LE MANS – Ma questa non era la pista della Yamaha?, si chiede la gente che nel paddock di Le Mans sta cercando di capire che cosa succederà domani alle 14,00. Non era il ciruito in cui conta la superiorità del telaio della M1, che ha permesso ai suoi piloti di fare a pezzi gli avversari negli ultimi anni? Sì, lo “era”. E Jorge Loenzo che dopo le prove entra nel box, manda a quel paese, ripetutamente, qualcuno di non ben definito (i piloti della Honda o gli ingegneri della Yamaha?) e poi se ne va, sempre con il casco in testa, è un'immagine che dice più delle parole.

Dopo aver infranto il tabù di Estoril, che dal primo di maggio non è più il regno di Lorenzo (e della Yamaha) ora l'armata Honda si prepara a distruggere anche le difese che la M1 ha eretto qui, nel nord-ovest della Francia. Tutta la prima fila è dei piloti che guidano una RCV ufficiale – Stoner, in pole, poi Simoncelli e Dovizioso – e a coprire le spalle c'è la quarta Honda ufficiale, quella di Pedrosa. Lorenzo è solo quinto. Un disastro, se si pensa appunto che la Yamaha ha imperato, da queste parti. Se si considera poi il passo di gara dei piloti Honda – e quello di Stoner fa addirittura impressione – la domanda per domani è: chi dei piloti Honda vincerà?

Stoner fa paura, Simoncelli anche (girare a 59 millesimi dal pilota più rapido del momento vuol dire volare), Dovizioso ha detto che «domani mi gioco una grande occasione» e da Pedrosa, in gara, ci si può aspettare di tutto. Ma attenti a Lorenzo: ha vissuto delle prove difficili, non sembra più in grado di rendere la sua M1 efficace come un tempo ed è sempre più nervoso. Eppure, lui in gara si trasforma. Se si guarda la classifica delle prove del GP Francia emerge un dato inusuale: davanti c'è il blocco delle quattro Honda, poi c'è un gruppo di quattro Yamaha che precede tre Ducati. Strano? Oppure è significativo?

Mah, di certo questa considerazione introduce il discorso su Valentino Rossi. Solo nono, a un secondo dalla vetta. I “pezzi” nuovi provati a Estoril non hanno apportato miglioramenti. La Desmosedici ha sempre gli stessi problemi: l'ingresso in curva è lento, la moto è instabile in accelerazione. E Valentino è lontano. Che casino.

Enrico Borghi

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