L'intervista ad Aki Ajo, lo scopritore dei fenomeni

L'intervista ad Aki Ajo, lo scopritore dei fenomeni© Milagro

Da Marquez a Zarco, da Binder a Oliveira, fino al 2021 con Acosta, Gardner e Raul Fernandez: il team di Aki Ajo è un riferimento nelle classi minori. "Il 50% del nostro lavoro è legato ai risultati in Moto2 e Moto3, l’altra metà è connessa alla crescita dei piloti in ottica MotoGP. Che bravo Pedro a gestire la stagione!", ci ha raccontato in esclusiva 

27 novembre

Il nome di Aki Ajo è sinonimo di vittorie in Moto3 e Moto2. Il manager finlandese ha saputo costruire una struttura capace di mantenersi al vertice negli anni, e nella quale tutti i piloti emergenti vorrebbero correre. Del resto da qui sono passati Marc Marquez, Johann Zarco, Brad Binder, Miguel Oliveira, Jorge Martin, e nel 2021 il team ha lanciato il fenomeno Pedro Acosta e dominato la Moto2 con Remy Gardner e Raul Fernandez.

Acosta è stato la rivelazione dell’annata: è il pilota più talentoso con cui hai lavorato?

“È difficile confrontare i piloti, e non sarebbe nemmeno giusto. Ma è evidente il grande talento di Pedro, che a suo modo dimostra come i tempi stiano cambiando. Oggi chi arriva nel Mondiale, anche se è minorenne come Acosta, ha già parecchia esperienza alle spalle, perché in questa fase i piloti iniziano molto presto ad agire da professionisti, a cominciare dall’allenamento. Il livello si alza anno dopo anno”.

Come è possibile tenere i piedi per terra quando si è leader del Mondiale a 17 anni?

“È quello il punto, questi giovani sanno gestire le attenzioni e non perdono la concentrazione. Non è facile, quando sei così giovane e tutti parlano di te. E per questo Pedro merita grande rispetto per come ha gestito la stagione. Mi ricordo cosa disse prima del GP di Portimao dell’aprile scorso, dopo che in Qatar aveva vinto partendo dalla pit lane: io ero preoccupato per il clamore destato in Spagna, invece lui mi tranquillizzò: 'È facile, non apro i social e poi ho cambiato numero di telefono, quindi vivo la mia vita normalmente e mi alleno' . È un segnale sulla capacità di gestire certi momenti. Poi è un rookie, è chiaro che deve imparare tante cose, e per questo serve tempo, non è un processo completato. L’importante è che continui a lavorare come ha fatto finora”.

Come si gestisce una stagione con un pilota al vertice, o addirittura due come in Moto2?

“Pensando a come mantenere la concentrazione, più che al titolo in sé”.

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