di Riccardo Piergentili È inutile negarlo. Al GP San Marino ci si aspettava molto di più dalla Ducati, sia perché la Casa di Borgo Panigale aveva svolto delle prove su questo circuito, sia perché gli ultimi test a Misano Adriatico avevano avuto un esito positivo. La Ducati aveva già avuto la possibilità di provare le sue moto sul nuovo asfalto del circuito di Misano Adriatico, pertanto le Desmosedici GP15 (ma anche quella della Desmosedici GP14.2 di Petrucci) avevano già una messa a punto “di base” da cui partire. Vale lo stesso discorso per la Honda, non per le Yamaha, che però sono state subito più veloci delle Desmosedici. A Misano Adriatico le Ducati sono apparse in difficoltà per tutto il weekend, così come i piloti ufficiali. Nelle prove libere Dovizioso e Iannone non sono mai stati ai vertici della classifica. Nel primo turno è stato il collaudatore (Pirro) a mettersi alle spalle di Marquez e Lorenzo e in qualifica è stato ancora una volta Michele il migliore pilota Ducati: quinto, davanti agli ufficiali Dovizioso e Iannone. Al termine della Q2, entrambi hanno dichiarato di avere commesso dei piccoli errori durante i loro giri veloci, quindi avrebbero potuto fare di più. Resta il fatto che un altro pilota Ducati, Danilo Petrucci, in sella alla vetusta Desmosedici GP14.2, è riuscito ancora una volta a restare in scia agli ufficiali (a circa due decimi da Dovizioso). Cosa sta succedendo a quella moto, la Desmosedici GP15, che a inizio stagione aveva messo paura ai colossi giapponesi e ai piloti che oggi stanno lottando per il titolo iridato? Nelle prime tre gare del 2015 Dovizioso ha collezionato tre secondi posti e, fatto davvero importante, ha avuto la possibilità di lottare per la vittoria. Comunque, nel peggiore dei casi (cioè nel GP Argentina), il suo distacco dal vincitore non ha mai superato i sei secondi. Fino al GP Italia, le Ducati sono apparse competitive ed al Mugello Iannone è giunto secondo (alle spalle di Lorenzo ma davanti a Rossi) con un distacco dal vincitore sempre inferiore ai sei secondi, quindi in linea con le prestazioni di Dovizioso ad inizio stagione. Dal GP Catalunya, però, è iniziato un lento ed inesorabile declino che ha spesso portato le Ducati ufficiali a oltre 20” dalla vetta. Un distacco importante, che non ha più consentito a Dovizioso e Iannone di lottare per quell’obiettivo che sembrava possibile: la vittoria di una gara. Ora il primo posto sembra davvero lontano ed il nuovo obiettivo del 2015 sembra essere diventato il podio. Senza dubbio Honda e Yamaha hanno rispettivamente evoluto la RC213V e la M1 ma è altrettanto vero che Dovizioso e Iannone spesso devono lottare con un altro pilota Ducati (in sella alla Desmosedici GP14.2), Petrucci, che sia a Silverstone, sia Misano, è stato il primo pilota Ducati al traguardo. Danilo sta sicuramente disputando un’ottima stagione ma appare chiaro che è accaduto qualcosa alle Desmosedici GP15. In generale, gli equilibri della MotoGP non sono mutati più di tanto. Analizzando con attenzione le classifiche delle gare sin qui disputate, sembra che siano state le Ducati ufficiali a fare un passo indietro, non gli altri a migliorare. Infatti, i distacchi che i piloti ai margini della zona punti hanno accusato dalle Honda e dalle Yamaha ufficiali sono rimasti sostanzialmente immutati. La nuova Ducati MotoGP, la Desmosedici GP15, rappresenta davvero il passo avanti che tutti si aspettavano? Secondo Dovizioso “La moto nuova è senza dubbio migliore della vecchia. Il problema è che il nostro riferimento sono Honda e Yamaha... quindi quello che abbiamo fatto ancora non basta”. Questo, però, non è sufficiente a spiegare perché oggi la vostra corsa verso le prestazioni di Honda e Yamaha sia di nuovo in salita. Quali sono i problemi da risolvere? “Ci sono diverse aree in cui dobbiamo migliorare. Senza dubbio la fase della staccata e dell’inserimento in curva è un punto critico. Noi, quando iniziamo a ridurre la potenza frenante, iniziando la discesa in piega, facciamo fatica a raggiungere il punto di corda, a parità di velocità con Honda e Yamaha”. È sempre il solito problema... Anche le vecchie Desmosedici GP14 e Gp14.2 avevano questo limite... “Sì. La differenza è che la Desmosedici GP15 va meglio, però... ancora non basta. Dobbiamo migliorare ancora per raggiungere il livello di Honda e Yamaha nella fase della discesa in piega. Quando provo a curvare insieme alle migliori Honda e Yamaha, non riesco a mantenere la traiettoria impostata, quindi devo ridurre la velocità di percorrenza”. Osservando il comportamento della Desmosedici GP15 da bordo pista, sembra anche nervosa in accelerazione. È una mia impressione, sbagliata, o c’è un fondo di verità in questa analisi? “Non ti sbagli. Abbiamo un’elettronica che ancora non è perfettamente a punto, quindi in accelerazione non riusciamo a viaggiare sempre al limite dell’aderenza; a volte andiamo oltre e la moto diventa nervosa. Si potrebbe risolvere il problema con un sistema più invasivo ma dovremmo ridurre troppa la potenza”. È solo un problema dell’elettronica o ci sarebbe anche bisogno di un maggiore “grip meccanico”? “Avere più grip meccanico sarebbe sicuramente utile ma non risolverebbe il problema. Mi spiego meglio. In accelerazione c’è sempre una porzione di gas che non viene utilizzata e che non si userà mai, perché sfruttare al massimo un motore da MotoGP in tutte le curve è impossibile. Avere a disposizione più grip meccanico, che ripeto, sarebbe utile, significherebbe solo spostare più alto l’asticella. Ad un certo punto, però, l’elettronica dovrebbe comunque svolgere il suo lavoro”. A Misano Adriatico, dato che Pirro è stato sempre molto veloce, avresti potuto utilizzare delle soluzioni e/o dei componenti tecnici della sua moto per migliorare le tue prestazioni? “No. In TV spesso si parla di piloti che copiano gli assetti dei compagni di squadra. Ecco... serve solo per fare spettacolo nei talk show. La realtà è ben diversa. Ogni pilota ha una sua posizione di guida, un suo stile di guida e delle esigenze che derivano anche dall’altezza, dal peso e da numerosi altri fattori. In moto copiare l’assetto di un altro pilota è impossibile. È invece utile capire in che punto il tuo avversario frena e quando e come accelera. Analizzando questi dati si può capire dove si perdono decimi di secondo, cercando delle soluzioni per recuperare terreno. Ma partendo sempre la tuo assetto, non da quello degli altri. Per rispondere alla tua domanda... non avrei potuto prendere nulla dalla moto di Pirro”.