Duelli da leggenda: Portimao 2020, i trionfi di Bastianini e Arenas

Duelli da leggenda: Portimao 2020, i trionfi di Bastianini e Arenas© Milagro

L’esito dei duelli di Portimao 2020 è stato indirizzato dalle qualifiche, con la risalita di Bastianini e l’erroraccio di Arbolino. Il riminese è diventato campione del mondo Moto2 davanti al futuro compagno di team Marini. Il milanese, beffato da Arenas in Moto3, ha perso il titolo anche in... viaggio

4 novembre

Un anno condizionato da un fattore esterno, la pandemia, e una stagione compressa in quattro mesi, non potevano che avere un epilogo particolare. Anche perché, fedele all’unicità dell’annata, l’ultima e decisiva tappa è stata su un circuito che debuttava nel Motomondiale, Portimao, tutt’altro che semplice da “domare”. Moto2 e Moto3, le due classi che ancora dovevano designare il campione, sono state un thriller che a conti fatti si è risolto in anticipo, cioè il giorno prima dell’ultima bandiera a scacchi. Perché quanto accaduto nelle qualifiche ha indirizzato l’esito della battaglia a quattro della Moto2 così come il finale della lotta a tre della Moto3.

Una Moto2 imprevedibile


Quando il Sole stava iniziando a calare sull’Algarve, estremo sud-ovest della Penisola iberica, con le Moto2 in pista per le qualifiche, Bastianini ha compiuto la mossa decisiva per conquistare il Mondiale. Fedele a un cammino in cui ha interpretato ogni momento nel modo giusto - capendo quando attaccare e quando gestire - a metà della Q2 il pilota del Team Italtrans ha compreso di dover giocare il tutto per tutto.

Confinato in quel momento in una preoccupante sesta fila, con i principali rivali Sam Lowes e Luca Marini in prima e pronti a erodere il pur cospicuo divario dalla vetta, il Bestia ha montato la gomma soft non soltanto al posteriore, ma anche davanti. E in due giri lanciati ha guadagnato quattro file provvidenziali. Perché il giorno successivo, in gara, nella classifica virtuale Enea, scattato dalla quarta casella, è stato leader del Mondiale dalla prima curva - dove la caduta di Fabio Di Giannantonio ha tolto dalla corsa la principale mina vagante - fino all’ultimo metro, quando il suo arrivo sul traguardo è stato accompagnato dalla lavagna esposta dal Team Italtrans: “World Champion”.

Il giorno più lungo non ha offerto ribaltoni e ha persino seguito un filo logico, se è vero che per gli inseguitori di Bastianini l’ordine d’arrivo del GP ha ricalcato quello del Mondiale: quindi Marini, futuro compagno di Enea in MotoGP, secondo davanti allo stoico Lowes, velocissimo nonostante la frattura all’osso pisiforme della mano destra, e a Marco Bezzecchi. “La gara l’ho vissuta bene - ha detto il nuovo campione – sapevo di avere margine, l’importante era riuscire a tenere a tiro il quarto posto”. Quel piazzamento infatti, avrebbe tolto ogni pensiero a Enea anche in caso di successo di Lowes, ma se è vero che quasi mai il riminese è stato tra i primi quattro nella gara vinta da Remy Gardner, è altrettanto vero che l’inglese mai ha condotto il GP. E con una vittoria di Marini, a Enea sarebbe bastato l’ottavo posto. “Ma avrei potuto chiudere anche quarto: fosse stato necessario, con Lowes al comando, sarei stato in grado di spingere e attaccare Bezzecchi” ha detto il primo italiano capace di vincere un titolo all’ultimo GP nel Terzo Millennio.

Il pathos è stato legato alla tensione del momento, più che all’effettivo andamento della gara. Una sorta di “molto rumore per nulla” applicato al Motomondiale. E dire che nei precedenti GP la Moto2 aveva offerto ribaltoni continui. Dopo Barcellona, Marini sembrava in controllo ma il suo volo nelle prove di Le Mans aveva dato il via agli stravolgimenti, perché in Francia era iniziato il momento d’oro di Lowes, vincitore di tre gare consecutive, compresa Aragón 1, la corsa durante la quale il nome del leader del Mondiale era cambiato quattro volte, fino alla caduta di Bezzecchi al penultimo giro che aveva regalato il GP all’inglese. A Valencia 1, però, era stato Lowes a cadere per cercare di tenere il ritmo di Bez, restituendo così la leadership iridata a Bastianini, ma nel secondo GP a Cheste al pilota del Marc VDS è andata persino peggio, con la piccola frattura al polso destro rimediata nelle prove. Il giorno successivo Bastianini non ha chiuso i conti ma Bezzecchi, terzo dopo aver subito due sorpassi nell’ultimo giro, non ha concretizzato la propria velocità per diventare il primo rivale. E in Portogallo, dove Marini si è ritrovato dopo un lungo periodo di impasse, la competitività del fratello di Valentino Rossi e lo stoicismo di Lowes nulla hanno potuto contro Bastianini, capace di alternare rischio e gestione. In una stagione così pazza, è stato il suo segreto.

Moto3, il successo sfiorato da Arbolino


La gioia per Bastianini ha risollevato il weekend portoghese di Carlo Pernat, che sabato all’ora di pranzo aveva visto le chance dell’altro suo assistito, Tony Arbolino, evaporare durante la Q1 della Moto3. Il 27° tempo del milanese in FP3 lo ha costretto ad affrontare una fase preliminare delle qualifiche molto insidiosa, con anche Binder, Suzuki, Ogura, Antonelli, McPhee e Fenati a giocarsi i quattro posti per la Q2, e a togliersi dai giochi ci ha pensato lo stesso Arbolino, fermatosi a metà di un giro in cui aveva acceso due caschi rossi.

"Forse pensava di avere un ulteriore tentativo, e un paio di minuti in più" è stata l’interpretazione di Pernat, mentre nel box Snipers Mirko Cecchini si aggrappava a non si sa quale forza per non ricorrere al vandalismo. Oltretutto il primo commento di Arbolino al rientro (“La moto è buona, possiamo risalire”) mitigava poco quella partenza dalla nona fila. Ma quantomeno preannunciava una domenica di battaglia. L’ultima di un’annata di certo senza noia per Tony. Il fatto di essere ancora in corsa deponeva a favore di Arbolino, capace di riemergere dopo mille peripezie, dopo le quali gli 11 punti di distacco da Albert Arenas sembravano ben poca cosa. Dalla folata di vento che in fondo al rettilineo di Losail l’aveva fatto retrocedere da una posizione da podio al 15° posto, al finale di Jerez 1, dove John McPhee, con un’entrata folle all’ultima curva, era caduto facendo retrocedere Tony dal primo al terzo posto. Per non parlare di Aragón 1, gara che Arbolino aveva visto in TV dall’isolamento (pur essendo negativo al tampone), dato che pochi giorni prima aveva volato da Parigi a Milano nei pressi di una persona positiva al Covid-19. Tony ha superato tali avversità, quantificabili in una trentina di punti (come minimo), e grazie al successo a Valencia 2 si è presentato a Portimao come un treno in corsa.

Ma l’errore in Q1 ha vanificato tutto. Quanto fosse grande l’occasione, Arbolino lo avrebbe scoperto in una gara che ha ricalcato l’andamento delle precedenti: Raul Fernandez imprendibile, le Honda-Leopard così veloci da non avvertire gli effetti del doppio Long Lap Penalty (con Dennis Foggia capace di chiudere 2°), il mai vincitore Ai Ogura impegnato più a non sbagliare che a conquistare posizioni, e Arenas vittima del braccino, tanto da scendere fino al 12° posto. Un piazzamento modesto ma sufficiente per festeggiare il titolo con la scenetta del carretto dei gelati, quelli che vinceva quando non saliva sul podio (e nell’ultimo periodo ha fatto indigestione, con le cinque gare conclusive fuori dai primi tre...), mentre chiedere ad Arbolino di recuperare più delle 22 posizioni effettivamente rimontate sarebbe stato troppo. Tuttavia il quinto posto non sarebbe bastato nemmeno con Arenas fuori gara…

"Sono contento ma anche inc.... to, penso di aver dimostrato di essere il più forte. La gara di Aragón 1 me la sognerò di notte” ha detto Arbolino, dopo un bell’abbraccio con lo scopritore Paolo Simoncelli, per sotterrare l’ascia di guerra dopo una difficile separazione. Un titolo sfuggito per quattro lunghezze, dopo averne recuperate 51 ad Arenas, che al termine del quinto GP stagionale vantava tre successi e un secondo posto, e sembrava imprendibile. E per quanto possa apparire incredibile, Tony non ha perso il Mondiale in gara, ma in qualifica e in viaggio, la storia più paradossale del campionato più pazzo.

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