Dalla R250 alla Moto2: la terra di mezzo di Fantic Motor

Dalla R250 alla Moto2: la terra di mezzo di Fantic Motor© GoldAndGoose

Nel 2005 l’attuale Casa trevigiana approdò in middle class con la R250, moto tanto coraggiosa seppur sfortunata. L'avventura in pista sta forse per ripetersi e con uomini importanti

Nel weekend del Motomondiale in quel di Le Mans a tenere banco è stata la notizia del probabile ritorno di un marchio storico per l’industria italiana: Fantic Motor sta pianificando il rientro nel mondiale con una operazione che punta a portarne le insegne in Moto2 nel 2023. 

Già nel 2005 l’azienda con attuale sede produttiva a Dosson di Casier, in provincia di Treviso, tentò la carta delle competizioni;  un terreno non del tutto inedito per Fantic,  saggiato già a fine anni ‘60 nella Regolarità con la Caballero, vero best-seller e protagonista in gara, progetto del marchio fondato dai “transfughi Garelli"  Mario Agrati e Henry Keppel (la cui passione per le sigarette olandesi, le Caballero, diede poi il nome al modello più iconico di Fantic).

Sfida difficile


Quella però approdata sul palcoscenico nel 2005 era una storia tutta nuova: nel 2003, dopo la chiusura dei cancelli di Barzago avvenuta nel 1995, il marchio Fantic Motor venne acquisito dall'industriale veneto Federico Fregnan e la produzione spostata in provincia di Treviso, nell’attuale sede. Un paio di anni dopo si tentò un ritorno in gara, però su pista e precisamente nella classe antenata della attuale Moto2: la 250 2T. 

La nuova R250 venne allestita dalla CRP Technology e sotto la direzione di Franco Moro, tecnico di lungo corso con esperienza soprattutto in Aprilia, e debutta nel Mondiale 250 nella stagione 2005. 

Una decisione che già al periodo fu molto coraggiosa, arrivando in una arena dove le Aprilia RSW 250 monopolizzavano quasi interamente la griglia di partenza. La R250 schierata con Gabriele Ferro e Arnaud Vincent era una GP che offriva però molti spunti interessanti: dotata di bicilindrico 2T con tipica bancata V di 90° vantava un telaio in alluminio realizzato con la tecnologia Windform (una soluzione che caratterizza la CRP Technology ancora oggi e che consente di stampare pezzi dalle elevate caratteristiche di resistenza e leggerezza), al disco anteriore perimetrale, cioè con attacchi al bordo del cerchio e pinza “rovesciata" verso l’esterno.

Era una 250 bella, quanto sfortunata, ma soprattutto acerba. Seppure non le mancò lo sviluppo, non ottenne infatti i risultati sperati in gara dove collezionò tanti ritiri, senza mai raggranellare un punto. A fine stagione il team chiuse i battenti e di quella R250 non se ne fece poi più nulla.

Uomini d'oro


Ora la storia sportiva (ripartita già alla Dakar con Franco Picco e la XEF 450) con l’auspicato ingresso in Moto2 il prossimo anno, viaggia su altri binari. È a conti fatti una - bella - mossa, con i colori Fantic (e logo Minarelli, di recente acquisita) che vestiranno una Kalex con motore Triumph 765, ma che si spera sia un inizio per qualcosa di più importante per una realtà oggi in mano a Venetwork spa. E come a volte capita, c'è la storia che in qualche modo sembra bussare con i suoi ricorsi quasi a creare un filo conduttore con le origini, quelle di Agrati e Keppel.

Oggi troviamo nuovamente uomini legati in passato ad una specifica storia, protagonisti del nuovo corso. Vedi Mariano Roman il CEO di Fantic e con importante passato in Guzzi, Aprilia e braccio destro di Ivano Beggio, o come Jan Vitteween (co-artefice dei grandi trionfi della Casa di Noale in pista) o lo stesso Gaetano Cocco, telaista, anche lui tecnico apprezzato, e anche lui - sarà un caso - per anni alla corte di Beggio. Una squadra di gente abituata alle sfide, sportive e commerciali. Lecito quindi attendersi di più in un futuro - speriamo - non molto lontano.

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