Era dai tempi dell’esordio mondiale in 125 e del suo primo anno in 250, che non collezionava almeno quattro ritiri nei primi quindi Gran Premi della stagione. 
Neanche nei due anni “bui” in sella alla Ducati, Valentino Rossi era arrivato a tanto: tre ritiri nel 2011, tutti nella fase finale. Ovvero in Giappone, Australia e Spagna. 

ESSERE FORTI NON BASTA - Quest’anno, il pesarese è sembrato recitare il ruolo di Marquez nel 2015: finalmente veloce in prova (addirittura due pole position, non accadeva dal 2009), in gara ha conquistato otto podi totali con due vittorie ma è finito troppo spesso in terra: quattro ko in Texas, Mugello, Assen e Motegi che non possono farlo sorridere più di tanto: “La cosa brutta è che abbiamo preso zero punti a Motegi ma c’è di buono che abbiamo dimostrato di essere forti – dice Rossi alla vigilia della sfida di Phillip Island – adesso andiamo in Australia, un posto che mi piace molto, dopo una pessima stagione. Su carta, è il nostro peggior anno”.

LA PEGGIORE IN YAMAHA - Quando dice nostro, il Dottore si riferisce alle undici stagioni di MotoGP passate in sella alla Yamaha. Neanche il 2010 fu così “negativo”, confrontato con l’anno in corso: alla quindicesima gara, il numero dei podi e delle vittorie era simile e anche il numero delle gare chiuse a “zero”. La differenza è che sei anni fa, Rossi ne saltò ben quattro a causa della doppia frattura alla gamba rimediata nella caduta al Mugello. 

Anche nel 2010 quattro "zeri" ma per colpa della doppia frattura

SERVONO ZUCCHERI - Per salvare la stagione, adesso dovrà puntare tutto sulle ultime tre gare. Cercando di vincere il duello “casalingo” con Lorenzo. Phillip Island gli ha quasi sempre sorriso: in quattordici anni di militanza in MotoGP, su questo circuito ha centrato cinque vittorie, due secondi e quattro terzi posti. 
A Rossi serve un Lamington per togliersi dalla bocca quel brutto sapore di amaro giapponese…