Il warm-up del Mugello, con la rottura del motore di Jorge Lorenzo, era stato il primo campanello d’allarme. In gara, poi, è successo ciò che gran parte delle 100.000 persone arrivate sul circuito toscano (e degli oltre 4 milioni incollati davanti alla tv) proprio non voleva che accadesse: il ko tecnico del pilota più atteso, Valentino Rossi.

PROBLEMI IDENTICI - Ma cos’ha provocato quelle nuvole di fumo bianco, oggetto di scherno da parte dei detrattori del “Dottore” sui social network? Cosa ha fatto somigliare la sua M1 alle frecce tricolori dell’Aeronautica? La risposta è arrivata dallo stesso Valentino a fine gara e dal suo capo-tecnico Silvano Galbusera.
Il pesarese, intervistato a fine gara, ha assicurato che il problema non è stato causato dalle alte temperature, perché, dopo aver controllato la telemetria, i tecnici hanno escluso eventuali anomalie di questo tipo. Molto probabilmente è stato identico a quello che ha condizionato il warm-up di Lorenzo, ovvero un problema di assemblaggio o di qualche particolare del motore rivelatosi difettoso. 

IL MOTORE DI VALE ERA PIU’ “FRESCO” - La Yamaha, in gara, non “abbandonava” Rossi dal 2007. Adesso la palla passerà ai tecnici della stessa Casa, che prima di assemblare e punzonare gli altri quattro motori rimasti per la stagione 2016 (tre sono stati già marcati) dovranno analizzare tutte le parti del motore per scoprire l’origine del problema che ha fermato Rossi, negandogli l’opportunità di giocarsi la vittoria, probabilmente fino all’ultima curva, con Marquez e Lorenzo. Da ora in avanti, per Rossi, sarà vietato sbagliare. Perché 37 punti da recuperare a quel “martello” di Lorenzo non sono pochi. Yamaha, dal canto suo, dovrà svolgere un lavoro meticoloso. Perchè un altro stop di Valentino o di Lorenzo potrebbe condizionare la sfida iridata contro la Honda di Marquez. “Il mondiale? Ora si fa molto più dura ma i giochi non sono chiusi – ha spiegato Galbusera a Radio24 - il motore di Valentino aveva molti meno chilometri di quello di Lorenzo, sostituirlo preventivamente dopo quanto capitato allo spagnolo significava far correre Rossi con un motore mai utilizzato, troppo rischioso. Certo, due motori rotti uno dietro l’altro mi fanno pensare che qualcosa nella fornitura non era all'altezza”.