La KTM arriverà in MotoGP nel 2017. Motosprint lo aveva anticipato da tempo (qui di seguito potete leggere i brani più significativi dell’intervista del nostro inviato Enrico Borghi a Pit Beirer, responsabile del racing KTM, pubblicata sul numero 19 in edicola a  maggio). Ora arriva la conferma di Stefan Pierer, CEO KTM, al sito speedweek.com.

Dall'intervista a Pit Beirer

BASTA uno sguardo per capire che la disgrazia e la sofferenza non hanno cambiato Peter Beirer. Si muove con spiccato dinamismo, guarda la gente dritto negli occhi, accoglie tutti con il sorriso, sa cosa vuole e come ottenerlo. Perché è un professionista serio e un interlocutore gioviale. Sì, il capo del Racing KTM è rimasto lo stesso di quando – tra la seconda metà degli anni ‘90 e l’inizio dei 2000 – era uno dei più forti crossisti del mondo. Nella primavera del 2003 Beirer, a 32 anni, era l’uomo di punta della KTM nel mondiale cross 250. In ottobre il ragazzo tedesco non era più un pilota ma un manager. La sua carriera agonistica, e gran parte della sua vita così come era abituato a viverla, erano state annullate da un volo terrificante conclusosi con un schianto agghiacciante: «È stato un volo di 30 metri – ricorda – : atterrando ho colpito la schiena e la testa, un istante dopo ho sentito un brivido percorrermi tutto il corpo e in quel momento ho capito di essere rimasto paralizzato». Era l’8 giugno 2003, si correva il GP Bulgaria a Sevlievo. La KTM perse uno dei suoi piloti di riferimento, ma quattro mesi dopo trovò un manager dalle doti inaspettate. Un ragazzo lucido e intelligente, che reagì con immutata determinazione: «Nella caduta ho battuto la testa, ho subìto anche una lesione ai polmoni, andai in coma. Ho rischiato di morire. Grazie al mio carattere, ma forse anche perché la gioia per essere rimasto vivo superò la disperazione per avere perso l’uso delle gambe, mi inventai una nuova esistenza. E ho sempre ripetuto a me stesso che, tutto sommato, mi è andata bene così». Nei primi anni 2000 era già evidente che il livello di tecnologica della Casa austriaca stava crescendo a grandi passi –  grazie ad investimenti oculati e alla formazione di un “vivaio” di ingegneri di altissimo livello – ma l’opera venne poi completata con lo sviluppo di una gestione sportiva che in breve tempo è stata affidata proprio a Pit Beirer. Oggi è il responsabile del Racing KTM, un’organizzazione che produce successi in ogni campo: dal motocross iridato a quello americano, dall’enduro ai rally, fino alla velocità. E questo, forse, lo sanno in molti. Pochi invece sanno che lui è dietro anche al progetto Moto3 (come manager, ovviamente) che da due anni miete successi iridati, che nel 2013 ha vinto tutte le gare e che ha conquistato i primi quattro GP della nuova stagione. QUALI SONO i progetti per la velocità? «In primo luogo dobbiamo rafforzarci, perché i nostri rivali stanno aspettando i nostri primi errori; dopo che abbiamo vinto tutte le gare del 2013 le cose sono cambiate, ora diamo fastidio e siamo sotto pressione. Quindi stiamo ampliando l’organizzazione per i nostri clienti, che sono in aumento: in soli tre anni ci siamo ritrovati a gestire 12 moto e 7 motori, ed è un impegno notevole». La scelta di schierare in Moto3 anche il marchio Husqvarna rientra in questo ambito? Sei capo anche di questa attività? «La Husqvarna ha un suo responsabile e una sua attività, ma l’azienda fa naturalmente parte della nostra famiglia e i due reparti corse sono comunicanti. Stefan Pierer, che ha acquistato il Marchio, vuole che le Husqvarna arrivino al livello di tecnologia delle KTM. Quindi adesso le due Moto3 sono identiche, però vogliamo che i modelli abbiano identità separate: piano piano la Husqvarna si distaccherà dalla KTM e presto o tardi diventerà anche un vero avversario. Ed è il nostro obiettivo, perché vogliamo che nelle Husqvarna resti il DNA Husqvarna». Si dice che punterete più in alto. Cioè anche alle cilindrate più grosse. «Sì, stiamo pensando di fare altri passi. Ci sono diversi progetti, stiamo preparando un piano di sviluppo». A metà degli anni 2000 la KTM ha sviluppato un V4 1000 per la MotoGP, che poi ha fatto qualche uscita con la KR. La MotoGP resta un obiettivo possibile? «La MotoGP è di sicuro uno dei nostri sogni, ma è un’altra dimensione: si tratta di un campionato estremo, perciò bisogna arrivarci ben preparati. Ecco perché prima di parlare di un piano concreto per la MotoGP bisognerebbe pensare alla Moto2. Noi vogliamo crescere, ma lo vogliamo fare in modo logico, facendo un passo alla volta, avanzando solo dopo avere consolidato una posizione». Siete un esercito in marcia, quindi. Ma in cosa consiste il progetto Moto2? «Abbiamo chiesto alla Dorna di valutare la possibilità di aprire la Moto2 alle moto complete. Insomma, di “liberalizzare” il motore. Se questa categoria verrà aperta ad altre motorizzazioni, allora faremo una Moto2 perché a noi interessa correre con il nostro motore. E penso che anche agli appassionati faccia piacere, vedere una sfida anche tra le Case. È vero che la Moto2 offre un ottimo spettacolo, ma noi siamo interessati solo se possiamo costruire una moto intera perché vogliamo fare esperienza». Esperienza per la MotoGP? «È questo il nostro piano, un giorno. Ma non ci sembra il caso di saltare in MotoGP direttamente dalla Moto3. Invece dopo avere fatto il passaggio intermedio – sviluppare una nostra Moto2, quindi una moto completa – potremo occuparci della MotoGP».

Le mosse del futuro

La KTM è un’azienda importante,e lo dimostra facendo progetti ambiziosi in velocità dopo avere conquistato un’enorme fetta del mercato del fuoristrada. E infatti piace molto anche alla Dorna. Il promoter spagnolo sta disegnando il nuovo volto dei GP, per una rivoluzione da attuare in due anni, e fa affidamento anche sulla Casa austriaca che è già un partner strategico: supporta la Rookies Cup, è una delle colonne della Moto3 e, senza fare rumore (come è nel suo stile), ha già fatto intendere a Madrid che la fine del suo percorso prevede l’approdo nella classe regina, passando per la Moto2. Del resto la KTM ha raggiunto un alto livello di tecnologia nel campo della meccanica e quanto all’elettronica, sarà la Dorna a risolvere il problema (con l’elettronica unica a partire dal 2016). Non a caso in Austria starebbero valutando un progetto che riguarderebbe l’ingresso nella classe regina entro pochi (forse quattro) anni. Ma, come spiega Pit Beirer, ora la KTM è molto attenta all’evoluzione della Moto2 ed è infatti tra le aziende che chiedono la fine della regola del motore “unico” (fornito dalla Honda). Ci sta pensando anche la Dorna (perché le Case danno maggiore personalità al campionato) e, nell’ambito dei cambiamenti che riguarderanno tutte le classi, le mosse del promoter spagnolo sembrano indicare che la strada sarà quella. Dal 2015 la Moto3 sarà aperta solo ai costruttori (quindi non più ai telaisti) e dovrebbe accadere la stessa cosa per la Moto2 nella stagione successiva. Il 2016. Cioè in contemporanea con il nuovo format (elettronica unica e nuovo fornitore di pneumatici) previsto per la MotoGP. Enrico Borghi