega


Per arrivare a questo punto, Biaggi seppe gestire alla perfezione il GP conclusivo di quel 1996. Il romano iniziò bene il weekend fin dalle qualifiche, strappando la pole position con il crono di 1’31”718. Waldmann staccò il quarto tempo, unico tra i primi 20 a non migliorare il crono nel secondo turno di qualifiche. Tra loro si piazzarono il francese Jacque e il tedesco Jürgen Fuchs, tutti su Honda. Dopo Biaggi, la prima Aprilia fu quella di Roberto Locatelli, ottavo. Si corse sull’asciutto – la pioggia era arrivata soltanto nella notte precedente – e Biaggi scattò bene, Waldmann gli si incollò in scia, mentre Jacque, Fuchs e Tohru Ukawa non riuscirono a far parte della bagarre: il duello per la vittoria era riservato soltanto ai contendenti al titolo. Il vincitore del GP si sarebbe preso anche il titolo. Per otto giri Max fece la lepre, poi decise di lasciar passare il rivale sul rettilineo.

E con estrema lucidità Biaggi studiò il tedesco, per tornare al comando e inanellare giri veloci, fino ad accumulare un vantaggio di quasi quattro secondi. A quel punto Waldmann fu costretto a deporre le armi. Il terzo, Jacque, si piazzò a oltre 18” da Biaggi. La seconda Aprilia al traguardo, con Locatelli, fu nona a 46”. Max si prese il titolo con sei punti su Waldmann. E proprio Eastern Creek segnò l’inizio e la fine del triennio di dominio di Biaggi e dell’Aprilia: qui era arrivato il successo nel primo GP del 1994 e qui arrivò il trionfo – il 22° per il binomio che rese Max il Corsaro Nero – nell’ultimo.

Gioia incontenibile


“Diventare campione del Mondo per la terza volta era veramente il mio sogno” disse Max Biaggi a Motosprint dopo la vittoria. “Mi sono reso conto di provare una grande emozione, una gioia incontenibile, mentre percorrevo il giro d’onore. Non riuscivo più a far nulla, né ad accelerare né a frenare, ero come inebetito da quello che mi stava succedendo. È stato sicuramente il momento più bello della mia vita aggiunse Biaggi, all’epoca 25 anni.

La belva affamata


Le persone vicine a Max capirono subito il valore di questo titolo mondiale. “Max nella vita non ha mai avuto la ‘pappa pronta’ e ha dovuto e deve continuamente conquistare le sue certezze” rivelò a Motosprint l’indimenticato presentatore TV Fabrizio Frizzi, grande amico di Biaggi. “Ha un senso di rivalsa contro qualcosa che soltanto lui sa; per questo vuole dimostrare, a se stesso prima che agli altri, di essere una persona forte. Come pilota è un grandissimo professionista, uno che non dà nulla per scontato e che fisicamente si prepara sempre di più e meglio dell’anno precedente. Quando sale sulla moto è una belva che si alimenta dei suoi successi, ma quando sveste i panni del pilota è un ragazzo eccezionale, dalla personalità complessa, ma di gran de tenerezza, è affettuoso, sensibile.

La lucidità del 1997


Dopo lo storico passaggio dall’Aprilia alla Honda, Biaggi tornò a lavorare con il team di Erv Kanemoto, per cui aveva corso già nel 1993. E il secondo debutto sulla NSR 250, in Malesia, fu subito vincente. “Quella vittoria, rifilando un secondo in prova al secondo miglior pilota Honda e non so quanti all’Aprilia, mi fece capire di poter vincere il Mondiale” disse Biaggi alla fine della stagione. Per arrivare al successo, però, la strada non fu semplice, anche per via di una concorrenza agguerrita, con il compagno di squadra Waldmann e l’altro pilota Honda Jacque, e con la coppia Aprilia formata da Tetsuya Harada e Loris Capirossi, tornato in 250 proprio per sostituire il grande rivale Biaggi. Si arrivò a Phillip Island con Biaggi a +6 su Harada e +7 su Waldmann, merito del sorpasso di Max in Indonesia, dove conquistò il quinto successo stagionale (compresa la doppietta italiana, al Mugello e Imola). Al romano sarebbe bastato un secondo posto, e tanto fece. Il GP Australia iniziò con la pole position di Biaggi, in 1’34”789, rifilando oltre tre decimi a Waldmann. Alle loro spalle, a oltre un secondo, Harada. Al via Waldmann e Biaggi fecero subito il vuoto mentre Harada pagò la botta rimediata il sabato in prova, e non riuscì a emergere dal gruppo, e si ritrovò a lottare con una wild card decisamente veloce, un tale Troy Bayliss (con la Suzuki) che di lì a poco avrebbe fatto parlare di sé con le quattro tempi...

Waldmann si mostrò subito veloce e preciso, persino troppo: il suo ritmo si rivelò talmente elevato che nessuno, tranne Biaggi, riuscì a sostenerlo. E al tedesco sarebbe invece servito un pilota in grado di precedere Max. Gli inseguitori, capitanati da Jacque, chiusero con oltre 27 secondi di distacco. Il secondo posto bastò al romano per vincere il quarto Mondiale consecutivo, con soltanto due punti di vantaggio su Waldmann. “Più che vincere la gara cosa dovevo fare?” disse il tedesco. “Nemmeno per un momento ho pensato di aspettare gli altri piloti. Io volevo arrivare primo a tutti i costi per dimostrare la mia forza”. Per Biaggi, l’irripetibile carriera in 250 – con quattro titoli consecutivi e ben 29 gare vinte – si chiuse da campione del Mondo.

“Fatemi volare qualche ora”


Alla fine del GP Australia del 1997 la soddisfazione di Max Biaggi fu incontenibile. “Lasciatemi volare per qualche ora, poi quando tornerò sulla Terra riuscirò a parlare” disse all’inviato di Motosprint. “È il mio quarto titolo, sicuramente il più sofferto. Siamo partiti alla grande in Malesia per poi passarne di tutti i colori durante una stagione lunghissima. Alla fine sono riuscito a sfruttare la mia miglior qualità: quella di non mollare mai, nemmeno quando tutti mi davano per sconfitto. Ho vinto una scommessa che soltanto quattro gare fa sembrava impossibile”. A quattro GP dalla fine della stagione, infatti, Max era a 22 punti da Harada: il Mondiale sembrava compromesso.

Questo suo titolo ebbe un sapore ancora più dolce, perché fu una rivincita su chi diceva che l’Aprilia era la moto più veloce e che chiunque sarebbe riuscito a vincere con la moto di Noale. Fu la vittoria dell’uomo Max Biaggi. Che con l’Aprilia tornerà a correre e a vincere, conquistando due titoli in Superbike nel 2010 e nel 2012. E oggi Max è anche brand ambassador della Casa di Noale. Perché come dice la canzone di Antonello Venditti “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

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